Sigfrido Ranucci, Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti
Sigfrido Ranucci, Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti, protagonisti del cambio alla conduzione di Report (Ansa)

Contro i nuovi conduttori di Report si sta già mettendo in moto la macchina del fango. A dare il via, Sigfrido Ranucci, che ha commentato la decisione dei vertici della tv di Stato di scegliere, come conduttori del programma di approfondimento di Rai3 al posto suo, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, praticamente descritti come due inetti: «Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per trent’anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico».

Del resto, solamente poche ore prima, lo stesso Ranucci aveva definito «collaborazionisti» quegli inviati disposti a dialogare con l’azienda. Come a dire: Report sono io, chi la pensa diversamente è fuori. Anzi: è un «collaborazionista». E come tale va trattato. Peccato però che, secondo quanto raccontato alla Verità da fonti Rai, Ranucci stimasse Piervincenzi, tanto da prendere un suo servizio per la prossima stagione di Report. La prima che, dopo nove anni, non sarà condotta da Sigfrido.

Un cambio radicale che solo apparentemente ha compattato gli inviati storici, che temono la fine del programma, e che sono disposti a dimettersi in blocco. Questa però è l’apparenza. Dentro la chat di redazione, come ha raccontato il Corriere della Sera di ieri, si sono registrate però spaccature e divisioni. E pure «squadre» contrapposte. Qualcuno ha scritto, come riporta il quotidiano di via Solferino: «L’altro elefante nella stanza è su coloro che hanno subito avances da Sigfrido: capisco che siano strumentali, ma quei messaggi esistono e molte colleghe sono in imbarazzo su questo. Che facciamo?». Cinque reazioni di sostegno delle colleghe, screenshot girato a Ranucci, che si infuria.

Le divisioni nella redazione di Report

Ma non solo. In privato, tra i corridoi di via Teulada, la presa di posizione degli inviati di Report contro la nomina dei due nuovi conduttori sta suscita non poche perplessità. Anche tra persone non certo accusabili di simpatie per il governo Meloni.

«Non capisco questa isteria», confida alla Verità un veterano delle redazioni, che aggiunge: «È la stessa cosa che hanno fatto con Chi l’ha visto?, più o meno l’azienda si comporta così, nel senso che scelgono la conduzione senza chiedere alla redazione. Il modus operandi della Rai è questo. Non è che Report può essere “straordinario” e uscire fuori da questa dinamica».

Poi ci chiede, quasi retoricamente la nostra fonte: «Perché hanno risposto così? A Chi l’ha visto? hanno preso un’interna come hanno preso un’interna e un interno per Report. È tutto regolare, perché tutti e due hanno vinto il concorso. Io non riesco a capire perché stanno facendo questi sgambetti. Non capisco perché chi ha avuto l’offerta di fare il capo autore, in nome di una sola persona che sta facendo una sua battaglia personale non accetta la proposta dell’azienda. Si immolano per cosa?».

Ma sul fatto che gli inviati di Report possano davvero abbandonare la nave in massa dando le dimissioni come minacciato con un comunicato la nostra fonte si mostra molto scettica: «E poi il mutuo o l’affitto con cosa lo pagano?».

Ranucci alza lo scontro con la Rai

Ora è tutti contro tutti contro la redazione di Report. E Ranucci è sempre più convinto di resistere fino all’ultimo, aumentando il livello di scontro con l’azienda. «Forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni», ha detto l’ex conduttore di Report commentando la proposta di corrispondenza dal Cairo. Parole che hanno, per l’ennesima volta, provocato l’irritazione dei vertici Rai, che le giudicano profondamente lesive e che saranno prese in esame. Ranucci ora ha a disposizione trenta giorni prima di rispondere alla Rai. Rifiuterà, quasi certamente, per andare allo scontro legale. Del resto ha già detto di voler condurre «la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa, lo farò per i miei figli e per i vostri, mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti».

Toni più da politico che da giornalista. Un lavoro che pare ormai essersi messo alle spalle, per stare, come ha detto più volte, tra la sua gente.

Gli attacchi a Giulia Presutti

E i toni sembrano destinati a salire sempre di più: nel pomeriggio di ieri, il quotidiano Domani ha pubblicato una foto di Giulia Presutti che sarebbe stata scattata al Cefalù Bistrot, il ristorante di cui era oste Valter Lavitola, il faccendiere reo confesso di aver commissionato l’attentato a Ranucci, che di Lavitola era amico di vecchia data. Un ristorante che veniva frequentato dal gotha del giornalismo dem, a partire dall’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, per arrivare al neo direttore di Repubblica Stefano Cappellini. Ma nessuno di loro era amico di Lavitola, come, fino a prova contraria la neo conduttrice di Report, che, scrive Domani, era nel locale con due amiche.

Quasi simultaneamente su Dagospia è comparso un estratto della newsletter di Selvaggia Lucarelli, che ha rispolverato una vecchia vicenda che vedeva Presutti parte offesa per una denuncia nei confronti di due colleghi, poi archiviata. Un fatto privato, che, codice penale alla mano, prevede la tutela delle generalità del querelante, che all’epoca era stata rispettata da tutti. Tranne che dalla Lucarelli, che in un’intervista da lei realizzata e pubblicata sul Fatto Quotidiano aveva, sicuramente per una svista, lasciato il vero nome di battesimo. E che adesso, a due anni di distanza, rispolvera la vicenda.

Da non perdere

Ranucci non sa più chi è ma si sente Dio
Televisione

Ranucci non sa più chi è ma si sente Dio

L’ex conduttore di «Report» si paragona a tutti, da Regeni a Falcone e Borsellino, passando anche per il Papa. Tutto fa brodo per riempire le presentazioni dei suoi libri e gonfiare il proprio ego, sempre in cerca di visibilità, in guerra totale con la Rai.

Fazio lancia la Salis, in Rai riciccia Benigni
Televisione

Fazio lancia la Salis, in Rai riciccia Benigni

Tutti pronti, o quasi, al rientro dopo le vacanze. Fiorello avrà un programma, ma non ha deciso quando. Nonostante le promesse, la Venier si tiene stretta «Domenica In». Santoro si contenta delle piazze. E il presunto scazzo Mentana-Cairo fa godere la Gruber.

Addio Guccini, il bardo ribelle che cantava l’anarchia
Televisione

Addio Guccini, il bardo ribelle che cantava l’anarchia

Dall’aspetto ieratico per la sua statura e la barba folta, fin da giovane covò impulsi di rivolta. Rimarrà fino alla fine un nostalgico della rivoluzione. Eppure non si scandalizzò quando seppe che Alemanno proponeva in un locale la lettura dei testi dei suoi brani.