Giulio Valesini e Bernardo Iovene, inviati di Report
Giulio Valesini e Bernardo Iovene, inviati di Report (Ansa)

Non sempre la notte porta consiglio. A volte recapita lettere cariche di rancore, come quella che Sigfrido Ranucci ha indirizzato a uno dei suoi due sostituti. «Caro Daniele», inizia la missiva. Anche se di caro non c’è nulla. C’è solo un elenco di presunte mancanze e di richieste, ovviamente accettate dal magnanimo ex conduttore, presentate da Daniele Piervincenzi.

La lettera di fuoco di Ranucci

«Mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione», scrive Ranucci, smentendosi però poco dopo, con una sfilza di accuse cariche: «È vero, come mi hai fatto notare, che hai realizzato a quattro mani un’inchiesta in Congo sul caso del diplomatico ucciso in Congo, Attanasio. L’ho accettata perché me l’hai chiesta tu, perché avevi bisogno di lavorare, e perché ho ancora la romantica abitudine di dare una mano a chi me la chiede».

Come a dire: il tuo lavoro non era un granché, ma io sono stato talmente generoso da prenderlo comunque, perché ne avevi bisogno. «Com’è umano lei», direbbe Fantozzi. E poi, prosegue Ranucci: «Non ho avuto la disgrazia di prendere una testata da un mafioso, né ho avuto la passione per il rugby». Ha ragione l’ex conduttore di Report. Allo stesso tempo, però, val la pena sottolineare che nessun «amico fraterno», come nel suo caso Valter Lavitola, ha mai pensato di favorire l’ascesa di Piervincenzi piazzandogli una bomba sotto casa.

Nella sua lettera, poi, l’ex conduttore di Report se la prende anche con Giulia Presutti «che ha realizzato, con nota insofferenza, dei Lab, mai un’inchiesta principale», e che sarebbe tornata da Ranucci «perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante». E lui, sempre magnanimo, l’ha accolta come Gesù ha accolto la pecorella smarrita: «Era reduce da un periodo personale difficile», scrive. E di cui probabilmente aveva parlato con lo stesso Sigfrido, che ora getta in pasto quel momento, seppur in modo vago, a tutti.

La Presutti, insomma, quel posto non se lo merita. Ha fatto solo dei Lab di Report. Gli stessi Lab in cui però compaiono anche i nomi di Rosamaria Aquino, Antonella Cignarale, e Luca Bertazzoni, solo per citarne alcuni che non sono proprio le secondo file della trasmissione. L’ex conduttore di Report dimentica però di citare, per esempio, una esclusiva della Presutti: «La versione di Manlio Messina (ex Fdi)», lanciata in pompa magna sui social della trasmissione il 4 novembre 2025.

L’attacco ai due nuovi conduttori

Ma è nella chiusa della lettera, che richiama in modo circolare l’apertura, che Ranucci rifila la stilettata più forte ai due conduttori: «Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata». Come Piervincenzi e Presutti, nell’ottica di Ranucci. Che certo, hanno fatto il concorso Rai (che lui peraltro non ha fatto, come ricorda Unirai: «Lui è entrato in Rai grazie alle lezioni di tennis che diede alla segretaria di “un pezzo grosso”, come dichiarato da lui stesso in un’intervista a Giovanna Cavalli del Corriere della sera, il 7 febbraio 2024, ancora disponile online»).

«Un concorso», scrive l’ex conduttore di Report, «pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali, che valuta la capacità di stare in video e leggere un testo in un minuto. Non la capacità di dirigere un programma in prima serata di 160 minuti di inchiesta». Eppure, quello che chiedeva la redazione stessa era una conduzione più snella, non incentrata su un personaggio ingombrante come Ranucci. Che però ora pare non andare più bene.

Gli inviati: «Cacciate i conduttori e trattiamo»

«Il dialogo riprende se c’è il ritiro oppure la rinuncia da parte dei due nominati, altrimenti non c’è dialogo», ha detto ieri Bernardo Iovene, storico inviato di Report, al termine dell’incontro con il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini a cui ha partecipato anche Giulio Valesini.

«Noi abbiamo ribadito la nostra posizione sia degli inviati esterni che della redazione interna. L’azienda dovrebbe ritirare la nomina di questi due conduttori e riprendere un colloquio con noi per far riprendere al più presto il programma. Questa è la posizione che abbiamo espresso al direttore Corsini, poi domani ci sarà la riunione con tutti gli inviati, interni ed esterni, e anche la produzione», ha proseguito Iovene. «Cosa ha risposto Corsini? Il direttore ha preso atto della nostra posizione, ha cercato di capire se c’erano dei margini di apertura da parte nostra, ha cercato di spiegarci il suo progetto». E sullo sciopero: «Riguarda i giornalisti interni, noi siamo esterni quindi in blocco decidiamo di andarcene, questa possibilità è confermata».

La linea dura rischia di danneggiare Report

Terminato l’incontro con i due inviati storici, Corsini ha visto anche Presutti e Piervincenzi. Un incontro di routine, legato alla loro nomina. Anche perché i due, contrariamente a quanto fatto trapelare da alcune agenzie, rimarranno al loro posto e non verranno sostituiti in alcun modo, nonostante la redazione di Report abbia chiesto spazio per figure interne.

Resta la linea dura degli inviati e di una parte degli interni. Una linea dura che però rischia di danneggiare lo stesso programma. Perché se da una parte c’è chi pensa a presentarsi come martire della libertà d’espressione, dall’altra c’è anche chi, come i giornalisti interni, ha possibilità molto più rincuoranti. Rinunciare a Report, ma non a mamma Rai. Perché va bene la lotta dura, ma la vita senza stipendio fa (giustamente) paura.

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