«Il Senato della Repubblica aderisce al Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale. Le bandiere sono esposte a mezz’asta per tutta la giornata di martedì 10 febbraio. La facciata di Palazzo Madama è stata illuminata con i colori della Bandiera dal tramonto del 9 febbraio all’alba di oggi e, nuovamente, sarà illuminata dal tramonto alla mezzanotte di martedì 10 febbraio».
A guerra finita, centinaia di migliaia di italiani provenienti dall'Istria e dalla Dalmazia hanno dovuto abbandonare le loro terre e le loro case. Molti di loro furono mandati nel campo profughi di Padriciano, oggi un museo conservato dall'Unione degli istriani. Una vita difficile, tutta da costruire. Di cui oggi restano masserizie e muri incrostati dal tempo.
(Ansa)
Nove eurodeputati chiedono la rimozione dell’esposizione voluta da Fdi. Il Pd tace. Spiazzato Mattarella: aveva detto che l’Europa ha unito chi un tempo si odiava.
Ottant’anni dopo non si rassegnano al fatto che la storia non può raccontarla, mentendo, solo chi ha vinto. Nove eurodeputati socialisti croati e sloveni chiedono al presidente del Parlamento europeo un atto di censura: chiudete la mostra sulle foibe messa in piedi dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia-Ecr Stefano Cavedagna col capodelegazione di Ecr Carlo Fidanza. Per la prima volta - e fino ad oggi - durante la sessione plenaria dell’Eurocamera 24 pannelli raccontano gli eccidi comunisti di decine di migliaia di italiani compiuti dai titini, la diaspora degl’italiani, le espropriazioni che in oltre 300.000 subirono. Ebbene i deputati socialisti questo racconto lo trovano offensivo. Così hanno scritto alla popolare Roberta Metsola chiedendo l’immediata chiusura della rassegna che è «preoccupante» in sé e «controversa» nei contenuti.
I nove evidentemente nostalgici di Tito sostengono: «Esaminando il contenuto è assolutamente chiaro che c’è un completo disprezzo per i fatti; le informazioni fornite sul tabellone presentano una rappresentazione non veritiera ed estremamente dannosa della storia recente di Slovenia, Italia e Croazia durante un periodo in cui generazioni in tutta Europa hanno sopportato immense sofferenze, principalmente a causa del regime fascista, che ha inflitto indicibili angosce a milioni di persone per oltre due decenni. La verità storica è, nonostante le affermazioni della suddetta mostra, molto chiara: l’Istria, la costa croata, la Dalmazia e le isole dell’Adriatico sono state liberate dal potere delle proprie armi, dall’adesione volontaria di massa alle brigate partigiane e dalla volontà del popolo». E poi ecco la chiamata ideologica alle armi della censura: «È assolutamente scandaloso che una piccola minoranza di individui, spinti dal desiderio di dividere e diffondere chiaramente l’odio, abbia avuto l’opportunità di presentare manipolazioni nell’istituzione centrale dell’Unione europea: il Parlamento».
Peccato che le cose stiano un po’ diversamente e che l’iniziativa di questi nove nostalgici del comunismo titino metta in gravissimo imbarazzo il nostro presidente della Repubblica. Il manifesto della mostra - che è anche il primo dei 24 pannelli che la costituiscono - è la foto della «bambina con la valigia», l’immagine simbolo del tentato genocidio degli italiani di Istria e Dalmazia. Quella bambina tre giorni fa era al Quirinale a raccontare il suo dramma. Egea Haffner ha fatto piangere Giorgia Meloni, ha commosso, insieme con Giulio Marongiu, Sergio Mattarella che si trova oggi spiazzato. È stato chiarissimo il presidente della Repubblica nell’indicare che «la dittatura comunista di Tito inaugurò una spietata stagione di violenza contro gli italiani residenti in quelle zone». E del pari, ricordando l’indifferenza se non l’ostilità con cui vennero accolti i profughi giuliano-dalmati, ha sottolineato che subirono «stenti, povertà, financo ostilità da parte di forze e partiti che si richiamavano, in Italia, alla stessa ideologia comunista di Tito». Eppure Mattarella ha raccontato di nuovo la «favola bella» dell’Europa fonte di pace e di prosperità. Ha detto il presidente: «Oggi, nel nostro continente, Stati e popoli che nel passato si sono combattuti sono insieme nell’Unione europea, condividendo valori, identità, principi, prospettive. È lo spirito che anima la preziosa attività delle associazioni delle minoranze linguistiche che, negli ultimi anni, hanno promosso in Italia, in Slovenia, in Croazia, dialoghi e incontri per riscoprire la ricchezza della storia comune».
Oddio a vedere quello che succede a Strasburgo non pare, ed è abbastanza singolare che nessuno da sinistra, dove come al solito il Pd brilla per assenza, abbia condannato la pretesa di censura. Se ne rammarica anche Carlo Fidanza - capo delegazione FdI-Ecr a Strasburgo - che sottolinea: «La richiesta delle sinistre slovene e croate è una pagina molto buia. È la triste conferma che c’è chi ancora non si rassegna a veder riconosciuti la verità storica e un ricordo dignitoso per le vittime delle atrocità dei titini. Eppure all’inaugurazione della mostra tutti avevano esaltato la necessità della riconciliazione, a cominciare dai membri sloveni del Ppe, il cui ultimo governo ha contribuito a svelare centinaia di foibe in territorio sloveno in cui il regime di Tito trucidò migliaia di innocent». Stefano Cavedagna (Fdi) - la «sua» mostra pare la traduzione grafica del discorso di Sergio Mattarella il 10 febbraio scorso - rilancia: «Questa mostra ha lo scopo di far comprendere che la tragedia delle foibe riguarda tutta Europa. Per troppo tempo si è taciuto. Cosa ne pensa il Pd? Mi auguro prendano subito le distanze dai colleghi socialisti sloveni che vogliono negare le atrocità del regime comunista di Tito». Sdegno viene anche dall’onorevole Roberto Menia (Fdi), promotore della legge che ha istituito il Giorno del ricordo, a cui, due giorni fa, è stato impedito di parlare dagli studenti di sinistra al «Rossellini» di Roma, che nota: «La lingua batte dove il dente duole: è chiaro che i nostalgici di Tito da quelle parti ci sono ancora». Peraltro nei giorni scorsi sono state vandalizzate le foibe - a Basovizza hanno scritto: è un pozzo - e i luoghi della cultura italiana. Cultura che - ricorda la mostra - parte dai romani - l’imperatore Diocleziano era di famiglia dalmata - e si perpetua nei secoli con Venezia fino alla seconda guerra mondiale. Un’identità che l’oppressione comunista ha cercato, e ancora cerca, di cancellare col sangue dei vinti.
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Ansa
Il capo dello Stato condanna «l’occultamento della storia» sulla tragedia istriana, però al senatore meloniano Menia viene impedito di parlarne a scuola. E il sindaco di Bologna definisce «oltraggio» una corona di fiori.
Mentre l’Italia democratica chiede scusa e ricorda i martiri istriano-dalmati, ci sono studenti che impediscono che si parli delle foibe nelle scuole e c’è un sindaco che minaccia querele per una corona d’alloro in memoria di quelle vittime.
Eppure Sergio Mattarella, nella giornata del Ricordo, ha invocato la definitiva riconciliazione. Si può misurare la distanza tra ciò che è utile alla sinistra che va in cortocircuito e ciò che le dà fastidio? Basta percorrere i cento metri che separano sul binario uno della stazione di Bologna due lapidi. La prima è quella in memoria delle vittime del 2 agosto 1980, 85 morti ammazzati dallo stragismo nero. Ogni 2 agosto tutta Italia si ritrova attorno a quel luogo di morte in unanime condanna. Si officia la liturgia dell’antifascismo militante, Anpi in testa. Davanti all’altra lapide si radunano sparute rappresentanze militari, la guardia d’onore del Pantheon e gli eredi degli esuli giuliani e istriani. Il Comune di Bologna manda giusto un assessore. Quella lapide testimonia che il 18 febbraio 1947 passò di lì il «treno della vergogna». Era carico di esuli in fuga da Pola che innalzavano il tricolore. Ad Ancona rischiarono il linciaggio dai rossi, a Bologna il sindaco del Pci Giuseppe Dozza ordinò di prendere a sassate il treno, i ferrovieri della Cgil minacciarono «se i profughi si fermano per mangiare bloccheremo la stazione» e dispersero sui binari il latte per sfamare i bambini stipati nei vagoni come su una tradotta nazista. Settantotto anni dopo nulla è cambiato: a Bologna il sindaco Matteo Lepore (Pd) annuncia querele, a Roma gli studenti «democratici» impediscono all’Istituto Rossellini che il senatore Roberto Menia - primo firmatario della legge che nel 2004 istituì il giorno della memoria - partecipi a un dibattito sulle foibe. «Con i fascisti», sentenziano, «non ci si dialoga e non si può lasciare che facciano propaganda e revisionismo storico dentro le mura scolastiche». Il presidente della Repubblica ha provato a fare finta che l’ossessiva caccia al fascista agitata in questi mesi a sinistra per negare legittimità democratica al governo di Giorgia Meloni non abbia avvelenato i pozzi della convivenza, ma non è così. Sergio Mattarella al Quirinale, dove si è riunita tutta l’Italia delle istituzioni, ha scandito: «La vicenda degli esuli fu sottovalutata e, talvolta, persino, disconosciuta. L’istituzione del giorno del Ricordo, votata a larghissima maggioranza dal Parlamento, ha contribuito a riconnettere alla storia italiana quel capitolo tragico e trascurato, a volte persino colpevolmente rimosso. Troppo a lungo “foiba” e “infoibare” furono sinonimi di occultamento della storia». Il presidente che ha condannato lo sfregio nei giorni scorsi della foiba di Basovizza ha riconosciuto: «Da Tito ci fu una spietata violenza contro gli italiani», pur ricordando che i fascisti si erano resi responsabili di «una politica duramente segregazionista nei confronti delle popolazioni slave». Mattarella ha esortato affinché la memoria non sia «asservita a divisioni e rancori». Al Quirinale hanno parlato tutti: dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. I presidenti delle due camere Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, co-firmatario della legge che, a quasi sessanta anni dalla strage, istituì la giornata del Ricordo hanno sottolineato - al pari delle altre cariche istituzionali - come il dramma degli esuli trovi finalmente il giusto valore. Giorgia Meloni al Quirinale ha solo pianto quando ha preso la parola Egea Haffner, esule di Pola, la «bambina con la valigia» della foto del 1946 simbolo dell’esodo giuliano-dalmata. Poi sui social ha confidato: «Ricordare è un dovere di verità e giustizia, per onorare chi ha sofferto. L’Italia non dimentica: è una promessa solenne. Continueremo a scrivere nuove pagine e a raccontare ai giovani ciò che è successo ai fiumani, agli istriani e ai dalmati». «Io ricordo: chi ha molto sofferto per il solo fatto di essere italiano. Io ricordo: chi voleva che gli italiani dimenticassero», ha invece scritto sulle sue pagine social l’europarlamentare di Fdi, Nicola Procaccini, copresidente del gruppo dei conservatori alParlamento europeo. La segretaria del Pd Elly Schlein si è accodata: «La memoria contrasta l’odio», ma non una parola su Bologna, né una sul gravissimo fatto di Roma. È invece a Bologna che si misura la distanza tra la retorica e la convinzione. Matteo Lepore - è il sindaco del Pd che da mesi ha fatto sventolare da palazzo d’Accursio la bandiera della Palestina - due giorni fa quando un corteo di Gioventù nazionale è sfilato fino alla sede storica del Comune in memoria e onore dei martiri delle foibe ha sprangato il portone. Ha annunciato che denuncerà Galeazzo Bignami - pronto a una controquerela- l’eurodeputato Stefano Cavedagna e la consigliera comunale Manuela Zuntini, col consigliere regionale Francesco Sassone tutti di Fdi, rei di aver «fatto introdurre il corteo a Palazzo d’Accursio e deporre la corona, in modo abusivo e in sfregio del minimo rispetto per quel luogo. Chiederemo conto di questo oltraggio». Ricordare i martiri delle foibe per Lepore è uno sfregio!
Chi chiede conto dell’oltraggio alla Costituzione è il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dopo che è stato annullato l’incontro sulle foibe autorizzato dalla preside del Rossellini Maria Teresa Marano. Sottolinea il ministro: «La nostra Costituzione fonda la Repubblica sui valori della democrazia, del dialogo, del rispetto. Sarebbe molto grave se a un rappresentante del Parlamento italiano, presentatore del disegno di legge che ha istituito la giornata del Ricordo, non fosse consentito di parlare in una scuola italiana. Auspico che l’evento possa essere al più presto ripristinato».
Ma gli studenti di Osa - opposizione studentesca alternativa - la pensano diversamente. Sostengono - nel silenzio assordante della sinistra democratica - che: «Il giorno del ricordo è l’occasione perfetta che hanno i fascisti per uscire dalle fogne della storia e portare avanti il loro revisionismo becero, cercando di far dimenticare i crimini compiuti dal fascismo. Costruiamo un muro in ogni scuola!». Forse i fascisti sono loro. Ma, tant’è; dal treno al giorno della vergogna a sinistra nulla cambia.
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Per la prima volta nella storia d’Europa, si è tenuta al Parlamento Europeo a Strasburgo una mostra dedicata ai martiri delle foibe. L'eurodeputato di FdI Stefano Cavedagna: «Lo dobbiamo ai martiri, agli esuli, ai loro parenti e a tutti gli italiani, a fronte di un ricordo che è stato per anni volutamente celato».
Lunedì 10 febbraio alle 18.00 presso lo spazio Emilio Colombo, alla presenza della vice presidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, del capo delegazione di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, del Co-presidente del gruppo Ecr Nicola Procaccini, dell’eurodeputato di FdI Stefano Cavedagna e dei rappresentanti dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia e del Comitato 10 Febbraio, si è svolta l'inaugurazione di «Foibe: tragedia ed esodo». La mostra costituita da 24 pannelli fotografici rimarrà aperta per tutta la durata della sessione Plenaria del Parlamento fino a giovedì 13 febbraio. A più di 80 anni da quella tragedia figlia dell’ideologia comunista titina, costata la vita a oltre 10.000 italiani con ben oltre 300.000 altri costretti all’esilio, ecco che finalmente anche nelle Istituzioni dell’Europa si potrà raccontare e documentare uno sterminio per troppi anni colpevolmente dimenticato. Eventi come questo sono fondamentali per creare una memoria condivisa anche tra le Nazioni europee, per costruire un’Europa dei popoli.
La mostra dal titolo Foibe: tragedia ed esodo/Foibe: tragedy and exodus, è tradotta anche in inglese e l’accesso al pubblico sarà libero. «Sono trascorsi ottant’anni dall’eccidio delle Foibe e dall'esodo degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia uccisi ed esiliati dai comunisti di Tito, e ne sono passati venti dall'approvazione della legge italiana che ha istituito il giorno del Ricordo» - ha dichiarato l’eurodeputato Stefano Cavedagna - «soltanto una memoria condivisa da parte di tutti i popoli europei, partendo dalla condanna unanime dei crimini comunisti, ci permetterà di costruire un'Europa forte e armoniosa di Nazioni alleate. Per questo ho fortemente richiesto che questa mostra fosse realizzata a Strasburgo, nella sede del Parlamento europeo. Lo dobbiamo ai martiri, agli esuli, ai loro parenti e a tutti gli italiani, a fronte di un ricordo che è stato per anni volutamente celato».
«Io ricordo: chi ha molto sofferto per il solo fatto di essere italiano. Io ricordo: chi voleva che gli italiani dimenticassero». Questo il messaggio scritto sulle sue pagine social dall'europarlamentare di Fratelli d'Italia, Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei conservatori al Parlamento europeo. «Il Giorno del Ricordo è l'occasione per rendere omaggio a migliaia di persone che hanno avuto la sola colpa di sentirsi e voler continuare a essere italiani. La storia e la memoria sono a fondamento di una nazione e il martirio delle vittime delle Foibe, degli esuli istriani e giuliano-dalmati rientrano a giusto titolo nelle vicende a fondamento della nostra nazione.Ricordare, riportare alla luce questa pagina tragica della nostra storia è nostro dovere e necessario tributo a coloro che hanno subito violenze e oltraggio in nome dell'Italia e che per troppo tempo hanno anche subito l'umiliazione di essere dimenticati», ha concluso.
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