Sigfrido Ranucci, conduttore di Report
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica)

Quello di ieri in Rai è stato un incontro blindato. Nessuna notizia, infatti, è stata fatta filtrare su ciò che si sono detti sul caso Ranucci l’amministratore delegato, Giampaolo Rossi, il direttore degli Affari legali, Francesco Spadafora, e il direttore delle Risorse umane, Felice Ventura. Sono, questi, giorni decisivi per il conduttore (ormai ex) di Report. E tutto, dalle parti di via Severo, deve essere fatto nel migliore dei modi per evitare beghe legali.

Per cui il silenzio è totale. Anche perché i parlamentari del Movimento 5 Stelle in Commissione vigilanza Rai sono già sul piede di guerra. In una nota, infatti, hanno definito una «decisione politica» l’eventuale allontanamento di Ranucci da Report a causa dei suoi rapporti con Valter Lavitola.

La Rai prepara la ricollocazione di Ranucci

Ogni decisione sarà quindi dettata dalla prudenza, ed è il motivo per cui la decisione su Ranucci arriverà all’ultimo. Sul tavolo la ricollocazione del conduttore di Report in un’altra testata. Potrebbe andare al Tg3 o a Rainews, dove del resto ha già lavorato in passato.

Ed è proprio quello su cui sta lavorando l’ad Rossi, che sta cercando di presentare al conduttore una proposta in grado di soddisfarlo. Una missione praticamente impossibile, visto che a Ranucci importa unicamente una cosa: restare alla guida di Report. Uno scenario ormai impossibile, però. «In queste ore e in questi giorni i vertici Rai sono al lavoro per il mio allontanamento da Report», ha scritto in serata il giornalista. Si arriverà probabilmente al muro contro muro.

Nessun accordo, quindi. Si passerà quindi a tre proposte formali contrattuali e sarà poi il conduttore a scegliere se accettarne una. A quel punto la decisione spetterebbe unicamente a Ranucci. Che, tra l’altro, si trova sempre più solo. Anche Roberto Saviano, che era intervenuto in sua difesa subito dopo l’attentato, ha criticato il conduttore di Report: «Il veleno vero, che funge da carta moschicida secondo il giudice è proprio la politica, l’idea di sé, la fama, i messaggi dei fan girati all’amico (“milioni di italiani ti vogliono alla guida del Paese”) i sondaggi sulla popolarità, la griglia del sondaggio corretta, perché come scrive Ranucci, “va fatta bene altrimenti non serve».

È il cuore di tutta questa storia. L’idea di sé, che riempie le pagine di un libro (La scelta) in cui si racconta di vere o presunte storie d’amore, una delle quali finita malissimo, con la protagonista che, dopo esser venuta in pochi minuti qualche pagina prima, viene investita e muore per colpa di un tradimento di Sigfrido. È sempre l’idea di sé, l’essere «tra la sua gente» come ha detto qualche giorno fa, a fargli accarezzare l’idea di candidarsi.

Ranucci sfida i vertici Rai: «Ho la coscienza a posto»

Arrivato a Cerveteri per la presentazione del suo libro Diario di un trapezzista, il conduttore di Report ha commentato così la possibilità di andare a dirigere la scuola di giornalismo della Rai a Perugia: «Tu sposti Sigfrido Ranucci perché non ti è consono e lo metti a insegnare per formare altri 100 Sigfrido Ranucci. E poi che ci fai, glieli sposti?». E ha poi aggiunto: «Ho la coscienza a posto e rifarei tutto quello che ho fatto. Nella mia carriera sono stato inviato, caporedattore, sono stato in zone di guerra e ho messo a repentaglio la mia vita, realizzando scoop internazionali. E ho condotto un programma che è il fiore all’occhiello della tv pubblica. Io ho fatto tutto quello che dovevo, onorando la Rai con la fedina penale pulita. Ho attraversato 240 tra cause e altre citazioni. Ho la coscienza a posto. Gli altri invece?». Infine, sulla possibilità di nuovi incarichi: «Ma meglio di Report cosa c’è? Sanremo?».

L’avvocato di Ranucci accusa: «È persecuzione»

L’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, di fronte alle indiscrezioni sul suo assistito, è intervenuto con una nota: «Quando il colpevole prescinde dalla colpa, la verità ha già ceduto il posto alla persecuzione. Dovrebbe inquietare l’intensità, la mole, la persistenza, dell’accanimento nei confronti di Sigfrido Ranucci che non arretra nemmeno difronte alle valutazioni dei magistrati. Una damnatio in vita che si nutre di falsità e di male coscienze, e di novelli inquisitori che quotidianamente per un istante di visibilità amplificano e aggiungono a furor di penna o di racconto un atto inedito e persino mendace al teatro dell’assurdo. La Rai di fronte a questo horror vacui accusatorio dovrebbe tutelare Ranucci per proteggere se stessa e la missione democratica di cui ogni giornalista è espressione».

Ma forse, in questo momento, proprio per tutelare Report e la Rai, dovrebbe esser Ranucci a fare un passo indietro.

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