Nella galassia digitale di Autistici Inventati, l’hub riconducibile all’organizzazione di volontariato AI Odv, fondata (con altre sei persone) dal nerd della digitalizzazione statale che piace ai dem e lavora in Commissione Ue, il creatore dell’app «Immuni» Paolo De Rosa, c’è Abolition Media, la piattaforma che rilancia i comunicati dell’Asse della Resistenza.
Un luogo virtuale in cui antagonisti occidentali e fan di Hamas, rivoluzionari atei e jihadisti finiscono per convergere. E per capire perché Washington abbia deciso di applicare a una realtà nata nell’ambiente anarchico e antagonista gli strumenti dell’antiterrorismo post 11 settembre bisogna entrare proprio nella rete che si è appoggiata al collettivo hacker Autistici Inventati usando, come nel meccanismo delle scatole cinesi, i suoi strumenti. E arrivare a Noblogs.org. Che non è soltanto uno dei tanti domini ospitati. Ma «un progetto del Collettivo AI che», è spiegato nel sito web, «da almeno 10 anni continua a fornire servizi di comunicazione e cospirazione ad attivisti e attiviste». È proprio su Noblogs che si trova Abolition Media.
La mappa dei domini, quindi, comincia a trasformarsi in una mappa dei contenuti. Il Dipartimento di Stato Usa, motivando l’inserimento di Autistici Inventati nella black list, parla di un gruppo mediatico dell’estrema sinistra che utilizzerebbe i suoi servizi digitali per diffondere comunicati ufficiali e appelli provenienti da organizzazioni terroristiche. L’elenco mette insieme Guardie rivoluzionarie iraniane, Hamas, Hezbollah, Fronte popolare per la liberazione della Palestina e Jihad islamica palestinese. Il nome del blog non viene scritto nel documento americano.
Ma le parole utilizzate per descriverlo coincidono con quelle attraverso le quali Abolition Media presenta la propria attività. Nel febbraio 2024 Abolition Media sosteneva l’importanza di diffondere prospettive e resoconti delle azioni dei gruppi della cosiddetta «resistenza anticoloniale» anche quando gli utenti anarchici non ne condividevano l’intera impostazione ideologica. Sempre su Noblogs compare Anarchists4Palestine, che raccoglie e promuove iniziative anarchiche e autonome a sostegno della Palestina, mentre il Cantiere sociale Camilo Cienfuegos ha pubblicizzato una serata di raccolta fondi per Gaza.
A questo quadro si aggiunge GazaWeb, progetto promosso dalla Ong Acs per contrastare le interruzioni delle comunicazioni nella Striscia attraverso eSim e punti di accesso internet. Poi la rete si ramifica ancora e i collegamenti sembrano meno diretti. Su una pagina di Plan C che rimanda al sottodominio noborder.beyondeurope.net è possibile rintracciare un riferimento a KomAufbau. Rimbalzi che dimostrano la circolazione trasversale dei contenuti. E, per ora, solo quella. Non si tratta necessariamente di realtà collegate sul piano organizzativo o tecnico. Fra i domini analizzati figurano anche Il Rovescio, CityStrike, La Haine, KomAufbau, Tm Crew e Marcha, con materiali dedicati alla questione palestinese. Il Seminario itinerante sulla Palestina dell’Università di Firenze propone incontri su Hamas, sionismo, resistenza anticoloniale e crisi umanitaria. La Terra Trema ha dedicato un approfondimento alla psichiatra palestinese Samah Jabr e Articolo Zero ha pubblicato appelli sulla guerra a Gaza.
E il Dipartimento di Stato sostiene che il gruppo mediatico descritto nel provvedimento abbia utilizzato i servizi di AI per pubblicare comunicati ufficiali e appelli all’azione di organizzazioni designate come terroristiche dagli Stati Uniti. Secondo Elisa Garfagna, esperta di comunicazione, «dal punto di vista comunicativo, nei circuiti antagonisti e anarchici legati a molti di questi domini emerge una narrazione piuttosto omogenea, forte e consolidata. Hamas e l’Asse della Resistenza, Iran, Hezbollah e gruppi affini, vengono presentati quasi sempre come attori di una resistenza legittima contro l’occupazione, il colonialismo e il sionismo».
E aggiunge: «L’attacco del 7 ottobre viene contestualizzato come risposta a decenni di oppressione, mentre i loro comunicati e appelli vengono spesso rilanciati e amplificati». Il confine, quindi, appare molto sottile nel punto in cui la questione tecnica dell’infrastruttura incrocia quella politica della propaganda. Con un ruolo tutto da chiarire. Quello di De Rosa. Carlo Fidanza, capodelegazione di Fdi al Parlamento europeo, e Augusta Montaruli, vicecapogruppo alla Camera, ricordano che il fondatore (e segretario, come dimostra l’atto costitutivo) di AI Odv è stato dirigente del Dipartimento per la Trasformazione digitale a Palazzo Chigi, oggi lavora alla Commissione Ue ed è membro del gruppo di lavoro del Pd sulla digitalizzazione. «Che ci fa De Rosa nel 2018 nell’atto costitutivo dell’associazione Ai Odv che per il Collettivo gestisce i server e raccoglie anche i fondi?», si chiedono i due esponenti di Fratelli d’Italia. Ma non è l’unica domanda: «Perché nei suoi curricula pubblicati sul web non ha mai menzionato la sua attività per AI Odv?». E ancora: «Quella stessa attività è stata dichiarata all’atto dell’assunzione degli incarichi prima presso il Dipartimento per la Trasformazione digitale e poi presso la Commissione Ue?». Infine chiamano in causa i dem: «Il Pd ritiene normale che un soggetto con tali opacità rimanga membro di un suo gruppo di lavoro nazionale, presentato in pompa magna alla presenza di Elly Schlein?». Questioni che, dopo la black list americana, non possono più restare parcheggiate nei cloud.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >