La Rai valuta il danno reputazionale
Consegnato all’ad il report del Comitato etico sulle possibili ricadute pubblicitarie: Ranucci non può più condurre. In prima fila Mottola-Valesini, ma pure Cuffaro («Tg3»).
Consegnato all’ad il report del Comitato etico sulle possibili ricadute pubblicitarie: Ranucci non può più condurre. In prima fila Mottola-Valesini, ma pure Cuffaro («Tg3»).
Se Ranucci avesse dovuto ricostruire la vicenda, l’avrebbe rimontata a suo modo. Per fortuna ci ha pensato la magistratura. Ma il silenzio dei vari Saviano, Giannini e Lerner, che avevano accusato la destra, fa rumore.
Sul caso Ranucci-Lavitola a sinistra prende piede una nuova teoria: dietro l’attentato ci sarebbe una strategia della destra per screditare il conduttore di Report. Ma la ricostruzione presenta più di una contraddizione.
Ne parla lo stesso Lavitola, intercettato mentre riferisce a un commensale i sospetti dei carabinieri: «Per loro la mente dell’attentato sono io ma non da solo: “È uno a fianco a lei”, mi hanno detto». Per il comitato etico Rai, danno reputazionale e ricadute pubblicitarie.
Niente domiciliari per il faccendiere: «Da lui ricostruzioni inverosimili e disinvoltura criminale nel pianificare l’atto intimidatorio» contro il conduttore. Che sarà sentito a settembre: gli inquirenti vogliono vederci chiaro.
L'arresto di Valter Lavitola svela una presunta trama volta a fabbricare un «attentato d'amore» ai danni del conduttore di "Report", Sigfrido Ranucci. Nel mirino dell'ordinanza c'è il disegno di trasformare il giornalista nel nuovo leader del campo largo attraverso un'abile…
Il legale Sergio Cola dopo oltre cinque ore di interrogatorio: «Nessun movente politico, voleva aumentare la scorta del giornalista».
Paolo Zampolli (inviato di Trump): «La richiesta danni sarebbe di decine di milioni di euro».
In un lungo post cita anche Moro e Piersanti Mattarella. Indignazione dal centrodestra: «Lasci stare i veri eroi».
L’interrogatorio dell’amico rischia di inguaiare il conduttore di «Report». Che intanto si paragona a Moro, Falcone e Borsellino. Studi, sondaggi, Mieli e Cappellini: nulla di intentato per la scalata a Palazzo Chigi. Quei giochetti spregiudicati sui servizi segretI.
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