Ma Ranucci è stato manipolato da Lavitola?

Il movente della bomba potrebbe non fermarsi alla politica. Valter Lavitola ha confessato di aver organizzato l’attentato sotto casa dell’amico Sigfrido Ranucci sostenendo prima di puntare a un innalzamento della scorta e poi che avrebbe voluto trasformarsi nel produttore di Report.

Le indagini sulle inchieste di Report

Ed è proprio dentro la trasmissione di Rai 3 che adesso hanno in mente di guardare gli investigatori. In una delle informative dei carabinieri sarebbero stati annotati alcuni commenti (quelli ancora esistenti, visto che, come ha ricostruito ieri il Fatto quotidiano, nella chat di Signal c’è una voragine temporale che permette di ipotizzare la cancellazione di massa dei messaggi con l’ex conduttore) di Lavitola ai servizi della trasmissione d’inchiesta.

Il sospetto è che possano contenere suggerimenti interessati, interferenze o tentativi di orientare le inchieste. Perché l’ex faccendiere, dopo essere entrato nell’ambiente grazie al rapporto privilegiato con Ranucci, potrebbe aver costruito relazioni autonome con altri giornalisti.

In Procura, però, non hanno ancora indicato quali aspetti investigativi sviluppare e, al momento, la prima parte dell’inchiesta, con il deposito del vasto materiale captativo, sembra conclusa. Almeno fino al Riesame.

Il respingimento della scarcerazione per Lavitola

Gli uomini del commando restano in carcere. Lavitola pure, visto che anche l’ultima mossa dei suoi avvocati, che hanno cercato di farlo scarcerare prima del pronunciamento del Riesame, è andata a vuoto.

Con un provvedimento di 17 pagine, i difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, manuali di diritto alla mano, hanno cercato di far dichiarare dal gip «inefficace» l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato il loro cliente a Rebibbia. Secondo i legali, la mancata decisione del Riesame entro dieci giorni dalla ricezione degli atti avrebbe reso nulla la misura cautelare.

Lavitola, stando a questa impostazione, sarebbe dovuto tornare libero senza alcun pronunciamento di merito. La richiesta è stata respinta dal gip. I difensori sostenevano che le contestazioni per Lavitola, al quale, insieme agli altri indagati, viene contestata l’aggravante del metodo mafioso, sarebbero di fatto reati «di criminalità organizzata», ai quali non si applica la sospensione dei termini della pausa estiva durante il mese di agosto. Per il gip, invece, quanto a procedura, tutto è filato liscio.

L’ombra di “Tele-Lavitola” e le parole di Gasparri

Il tutto, però, mentre le «manipolazioni» nei confronti dell’amico non sono passate inosservate. Il tema ha un precedente curioso. Il 7 novembre 2023 Maurizio Gasparri trasformò Lavitola nel convitato di pietra di un’audizione della Commissione di vigilanza Rai, coniando persino un’etichetta: «Tele-Lavitola».

Il senatore parlò del ristorante come di «un posto importante», dove «foto», affermò con modalità un po’ criptica, «vengono prese» e poi «vanno alcuni a riprendere le foto fatte». Quindi annunciò: «Pure Tele-Lavitola è un capitolo e Ranucci conosce bene la questione».

Il giornalista non negò la frequentazione, ma provò a precisarne l’origine: «Io con Valter Lavitola ho dei rapporti d’amicizia che sono subentrati dopo le inchieste che abbiamo fatto». Oggi, sentito dalla Verità, Gasparri dice di non ricordare quali informazioni raccolse per quella stoccata. Di certo aveva profetizzato che di foto dal Cefalù ne sarebbero saltate fuori altre.

I sospetti sui depistaggi e le fonti del programma

Tre anni dopo, infatti, continuano a sbucare attovagliamenti che colpiscono gli ex collaboratori di Ranucci diventati i suoi nuovi avversari, proprio mentre gli investigatori ricostruiscono quanto il faccendiere fosse riuscito a entrare nella vita dell’amico, «vittima», secondo il gip, «della manipolazione dell’indagato».

Il giornalista, almeno pubblicamente, non ha ancora preso le distanze da Lavitola. Neppure dopo la confessione. Il dato non cambia la sua posizione processuale ma rende singolare un rapporto che, secondo il gip, l’oste del Cefalù avrebbe cercato di sfruttare anche quando l’indagine aveva ormai imboccato la strada che portava a lui.

E di certo anche verso un tentativo di raggiungere direttamente un giornalista di Report. Daniele Autieri ha raccontato che il faccendiere gli prospettò la pista dei servizi segreti italiani e israeliani. Dopo aver scoperto il nuovo ruolo che gli ha assegnato la Procura, però, rilesse quell’avvicinamento come «un possibile depistaggio».

Autieri, nonostante Lavitola fosse stato instradato verso di lui proprio da Ranucci, aveva però rifiutato di seguire le sue indicazioni perché non lo considerava «una fonte affidabile».

Ranucci vittima di manipolazione: la ricerca del movente

La manipolazione, secondo il gip, sarebbe continuata persino dopo che l’indagine aveva imboccato la strada che portava all’amico. L’indagato avrebbe cercato di «accostare la sua posizione a quella della persona offesa», alimentando in Ranucci il convincimento che la ricostruzione degli investigatori fosse «assolutamente inverosimile». È stato il gip a sgombrare il campo dagli equivoci: non è emerso alcun elemento per sostenere che Ranucci fosse consapevole del progetto criminale. Era, al contrario, la «vittima della manipolazione». E stabilire fino a che punto questa manipolazione si sia spinta e se sia entrata anche nelle inchieste di Report potrebbe aiutare gli inquirenti ad accertare definitivamente il movente.

Da non perdere

Tutte le «indicazioni» di Ranucci a Lavitola
Inchieste

Tutte le «indicazioni» di Ranucci a Lavitola

Il conduttore di «Report» ha consegnato al faccendiere informazioni su come raggiungere casa sua e le abitudini della scorta. Un assist involontario agli attentatori, che così hanno potuto considerare le tempistiche necessarie per piazzare l’ordigno.

Ranucci adesso rischia la vicedirezione
Inchieste

Ranucci adesso rischia la vicedirezione

Il conduttore di «Report» verrà allontanato dal programma entro la fine di questa settimana. L’ipotesi è quella di spostarlo in un telegiornale Rai. Al vaglio dell’azienda ci sono anche gli ultimi post di Sigfrido su un presunto complotto contro di lui.