Altro che piccolo o grande schermo: quello più gettonato è… verticale. Del telefono, ovviamente. Se un tempo lo scandalo era lo zapping, la nuova parola spacca-spettacoli si chiama «scrollare». Quello di video sui social network, cui l’industria dell’intrattenimento ora si adatta. Giacché siamo tutti dipendenti dallo smartphone (lo usiamo in media 6 ore al giorno) le piattaforme di streaming, da Netflix a Mediaset Infinity, iniziano ad affiancare ai loro formati tradizionali alcuni contenuti pensati proprio per la visione verticale. L’obiettivo? È dichiarato dalle stesse aziende: da un lato aumentare il coinvolgimento quotidiano degli abbonati, aiutandoli a scoprire nuovi titoli, dall’altro intercettare un’abitudine già consolidata, contendendo a Instagram e TikTok tempo e attenzione degli utenti.
Non solo catturata nei momenti di attesa (in coda, sui mezzi, in viaggio…), ma anche in situazioni di relax: secondo una recente ricerca, oltre la metà degli adulti di età compresa tra i 45 e i 54 anni scorre video sul proprio cellulare persino mentre è sul divano davanti alla televisione. «I filmati verticali sono perfetti rituali giornalieri: esperienze brevi, immediate, facilmente consumabili», ha spiegato Erin Teague, responsabile prodotto di Disney Entertainment, dal palco del Consumer electronics show di Las Vegas a gennaio. La società californiana stava per l’appunto annunciando l’introduzione del formato verticale entro fine dicembre, ma in realtà la sperimentazione è già in corso con Verts, una raccolta di brevi clip sportive su Espn, l’applicazione dell’omonimo network di proprietà della Disney. Viaggiano nella stessa direzione Netflix e Amazon Prime Video, che hanno battezzato il servizio rispettivamente Clip e Clips. Le novità verranno rilasciate in modo graduale, partendo dagli Stati Uniti e poi nel resto del mondo, ma in Italia potrebbe arrivare prima di tutti Mediaset Infinity: anche se non c’è ancora una data ufficiale, la piattaforma del gruppo di Cologno Monzese fa sapere che introdurrà i contenuti verticali subito dopo l’estate. Contraddizione o naturale evoluzione del settore on demand? «Direi entrambe le cose», commenta Luca Barra, professore in Televisione e media digitali all’Università di Bologna. «Da una parte è un po’ un’ammissione di fallimento: fino a pochi anni fa le piattaforme streaming si sono presentate come qualcosa di nuovo che ci avrebbe permesso di vedere film e serie in modo più libero rispetto a quanto accadeva in televisione, mentre oggi, per tenere ancorato il proprio pubblico, si piegano a una modalità di consumo estremamente diversa. Dall’altra parte, una fetta significativa dei contenuti che circolano sui social deriva proprio dalle produzioni originali di queste aziende, quindi perché non monetizzarli a casa propria?». Ma la vera gallina dalle uova d’oro sarà il cosiddetto «micro-drama», un genere nato in Cina e già diffusissimo in America, che appassiona le nuove generazioni e che potrebbe diventare il protagonista della futura offerta on demand. Si tratta di fiction girate in verticale con puntate da uno, massimo due minuti, proprio come un video di TikTok o una stories di Instagram. «Sono produzioni a bassissimo costo», spiega l’esperto, «basate su narrazioni semplici, piene di scene madri e momenti a grande intensità emotiva con lacrime, urla, litigi; un po’ come nelle vecchie soap opera». Secondo un’analisi di Omdia sui dati di utilizzo mobile, negli Stati Uniti gli utenti passano più tempo a guardare micro-drama sulle app per smartphone rispetto a quanto ne trascorrano guardando Netflix & co. sugli stessi dispositivi: si stima che i ricavi globali di queste mini serie abbiano raggiunto gli 11 miliardi di dollari nel 2025 e che cresceranno fino a 14 miliardi di dollari entro la fine del 2026. Esistono già diversi cataloghi online, accessibili anche in italiano, come ReelShort o MyDrama, specializzati nel genere. Al momento sono tutte produzioni estere, ma qualcosa inizia a muoversi pure nel nostro Paese: se a maggio la media company turca Iki Dakika Creative House, specializzata in serie verticali, ha annunciato l’ingresso nel mercato italiano con la realizzazione di una fiction sul territorio, la più lungimirante è stata Maria De Filippi. Fascino, la sua casa di produzione in comproprietà con Mediaset, ne ha già confezionata una, Tutto in una notte, disponibile da aprile su Witty Tv in 54 puntate da meno di un minuto, e a breve ne girerà altre tre. L’accoglienza di questa prima mini serie, scritta e diretta da Mauro Monaco, storico autore di Amici e Tù sì que vales, e dallo sceneggiatore Mizio Curcio, è stata così positiva (ha superato 23 milioni di visualizzazioni), che in autunno potrebbe essere distribuita sul nuovo feed di Infinity.
Del resto il formato verticale non sta cambiando soltanto lo streaming. Anche Hollywood ha capito da tempo che può usarlo come esca per intercettare il pubblico più giovane e appassionarlo al cinema. Lo dimostrano alcune iniziative di marketing, in primis quella Disney che, in occasione dei 20 anni di High school musical a gennaio, ha spezzettato l’intera commedia in 52 clip verticali su TikTok. […]
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