Dopo 46 anni, il fascicolo di Ustica vivrà ancora. Ieri il gip ha ritenuto ammissibile la revoca di archiviazione, restituendo gli atti alla Procura. Ma ancora non c’è una verità giudiziaria né figurano i nomi dei responsabili rispetto a quanto accaduto il 27 giugno 1980, quando il volo IH870 è caduto nel mar Tirreno provocando la morte di 77 passeggeri e quattro membri dell’equipaggio.
Tra le ipotesi emerse nei decenni, nel 1999 la magistratura stabilì che si trattasse probabilmente di un missile, un effetto collaterale dell’attività di aerei non italiani presenti nei cieli in quegli anni. Sullo sfondo, però, sono rimaste le ombre del terrorismo, delle presunte false testimonianze e delle reticenze da parte dell’Aeronautica e della Nato.
La restituzione degli atti su Ustica alla Procura
Il gip di Roma, Livio Sabatini, ha disposto ieri la restituzione alla Procura degli atti relativi alla strage di Ustica. «È la soluzione più ragionevole», ha spiegato, perché consente «un celere approfondimento investigativo».
La decisione è arrivata dopo che mercoledì scorso Francesco Lo Voi, il procuratore capo, ha formalizzato la revoca della richiesta di archiviazione. In precedenza, le autorità francesi avevano annunciato la propria disponibilità a fornire nuova documentazione. Si tratta di uno scenario, che, secondo Lo Voi, potrebbe aprire «nuove prospettive di indagini».
Per l’esattezza, era lo scorso 14 settembre quando l’ambasciata francese ha confermato la propria disponibilità a trasmettere la documentazione in suo possesso, come già promesso cinque giorni prima, durante una conversazione telefonica dei ministri degli Affari esteri dei due Paesi.
Una nota fotografa la consistenza dei documenti in questione, già inviati tra il 1981 e il 1994: «Due documenti trasmessi dal ministero della Difesa francese al ministero della Difesa italiano nel 1986 e nel 1990; nove file informatici corrispondenti a cinque documenti redatti dall’Ambasciata di Francia a Roma tra il 1981 e il 1994». Inoltre, Parigi si è resa disponibile a ulteriori richieste, pur escludendo «espressamente qualsiasi pregressa resistenza nel fornire l’assistenza giudiziaria».
Fino a questo momento non sono noti i contenuti della documentazione.
La risposta dei legali delle vittime
È stata immediata la reazione dei legali delle vittime della strage. «Condividiamo la restituzione degli atti alla Procura, augurandoci anche, però, che gli sforzi profusi alla ricerca della verità non siano ancora una volta mortificati dalla nebulosità delle risposte precedentemente attuate dalla Francia ma anche di altri Paesi coinvolti nella strage» ha dichiarato l’avvocato Daniele Osnato, confidando che la magistratura possa ricostruire la verità in tempi brevi.
Sulla stessa linea d’onda si collocano le parole di Giuliana Cavazza, presidente dell’Associazione per la verità sul disastro aereo di Ustica: «Nell’impossibilità di immaginare che le carte consegnate oltre trent’anni fa possano contenere le rivelazioni frettolosamente immaginate dai media, auspichiamo che il pubblico ministero voglia cogliere la nuova disponibilità per esplorare gli aspetti e le piste trascurate per quasi mezzo secolo».
Giovanni Pellegrino, ex senatore ed ex presidente della Commissione Stragi ha definito «positiva» la disponibilità di Parigi alla cooperazione, pur dichiarando che «se la Francia fa uscire documenti, che prima non erano conosciuti, ciò fa pensare che quei documenti non dimostrino la sua responsabilità».
Ha poi aggiunto di restare fermo a quanto dissero inizialmente i pubblici ministeri: «C’era, nel quadro complessivo delle indagini, un sostanziale equilibrio tra gli indizi che portavano all’ipotesi della bomba e quelli che portavano a un incidente determinato da un combattimento aereo».
Così, tra le diverse ombre rimane un’unica certezza: il fascicolo di Ustica vivrà ancora, dopo 46 anni.
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