Fabio Ferrari, il mitico Chicco dei Ragazzi della terza C, è ormai una contundente star dei social.
«Ho cominciato con il costume, ma poi la politica ha preso il sopravvento».
Critica ferocemente la sinistra.
«L’ho sempre sostenuta: Pannella, Bonino, Renzi, Calenda… Alle prossime elezioni, però, voterò convintamente Meloni. Ho fatto outing anche con gli amici».
Quando?
«Una sera a cena. Si parlava delle solite divisioni del Pd. L’ho annunciato a bruciapelo. È calato il gelo. Dopo attimi di interminabile silenzio, un commensale m’ha chiesto: “È una provocazione, giusto?”».
Non lo era.
«Ho apprezzato molto la presidente del Consiglio in questi anni. Mantenere il timone dritto, soprattutto in tempi così difficili, non era facile. E non sono l’unico a pensarla così tra quelli che frequento: concorda anche gente che lavora a Repubblica o in televisione. Solo che devono stare zitti per evitare rappresaglie».
In un’intervista a Panorama, Arianna Meloni rivelava che uno degli ultimi messaggi mandati alla sorella Giorgia era stato un video dell’indimenticabile Chicco.
«L’ho letto anch’io. La segretaria del Pd diceva allora che in Italia, dopo l’attentato a Ranucci, era a rischio la democrazia. E io le domandavo: “Elly Schlein, ce sei o ce fai?”».
Viste le seguenti peripezie del conduttore di Report, fu profetico.
«Non ci credono neppure loro a quello che dicono. Tutte sparate estemporanee».
La satira e la nuova stagione sui social
Martedì ha esordito nel talk show Filorosso.
Entrando nello studio ho visto la copertina del libro della Boccia, con Ranucci vestito da Superman che fa un cuoricino con le mani. Ho pensato: “Guarda che genialata si sono inventati gli autori della trasmissione”. Invece era vero. Ma si può fare satira in queste condizioni?».
C’ha provato comunque, proprio con un monologo su Ranucci e Lavitola.
«Una grande storia di amicizia: come Achille e Patroclo, Eurialo e Niso. Uno ti mette una bomba sotto casa e tu che fai? Niente. Anzi: gli vuoi più bene di prima. Che sentimento stupendo».
Dagospia l’ha appena consacrata: «È la cheerleader della Ducetta».
«Ho 67 anni: vuol dire che me li porto bene».
È stato anarchico e radicale.
«A 14 anni leggevo Bakunin per darmi un tono. Poi sono passato a Pannella. Facevo l’antiproibizionista e mi sono pure presentato alle comunali, assieme alla mia futura moglie: io ho preso 90 voti, lei due in più».
Nemmeno i parenti.
«Andò malissimo, ma erano candidature di bandiera».
Da Pannella a Meloni
Anche suo padre Paolo, figlio di un diplomatico, faceva l’attore.
«Era famosissimo, specie per il ruolo di Archie Goodwin, l’assistente di Nero Wolfe nello sceneggiato che andava in onda sulla Rai. Quando veniva a prendermi a scuola, morivo di vergogna. Lo conoscevano tutti».
Famiglia di sinistra.
«Lo ricordo mentre discettava a bordo piscina, nella nostra casa di Castiglioncello. Con un flûte di champagne in mano, sentenziava: “Viviamo proprio in un mondo di merda”. Io eccepivo: “Ah papà, guardate un po’ attorno…”. E lui: “Ma che c’entra”. I tipici discorsi dei comunisti con le ville».
La scena sembra ancora attuale.
«Un amico che ha un casale in Toscana sta organizzando una raccolta di firme contro le pale eoliche. Sono gli stessi che però non volevano nemmeno il nucleare e le trivelle».
Meloni, dunque.
«La prima donna premier nella storia repubblicana. Ma in Italia, visto che sta a destra, è come se non fosse successo nulla».
Una folgorazione.
«Mi ha esaltato vederla alla Casa Bianca richiamare il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ai valori dell’Occidente. Lì ho detto: “Questa ha le palle”. Perché io credo profondamente in quei valori. Il nostro modo di vivere ha mille difetti. Winston Churchill diceva che la democrazia è la peggior forma di governo, fatta eccezione per tutte le altre».
Su Instagram bersaglia il Campo largo con perfidi soprannomi.
«Qualcuno mi sfugge, però».
Conte?
«Robin Sud: ha rubato ai poveri per dare ai ricchi. C’ho tanti amici che con il Superbonus si sono rifatti le ville al mare».
Bonelli e Fratoianni?
«Anticaja e Petrella. Antiquariato dozzinale. Ci vorranno altri trent’anni per levarci di torno ‘sta bandiera della Palestina. La sventolava l’altro giorno pure un’attrice in teatro, durante i ringraziamenti».
La missione umanitaria per Gaza?
«Disney Global Flotilla. Un piccolo colpo di genio di cui vado molto fiero».
La tv, il cinema e la sinistra
Quando ha cominciato con i social?
«Il primo video di successo è stato sui parcheggi a Roma. Ma quello con più visualizzazioni rimane quello sulla moda delle mutande sotto il costume, dove chiedevo: “Ma non è scomodo stare fracico tutto il giorno?”».
È un mistero che resta indecifrabile.
«Tre milioni e mezzo di visualizzazioni. Meglio del post su Ilaria Salis che dice zelanza invece di zelo».
Continua intanto la sua carriera da attore.
«Tra pochi giorni parte in teatro uno spettacolo che s’intitola La Scommessa. Poi inizierò le riprese della fiction Super ospiti con Christian De Sica».
La fama arrivò grazie alla Terza C.
«Avevo 25 anni. Non potevo girare per strada. Un paio di volte, per farmi uscire dal bar, sono intervenuti i vigili urbani».
I boomer, ancora oggi, non dimenticano.
«Fu la prima serie italiana. Un successo immediato ed enorme».
Aveva già fatto Vacanze in America, cult degli anni Ottanta.
«Interpretavo Pappola, un cazzarone».
Si accompagnava a Jerry Calà, alias «Liverani Ermanno detto lo schiantatope».
«E io avevo una sorella cicciottella che mi chiedeva di comprarle un costume da Bloomingdale’s a New York. “Taglia orca assassina?”, le domandavo. Frasi del genere oggi sarebbero inimmaginabili».
Poi passò a film più impegnati.
«Ho lavorato anche con Scola e Monicelli».
Il cinema è ancora di sinistra?
«Da sempre. Le uniche pecore nere, che difatti l’hanno pagata amaramente, sono state Franco Zeffirelli e Pupi Avati».
Jasmine Trinca, al Festival di Venezia, ha attaccato il capitalismo indossando una maglietta da un migliaio di euro.
«Il cinema, dal più grande al più mortaccino, è espressione del capitalismo. Gli snob dicono: “Non mi piacciono i film americani”. Allora non ti piace il cinema. Un’altra è stata Matilda De Angelis, attrice bravissima per carità, che però ai David di Donatello ha annunciato: “Il cinema deve essere onesto, pulito e sociale”. Ma che vuol dire? Sono frasi in libertà. Non hanno alcun senso. Come se vivessimo davvero sotto una dittatura».
Lo sostiene anche Schlein.
«La sinistra ha rinnegato il progressismo. Dice no a tutto. Perfino alla riforma della giustizia: prima la volevano, poi è diventata fascista solo perché ha provato a farla questo governo. Però corrono in piazza a manifestare per la Palestina libera».
È il movimentismo.
«La trovo insopportabile».
Colpa della segretaria?
«Schlein ha sposato la tesi, probabilmente anche per contrapporsi a Conte. Lui invece cerca sempre di fiutare il vento. Va di moda il pacifismo? E allora buttiamoci sul pacifismo».
«Mi guardano come se fossi un fascista»
Un attore che simpatizza per il governo.
«Mi guardano come se fossi un fascista».
Le danno del paraculo.
«Ho la mia età. A 25 anni ero già un divo della televisione. Posso serenamente sbattermene».
L’anno scorso è stato ad Atreju.
«Ironizzavo spesso sull’impazzimento della sinistra, a partire dalle posizioni su Israele. E su tanti temi mi trovavo d’accordo con la destra».
La metamorfosi era cominciata.
«Mi telefonò Francesco Filini».
Il deputato che guida l’ufficio studi di Fratelli d’Italia.
«Disse: “Guarda, vorremmo invitarti ad Atreju, per parlare degli odiatori sui social”. Gli ho risposto: “Grazie, ma io sono di sinistra”. E lui: “Non è che se vieni diventi di destra”».
Invece è successo.
«E più mi criticano, più mi convincono».
Voterà Meloni.
«Con amici e parenti, per evitare imbarazzi, ora non si parla di politica. In compenso mio fratello, che votava pure lui a sinistra, s’è iscritto al partito».
Le urne si avvicinano.
«Entrerò nella cabina senza esitazioni».
La prenderanno male.
«Lo strillerò al mondo come una cheerleader».
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