Grado e Norma Cossetto
Nel riquadro, Norma Cossetto (iStock)

La storia è semplice. Alda Devescovi, membro dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia chiede al sindaco di Grado, Giuseppe Corbatto, di apporre una targa per Norma Cossetto, la giovane italiana barbaramente violentata e uccisa dai partigiani comunisti titini nel 1943.

Era istriana, Norma. Di una terra che all’epoca era italiana e che ora non lo è più. Ma che lei, fino all’ultimo momento della sua vita, ha desiderato rimanesse legata alla madrepatria. Amava l’Istria. Amava la sua terra rossa. E per questo venne uccisa. «Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio», recita la medaglia d’oro al merito civile che le venne concessa nel 2005. Ricordarla sarebbe quindi un dovere. Sarebbe, il condizionale è d’obbligo.

L’eterno scontro sulla memoria di Norma

Perché Corbatto ha preso carta e penna per rispondere alla Devescovi, affermando, dopo i toni melensi di rito («l’amministrazione ha esaminato con massimo rispetto per la figura di Norma Cossetto»), che quella targa proprio non va apposta. Del resto, prosegue il sindaco, «è stata prospettata la possibilità di una cerimonia congiunta, nella quale affiancare alla targa da lei proposta una targa in ricordo dei martiri di Lipa, su iniziativa del gruppo consiliare del Partito democratico». Come a dire: va bene ricordare Norma, ma non dimentichiamoci pure delle stragi nazifasciste. Volete la targa per la prima? Allora beccatevi pure quella per la seconda.

L’Anvgd ha risposto picche e così la Cossetto non avrà alcuna targa per ricordarla. Del resto, però, se si è arrivati a questo è anche a causa di alcune posizioni passate dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, come nota il presidente dell’Unione degli istriani Massimiliano Lacota: «Grave la posizione del Sindaco rispetto alla figura di Norma Cossetto che non ha bisogno di alcun contraltare per poter essere degnamente celebrata. Questa questione però ha un’origine ben precisa, ovvero la vergognosa equiparazione che l’Anvgd ha fatto un anno fa a Gorizia paragonando Norma alla partigiana comunista Milojka Štrukelj e sostenendo ciò che ora Grado pretende». Il riferimento è al pannello, apposto dal comune di Gorizia, che ricorda sia la Cossetto sia la Štrukelj, «studentesse del Liceo goriziano e giovani vittime delle opposte ideologie durante la Seconda guerra mondiale».

Le reazioni

Di fronte a questa decisione, però, c’è chi non ci sta. Roberto Marin – capogruppo della Lega a Grado e già sindaco della città – afferma: «Da oltre due anni attendiamo che venga collocata sul masso istriano, accanto al Municipio di Grado, una targa in memoria di Norma Cossetto, giovane studentessa italiana trucidata dai partigiani titini nel 1943. La targa è pronta, ma l’amministrazione continua a rinviarne l’installazione. Per questo, insieme alla lista civica Marin e a Forza Italia, abbiamo presentato una mozione per chiederne finalmente la collocazione in un luogo altamente simbolico, rivolto verso le coste istriane. Troviamo inaccettabile che il sindaco voglia subordinare questo riconoscimento all’installazione di un’altra targa dedicata alla strage di Lipa del 1944. Nessuno mette in discussione la dignità di tutte le vittime, ma sono vicende storiche differenti che meritano ciascuna il proprio riconoscimento. La memoria di Norma Cossetto non può essere ostaggio di condizioni ideologiche».

Più dura ancora Anna Maria Cisint, eurodeputata e commissaria della Lega a Grado: «Ignobile la presa di posizione del sindaco e della sua amministrazione, degna della sinistra più oscurantista e liberticida, che ancora oggi tenta di cancellare una pagina tragica della nostra storia e infangare la memoria di un intero popolo, infliggendo un altro colpo a una ferita ancora aperta nella Venezia Giulia, che fatica a rimarginarsi proprio a causa di becere strumentalizzazioni politiche come questa. Invece di fare pace con la storia e onorare la memoria delle migliaia di vittime uccise per la sola colpa di essere italiane, proprio come la giovane Norma Cossetto, rapita, violentata, brutalmente seviziata e gettata in una foiba dai partigiani jugoslavi, a Grado la sinistra sceglie di alimentare ideologia, odio e pregiudizio. Tutto questo è inaccettabile. Saremo al fianco delle associazioni degli esuli, pronti a portare la loro voce e custodire la loro memoria a Grado, come ho fatto a Monfalcone da sindaco, e lo faremo anche senza l’amministrazione comunale».

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