Sala farà guadagnare 265 milioni a Milan e Inter
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala (Ansa)

Per capire quanto i milanesi hanno perso nell’operazione stadio, bisogna tornare alle chat di qualche anno fa, contenute nei faldoni delle inchieste sull’urbanistica milanese. Il 5 dicembre 2022 l’ex assessore Giancarlo Tancredi scrive al direttore generale Christian Malangone: «Oggi ho visto Barberis (Pd) che vorrebbe proporre un odg di indirizzo sullo Stadio. […] Che ne dici se ci vediamo lunedì con Bonomi (Giuseppe, presidente di Sport Life City), Mark (Van Huuksloot, all’epoca manager dell’Inter) e Barberis/Ceccarelli? Lui vorrebbe far esprimere il Consiglio su alcune richieste aggiuntive alle squadre, ma vorrebbe concordarle».

Pochi giorni dopo, sempre Tancredi: «Barberis e Ceccarelli hanno testo odg pronto per fine questa settimana, ma i tempi dell’odg, per ricompattare il più possibile la maggioranza, non riescono a presentarlo prima del 15 […]».

Questo passaggio serve a capire ciò che viene dopo. Nell’ordine del giorno sullo stadio, poi recepito dalla Giunta, una delle richieste era destinare almeno 40 milioni ai quartieri intorno a San Siro: una compensazione territoriale per restituire alla città parte del valore generato dall’operazione. Nelle carte del nuovo Piano attuativo, però, quei 40 milioni sono scomparsi. Al loro posto, invece, ci sono detrazioni, opere a scomputo, contributi compensati e un meccanismo che riduce l’incasso diretto di palazzo Marino.

Del resto, non è un assegno per finanziare le campagne acquisti di Milan e Inter. Ma nelle carte del nuovo San Siro il vantaggio economico privato dei club è scritto nero su bianco. Il conto non lo fa un comitato contrario allo stadio né l’opposizione al sindaco Beppe Sala, è nella Relazione economica di fattibilità del Piano attuativo «Nuovo Stadio Milano», protocollata al Comune il 18 maggio 2026 e intestata a Stadio San Siro spa, società veicolo dell’operazione. Secondo quella relazione, la cessione del Meazza e delle aree circostanti dovrebbe chiudersi con una plusvalenza di 265 milioni, al lordo delle imposte e «fatti salvi imprevisti di mercato». La società dei club prevede ricavi per 2,567 miliardi a fronte di costi per 2,302 miliardi. Il Comune, invece, cede un compendio strategico della città dentro un equilibrio economico che appare molto più favorevole ai club che alle casse pubbliche.

Il primo numero è la cessione. La relazione indica un costo di acquisto di 197,075 milioni: 104,148 per il Meazza, 86,201 per le aree e 6,725 per i diritti edificatori. Poi compaiono 22 milioni di detrazioni, tra demolizione del tunnel e bonifiche. Il valore netto scende a 175,075 milioni. Il dato al metro quadro rende evidente la partita. Lo schema di convenzione indica le aree oggetto del Piano in circa 264 mila metri quadrati. Sul prezzo lordo di 197 milioni, il valore medio è 746 euro al metro quadrato; sul netto scende a 663 euro. Ancora più basso il calcolo sulle sole aree, escluso lo stadio: circa 193.750 metri quadrati pagati 86,2 milioni, cioè 445 euro al metro quadrato. Il confronto con i valori comunali di monetizzazione della zona Ippodromo-Monte Stella, tra 615 e 703 euro al metro quadrato, apre una domanda: applicati alla superficie oggetto di vendita, quei parametri avrebbero portato le aree tra 161 e 184 milioni, fino a circa 60 milioni in più.

Non basta. La relazione calcola 41,657 milioni di oneri di urbanizzazione tra primaria e secondaria, ma gli interventi a scomputo valgono 57,293 milioni. Palazzo Marino non li incassa come liquidità spendibile per il quartiere: li trasforma in opere interne al progetto. Qui entra il Tunnel Patroclo: 42,315 milioni per il nuovo tunnel e 7,120 milioni per l’intersezione nord. Quasi 49,4 milioni su 57,293 di opere a scomputo. La convenzione lo definisce «indispensabile all’attuazione dello Stralcio funzionale 1» e consente «di scomputarne il costo dagli oneri di entrambi gli stralci». Tradotto: un’opera decisiva per far partire il nuovo San Siro finisce dentro la voce che dovrebbe compensare l’impatto urbanistico dell’operazione sulla città. Lo stesso schema ritorna sul verde: il progetto prevede un parco urbano da 80.000 metri quadri ceduti al Comune, ma composto anche da aree private non recintate, destinate all’uso collettivo senza diventare pienamente comunali. Insomma il green di Sala non è un parco puro: resta una compensazione legata sempre alla macchina dello stadio.

Altro capitolo è il contributo sul costo di costruzione. La relazione parte da 35,709 milioni, applica detrazioni per 34,770 milioni e arriva a 938.828 euro. Meno di un milione in un’operazione da oltre 2,3 miliardi. Del nuovo San Siro quanto resterà ai milanesi?

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