Storiaccia appena all’inizio. Per Sigfrido si mette male
Il «no comment» del legale di Lavitola al quesito getta un’ombra su quella che finora è sempre stata ritenuta parte lesa. E mi fa pensare che questa storia non sia chiusa.
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Il «no comment» del legale di Lavitola al quesito getta un’ombra su quella che finora è sempre stata ritenuta parte lesa. E mi fa pensare che questa storia non sia chiusa.
Nell’ordinanza di arresto, tutti i tentativi del conduttore di «Report» di giustificare la presenza dell’amico (incastrato dalle celle telefoniche) davanti a casa sua durante il sopralluogo in vista del «finto» attentato. Obiettivo: lanciare Sigfrido come premier.
Dopo l’esplosione a casa del conduttore di «Report», la leader del Pd sfruttò il palco di un consesso internazionale per dire che «la libertà di espressione è a rischio con l’estrema destra al governo». Per quelle accuse spregiudicate non ha mai fatto ammenda.
«Basta soldi pubblici a chi è coinvolto in una storia oscura». L’opposizione insorge.
Il vicepremier: «Gli italiani non devono pagare lo stipendio a qualcuno coinvolto in una vicenda torbida». E chiede una pausa per chi è coinvolto.
L’indagine restituisce la meticolosità degli inquirenti: le intercettazioni degli esecutori, i riferimenti al mandante, gli accordi su soldi e assistenza legale, l’Africa: tutto porta alle manette per Valterino. Tavares (latitante) al «Tg1»: «Il cardiologo mi dice di non tornare».
Nelle 198 pagine dell’ordinanza sull’attentato emergono le chat tra Ranucci e Lavitola, il progetto di una candidatura politica e la crescente fiducia del conduttore nelle lusinghe dell’amico. Fino al sondaggio per misurare la popolarità del giornalista.
Per il gip, l’ordigno sarebbe stato piazzato per accrescere la popolarità del conduttore di «Report» in vista della candidatura a leader della sinistra. Un progetto di cui i due hanno parlato a più riprese per anni, senza che il giornalista opponesse mai un rifiuto netto. Anzi: «Il sondaggio va costruito bene, o non serve».
L’ex giornalista-editore è stato portato in carcere su disposizione del gip di Roma. La Procura lo accusa di aver commissionato l’attentato contro il conduttore di Report, avvenuto a Pomezia nell’ottobre scorso. Contestato anche il metodo mafioso.
Il dottor Roberto Rigoli, che gestì in Veneto la seconda ondata del Covid, fu accusato da Andrea Crisanti e dal programma di Sigfrido Ranucci di aver usato tamponi difettosi. Poi fu assolto. E ora il conduttore dovrà rispondere dell’accusa di diffamazione, per cui è stato rinviato a giudizio.
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