Ranucci il probo andava a letto con una fonte
Sigfrido Ranucci (Ansa)

O la borsa o Lavitola. L’affaire Sigfrido Ranucci diventa il feuilleton dell’estate e come in ogni vicenda che dal noir scivola nel gossip, ecco – immancabile e prepotente – il profumo di donna.

È un aspetto pruriginoso e drammatico, è la storia di una stagista di Report e di una fonte del conduttore, Karoline ed Emilia, destini incrociati sul divano, qualcosa di insospettabile per un irreprensibile paladino assiso sul vecchio e nuovo testamento della moralità politica.

Nessuna fonte anonima, nessuna microspia. È tutto raccontato da lui, è tutto rivelato dal sito Esperia, che è andato a ripescare brani di La scelta, autobiografia professionale pubblicata da Bompiani due anni fa, con Ranucci deciso a rivelare scoop e demoni, passioni e amori come se avesse il microfono di Rai tre che lo incalza.

Il senso di tutto ciò non è riproporre uno spaccato di vita dentro una vicenda dalle troppe penombre, ma cogliere la commistione fra pubblico e privato, fra codici professionali, vicende personali e confini deontologici del giornalismo dentro il pentolone ribollente del servizio pubblico.

«Karoline lavora come producer per la televisione svizzera. Ha la passione del giornalismo d’inchiesta e ha fatto domanda per partecipare a uno stage a Report», racconta nel capitolo 4 dal titolo «Rospi». La donna si presenta quando Sigfrido ha appena finito di girare l’inchiesta su Denis Verdini (siamo nel 2013) ed è palesemente affascinata da lui. Non passa inosservata. «Osservo Karoline, i suoi enormi occhi azzurri piantati in un viso dall’espressione sbarazzina. Il colletto alzato del giubbotto di jeans sottolinea il collo elegante. Indossa una camicia bianchissima come le scarpe da ginnastica. Si accomoda dietro di me».

Fra un’inchiesta e l’altra Ranucci la conquista, lei «è incantata dalla complessità» e un rapporto professionale scivola nel sentimento. La stagista invita il conduttore nel suo appartamento di Lugano, gli confida di essere malata di sclerosi multipla. Si scambiano i regali: lei gli porge un Ipad con una playlist di Leonard Cohen, lui ricambia con un moleskine (braccino) e una matita eterna Ethergraf. Poi scatta la scintilla. Scrive mister Report: «Karoline si toglie la camicia, si sfila le scarpe, sbottona i pantaloni aderenti facendoli scivolare giù con un sinuoso ondeggiare dei fianchi. La sua pelle liscissima tradisce una cura ossessiva per il corpo. Dopo aver indugiato con malizia perché ispezioni ogni centimetro del suo corpo, sale su di me, allunga la mano destra a coprirmi occhi e bocca». Dormono due ore, poi lei si sveglia, scopre che fuori piove, calza gli stivaloni, prende un secchio e propone: «Andiamo a salvare i rospi, inizia la stagione dell’amore».

La storia finisce in modo tragico. Un giorno a Milano, nell’Ipad che gli aveva regalato, lei scopre la tenera mail di un’altra donna. «Sei una merda!», urla a Ranucci un epiteto che numerose vittime del programma ripetono a nastro. Poi se ne va in lacrime. Sempre dal libro: «Corro verso la porta, forse riesco a fermarla ma in quel momento sento una frenata tremenda […]. Karoline è riversa sul bordo del marciapiede, un Suv non è riuscito a evitarla mentre attraversava la strada correndo. Ha lo sguardo vitreo».

L’altra donna si chiama Emilia, passata in automatico dal ruolo di fonte preziosa a quello di amante. È un’insegnante di scuola media di Roma che ritiene di essere stata testimone inconsapevole di una truffa ai danni dell’istituto. Dopo aver letto l’anticipazione di un’inchiesta di Ranucci sulla Banca Popolare di Milano, gli scrive per offrirgli informazioni e collaborazione. Da La scelta, con prosa venata di autocompiacimento: «Ci sediamo, ci vediamo per mangiare un boccone. Capisco che lei ha la sensazione di conoscermi profondamente, una sensazione che accomuna gran parte del pubblico. E senza neppure che ce ne rendessimo conto, mentre pranziamo le nostre mani si cercano e si trovano sulla tovaglia […]. La seconda volta che ci incontriamo, finiamo direttamente in un motel». La donna, sposata, lascia il marito e la relazione dura un anno e mezzo.

Qui i confini fra le garanzie di indipendenza e i conflitti d’interesse non esistono proprio. E anche da qui partono l’indignazione e le critiche sul caso Lavitola che inevitabilmente diventa il caso Ranucci. Elisabetta Gardini (Fdi): «Colpisce che una figura di spicco della tv pubblica si vanti di relazioni sentimentali e sessuali con donne che avevano rapporti diretti con il suo programma. In qualunque azienda seria ciò costituirebbe una grave violazione delle regole etiche. Davvero una brutta pagina, che scredita l’intero servizio pubblico e mortifica la dignità delle lavoratrici». Maurizio Gasparri (Fi): «Ranucci ha molte cose da giustificare e da spiegare. Visto che la sua reputazione vacilla, è il momento che parli con onestà delle sue relazioni. Ci attendiamo dalla Rai degli accertamenti perché un programma di inchiesta che pretende di dettare la verità su tutto e tutti deve avere una credibilità assoluta».

A questo proposito l’ad della Rai, Giampaolo Rossi, ha spiegato perché ha deciso di sospendere le repliche estive del format (peraltro visibili su RaiPlay): «Per una forma di cautela a tutela di un brand fondamentale per l’azienda». A difesa di Ranucci è schierato a coorte il Movimento 5 Stelle, che con Luca Pirondini attacca il ministro Adolfo Urso: «In quale paese occidentale un ministro può chiedere impunemente ai vertici della tv pubblica di controllare le fonti dei giornalisti? Così crolla il segreto professionale e la libertà di stampa finisce per sempre». In attesa di nuovi fuochi d’artificio, resta sullo sfondo un motto firmato Ranucci che campeggia all’inizio dell’autobiografia: «Ogni persona che passa nella nostra vita ha un compito. Chi se ne va ha finito il suo». Neanche Dostoevskij.

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