Dal cda della Rai di ieri, di cui si sarebbe dovuto parlare anche di Sigfrido Ranucci nonostante il tema non fosse all’ordine del giorno, non trapela nulla.
«L’ad (Giampaolo Rossi, ndr) ha disposto l’avvio degli approfondimenti di competenza in relazione alla vicenda riguardante il vicedirettore Sigfrido Ranucci. È stata attivata la commissione stabile per il codice etico che sta svolgendo le attività istruttorie di propria competenza in piena autonomia. L’obiettivo è accertare con rigore ogni elemento utile a evitare che questa vicenda possa impattare negativamente nella fiducia dei cittadini nel servizio pubblico», spiegano da viale Mazzini.
Ieri Il Fatto quotidiano ha estratto un nome dal cilindro, Massimo Giletti, che dovrebbe condurre la nuova stagione di Report. Possibile, certo. Anche se, a quanto risulta alla Verità, ci sarebbero altri papabili. Resta prima un nodo fondamentale: rimuovere Ranucci dal programma di inchiesta di Rai 3 rappresenterebbe uno strappo che potrebbe anche offrire il fianco a chi, da sinistra, definisce la Rai «Tele Meloni». Per cui nella tv di Stato si sta ragionando su cosa sia meglio fare. Certo, la credibilità di Sigfrido è ormai ridotta ai minimi termini. Come potrà tornare in onda e fare inchieste realmente imparziali dopo che sono emersi rapporti poco trasparenti con le fonti? Come può restare alla guida di uno dei fiori all’occhiello della Rai un vicedirettore che ha affermato che, in quell’azienda, «c’è un po’ di mafia e di massoneria?». C’è quindi grande attesa. Il comitato etico della Rai sta continuando a raccogliere materiale e, a quanto risulta alla Verità, non sarebbe poco. Non rientrerebbero infatti solo le questioni più recenti (i passaggi del libro La scelta, i rapporti con Valter Lavitola e Maria Rosaria Boccia e la frase su mafia e massoneria) ma pure del recente passato. Un faldone che verrà esaminato dai vertici della Rai e che determinerà la presenza, o meno, di Ranucci a Report.
Dal caso Cappellari ai rapporti con le fonti: il dossier si allarga
Il futuro di Sigfrido sarà, quindi, tutto da disegnare nella prossima settimana. Il presente, però, è però parecchio accidentato. L’ultimo caso, parecchio sfortunato, riguarda il giornalista vicentino Adriano Cappellari che, il 30 maggio scorso, aveva denunciato di aver subito un attentato. Gli investigatori, però, hanno scoperto che se lo sarebbe fatto da solo. All’epoca, tra i primi a intervenire in suo soccorso (giustamente e in buona fede) era stato proprio Ranucci: «Massima solidarietà. Lo conosco personalmente, è stato uno dei colleghi che ci ha dato una mano nelle nostre inchieste. A lui va tutta la vicinanza, mia e della redazione di Report». Ma non solo. Anche don Maurizio Patriciello, che in passato aveva sostenuto il giovane giornalista, ha detto: « A febbraio una strana lettera mi arrivò in parrocchia. Minacciava di morte me, Giorgia Meloni e Cappellari. Nemmeno per un istante avrei pensato che quel giovane potesse arrivare a fare una cosa tanto grave e tanto stupida». Capita, però. Quando, più che a cercar le notizie, i giornalisti puntano a diventarlo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >