Alla presentazione dei palinsesti Rai, qualche giorno fa ad Ancona, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha annunciato una prima serata dedicata a San Francesco con Roberto Benigni. C’è chi sussurra che dopo gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato che aveva come bersaglio il vicedirettore ad personam dell’emittente di Stato (dunque stipendiato dal contribuente italiano) ispirandosi al suo film da Oscar, lui abbia proposto un secondo appuntamento: «Lavitola è bella» interprete principale Sigfrido Ranucci.
L’imbarazzo in Rai si taglia col coltello, ma ancora più pesante è la cappa di silenzio del Pd e del milieu gauchista sul Sigfrido simil-eroe dei Nibelunghi. Così il direttore dell’approfondimento Rai Paolo Corsini, meloniano, prima ha detto poi ha contraddetto e alla fine si è accontentato di farci sapere che Report per la Rai «è cosa nostra». Solo che domani la trasmissione d’inchiesta non tornerà con le repliche «estive» delle puntate. In attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore, «la direzione Approfondimento ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico. Resta fermo l’appuntamento con la nuova stagione di Report, che tornerà in onda a partire dal prossimo mese di novembre»: così mamma Rai, in una nota, mette nel freezer Ranucci e i suoi scoop. Secondo l’agenzia LaPresse, la decisione di sospendere le repliche estive di Report è stata adottata all’esito di riunioni e confronti ai vertici della Rai che hanno coinvolto diverse strutture aziendali, ma non l’erede di Milena Gabanelli. Una decisione contro la quale si sono scagliati i consiglieri Rai Davide Di Pietro, Roberto Natale e Alessandro Di Majo. In una nota, i tre hanno espresso «contrarietà» allo stop: «A meno che non si tratti di puntate connesse in qualche modo all’indagine in corso, il provvedimento sembra solo una punizione che vuole soddisfare le richieste giunte a gran voce da una parte politica». Contrari allo stop anche Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa (Fnsi): «Siamo al ribaltamento dei fatti: la vittima di un attentato per i dirigenti Rai diventa il sospettato». Parole al vetriolo anche dagli esponenti del M5s in commissione Vigilanza Rai: «Le repliche portano in dote ascolti sempre ottimi nella landa desolata in cui vogliono trasformare Rai 3, ancor più desolata durante la stagione estiva». Favorevole, invece, la Lega: «Giusto così, la vicenda è opaca».
In serata, lo stesso Ranucci esce allo scoperto con una nota affidata all’avvocato Roberto De Vita: «Apprendo con sconcerto e con preoccupazione per l’informazione tutta che la Rai ha deciso di utilizzare il pretesto delle vergognose congetture, assurde, che sono state veicolate nelle ultime ore da alcune dichiarazioni politiche e da alcune ricostruzioni giornalistiche, per sospendere le repliche estive. Questa non è la protezione del “patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico” e della trasmissione, ma è la delegittimazione non solo della mia persona ma anche di tutto il lavoro dei singoli giornalisti che in modo autonomo e indipendente hanno curato inchieste importanti e che sono vero patrimonio per l’informazione e la democrazia», ha detto.
Anche la «sua» redazione ha preso posizione, con una nota: «Non comprendendo quale connessione possa esserci tra i fatti emersi in questi giorni e le nostre inchieste, riteniamo che questa decisione sia lesiva del nostro lavoro e del nostro impegno e temiamo che possa preludere a una nostra cancellazione in vista della prossima stagione. È grave che fino a ieri il direttore Paolo Corsini ha valutato con gradimento la qualità delle repliche e oggi in concomitanza con le richiesta di Libero del gruppo Angelucci sull’opportunità di mandarle in onda sia stata assunta questa iniziativa». «Del resto», prosegue la nota, «questa decisione è l’estrema conseguenza di una pressione costante subìta in questi anni, che culmina nella recente richiesta di Fratelli d’Italia di svolgere un’indagine interna alla Rai su Report. Quindi verrebbe da dire: non vedevano l’ora. Questa censura senza precedenti avviene ancor prima che le indagini della magistratura abbiano definitivamente chiarito che cosa e chi sta dietro l’attentato a Sigfrido Ranucci, che, ricordiamo, è parte lesa in un procedimento giudiziario».
A questo punto, se l’inchiesta dovesse prolungarsi di mesi, cosa succederà quando Report riprenderà in autunno? Ranucci verrà tolto dal freezer o no?
Il vertice di viale Mazzini è in evidente imbarazzo. Li accusano di essere tele-Meloni, ma in queste ore proprio da destra vengono le accuse e gli sfottò più pesanti. L’ultimo è di Fratelli d’Italia. Ranucci ha chiesto via social agli ascoltatori: segnalateci temi sui cui volete che noi indaghiamo. Fratelli d’Italia propone: «Vi segnaliamo la curiosa amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, pregiudicato, massone e faccendiere, indagato per essere il presunto mandante dell’attentato al conduttore di Report.
Gaetano Bellavia, il commercialista revisore dei conti in conto terzi, Report compreso si è detto «allibito» per l’amicizia tra Ranucci «e un notissimo faccendiere». Pure Mario Adinolfi – è ai domiciliari con l’accusa di truffa – se la piglia con Lavitola. Dice: «Lui accusato di strage va dai pm, non parla e lo lasciano libero e io ho il braccialetto elettronico e sono ai domiciliari?». L’amara conclusione di Adinolfi è: «Invidio Lavitola: se sei amico di Ranucci e vai a cena con Paolo Mieli, puoi essere pure pluripregiudicato, ma il sistema mediatico e giudiziario ti tratta coi guanti bianchi». Proprio Lavitola ha parlato ieri sera al Tg1: commentando le parole di Ranucci («Non può averlo fatto Lavitola; se lo ha fatto, non lo ha fatto per farmi del male»), ha detto: «Il solo fatto che abbia messo quel ‘se’ mi inizia a far mettere in discussione se c’è o non c’è questa amicizia. In più, si poteva anche evitare di parlare della questione di mio figlio, che è il motivo della mia enorme gratitudine nei suoi confronti. Io ho organizzato un attentato? Sarei stato un imbecille».
Il silenzio più assordante resta quello di Elly Schlein. Ai tempi della bomba, disse: «L’attentato a Ranucci è un attentato alla democrazia: dove la destra governa indebolisce la libertà di stampa». Ora le tocca scoprire che forse Ranucci era il Papa straniero.
Perciò Giuseppe Conte difende il nibelungo: «Lui è la parte lesa e ora è partito il linciaggio».
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