La bomba (mediatica) l’ha sganciata il Tempo, pubblicando i costi di Report. Costi che, negli ultimi tre anni, sono andati aumentando. E pure parecchio. Si è infatti partiti dai 2.206.083 euro del biennio 2022-2023 per arrivare ai 2.909.316 euro della stagione 2024-2025. Oltre 700.000 euro in più in tre anni.
Ma come si è arrivati a questo? Basta guardare quanto hanno preso autori e collaboratori del programma condotto da Sigfrido Ranucci per farsi un’idea. Il suo braccio destro, per esempio, Giorgio Mottola, ha preso, nel corso dei tre anni censiti, 230.195 euro, 269.259 euro e 303.052 euro. Cifre più che importanti, nelle quali rientrano (va detto) anche i costi per la realizzazione delle inchieste, come i trasporti e i montaggi.
Anche Giulia Innocenzi, in questi anni, non se l’è passata male, tranne per la stagione 2023-2024 dove ha fatturato «solamente» 73.804 euro. Molto meglio quella precedente (140.317 euro) e quella successiva (228.026 euro). Nella top ten degli stipendi di Report c’è anche Daniele Autieri che, subito dopo le perquisizioni in casa di Valter Lavitola si premurò di chiamare il faccendiere.
Per il biennio 2024-2025 ha ricevuto 201.020 euro. Luca Bertazzoni, pur in crescita, vive vicende alterne: per il primo biennio di riferimento incassa 175.178 euro, che diventano 224.686 in quello successivo, per poi abbassarsi a 217.106 euro per la stagione 2024-2025. Tra chi guadagna di più nella squadra di Report, rimanendo sopra i 200.000 euro all’anno, ci sono anche Luca Chianca e Bernardo Iovene. Altri, come Emanuele Bellano (che andò a dormire nel b&b di Valterino), Paolo Mondani, Danilo Procaccianti, Claudia Di Pasquale e Michele Buono lottano nella fascia «inferiore», quella tra i 100.000 e i 200.000 euro.
Quanto costano Report e i suoi giornalisti
Com’era ovvio che fosse, la prima reazione è stata quella di Ranucci che su Facebook, anche se il suo avvocato nei giorni scorsi gli aveva chiesto una maggiore prudenza, ha scritto (tutto in maiuscolo, che risparmiamo agli occhi dei lettori): «Grave diffusione di un documento interno strategico per l’azienda visto che rende pubblici i costi di una produzione di punta della Rai come Report. Presenteremo denuncia anche al comitato etico su chi in Rai abbia fornito al Tempo documentazione sensibile». Tutto giusto, o quasi.
Ranucci contesta la pubblicazione dei compensi
Perché è vero che un documento strategico è stato fatto uscire dalla Rai per darlo al Tempo. Ma è altrettanto vero che è proprio il metodo che utilizza Report per portare a casa le notizie. Ma non solo. Ammesso e non concesso che questo sia davvero un documento interno strategico, non lo era forse anche la mail che il direttore dell’approfondimento Rai, Paolo Corsini, inviò a Ranucci e che quest’ultimo girò prontamente a Lavitola? Fine della cronaca, alla quale però segue quella politica.
Dalla Vigilanza Rai alla politica: la polemica
Perché, come è ovvio che fosse, l’inchiesta del Tempo ha scatenato reazioni in tutte le forze politiche. Per il forzista Maurizio Gasparri, membro forzista della Commissione di Vigilanza Rai, «su Report stiamo assistendo a un vero e proprio festival dell’ipocrisia. L’intera sinistra si straccia le vesti per la pubblicazione degli stipendi dei collaboratori del programma d’inchiesta condotto da Sigfrido Ranucci, che da sempre allegramente viola segreti e intimità in nome del diritto di cronaca ed è arrivato a trasmettere conversazioni tra marito e moglie al telefono».
Il Movimento 5 stelle, l’unico che ormai difende a spada tratta Ranucci, ha invece alzato le barricate parlando di «vergognosa pubblicazione», aggiungendo che «la produzione di Report costa poco di più di un singolo compenso di qualche protetto dal governo, molto meno della somma di ingaggi spropositati riconosciuti a conduttori che hanno fatto crollare gli ascolti, a differenza di Report che porta alla Rai dati di audience formidabili». E bravi i grillini. Dopo aver sconfitto la povertà con il reddito di cittadinanza, ora giustamente godono per il fatto che non ci sia più nemmeno a Report.
Francesco Filini, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Vigilanza Rai, ha invece annunciato un’interrogazione e sottolineato come sia «inaccettabile che chi si erge quotidianamente a paladino della morale e censore dei costumi altrui, peraltro confezionando inchieste a senso unico e quasi esclusivamente orientate a colpire il mondo del centrodestra e l’azione del governo Meloni, pesi in maniera così spropositata sul bilancio della Rai». Non solo. Ha infatti aggiunto: «In pratica, il giornalista Mottola guadagna più del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e più del doppio del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni».
Parafrasando Humphrey Bogart, «è Report, bellezza. E tu non puoi farci nulla». Almeno fino a quando non si scopre che a metter la bomba al conduttore di è stato il suo amico fraterno. E da lì si apra un vaso di Pandora fatto di inchieste poco limpide, amori clandestini (poi smentiti) in redazione e cifre da capogiro come compenso.
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