Secondo il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, che ieri ad Asiago ha presentato il suo libro, i tentativi di silurarlo andrebbero avanti da un quarto di secolo: «Io è dal 2000 che faccio i conti con queste cose, quando ritrovai la cassetta di Borsellino e chiesero il mio licenziamento», ha detto Ranucci, riferendosi agli attacchi nei suoi confronti.
Ma all’epoca «c’era un signore in Rai, che si chiamava Zaccaria, che mi ha difeso. E poi le inchieste sono finite con un’archiviazione». Intanto, l’annuncio (con giallo sulla smentita) di querela da parte di Ranucci nei confronti del magistrato Clementina Forleo sta facendo emergere le contraddizioni del comportamento del giornalista nella vicenda che lo vede vittima.
Ieri il più netto sul punto è stato il deputato di Fratelli d’Italia, Francesco Filini, capogruppo nella commissione di Vigilanza Rai: «Mentre Sigfrido Ranucci minaccia di denunciare chiunque, magistrati compresi, per difendere sé stesso, dalle cronache non risulta aver mai sporto denuncia verso Valter Lavitola, che ha confessato di avergli fatto mettere una bomba sotto casa. Un fatto inspiegabile e paradossale. La domanda è semplice: perché?».
Va detto che nella tarda serata di mercoledì Ranucci, a margine dell’intervento a Fiera di Primiero, in Trentino, aveva annunciato di aver cambiato idea sull’azione legale nei confronti della toga: «Non farò querela. Ha detto correttamente che ha ripreso notizie fatte dal Foglio e da Sottile (Salvo, conduttore Rai, ndr) e quindi ha tracciato i mandanti, diciamo così.
Ora sposteremo l’attenzione. Loro per scrivere quelle cose sicuramente hanno le prove». Ma a stretto giro, il legale di Ranucci, Roberto De Vita, ha invece dichiarato che l’azione contro la toga andrà avanti: «Nessun dietrofront. Procederemo a presentare la querela nei confronti della giudice, Clementina Forleo, per il post che ha pubblicato su Facebook».
In attesa che il legale e il suo assistito prendano una posizione condivisa, gli esponenti della maggioranza continuano a stigmatizzare il comportamento del giornalista Rai. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri punta il dito sulla gestione dei servizi da parte del conduttore: «Ranucci sui palchi impreca contro la Rai, contro la politica, evoca conflitti nazionali, mondiali e intergalattici, non spiega invece le sue frequentazioni con Lavitola e con tanti altri personaggi. Non ci dice se con Lavitola parlassero dei servizi che andavano in onda su Report. Non si scusa per tutte le fanfaluche che ha diffuso su inventate eredità di Berlusconi affidate a personaggi inattendibili, su “piste nere”, sulle stragi mafiose contestate dalla magistratura seria».
«Ranucci», chiosa Gasparri, «non si scusa e non si spiega». Poi l’esponente di Fi mette un freno alle indiscrezioni sulle pressioni da parte della maggioranza sulla Rai rispetto al futuro di Report: «Non spetta alla politica decidere chi deve condurre questa o quella trasmissione. Ma se Ranucci si dovesse basare sul suo livello di reputazione, oggi sprofondato sottozero, sarebbe lui stesso a chiedere scusa a tutti e a prendersi una lunga e salutare pausa di riflessione».
Sulla stessa linea il deputato di Fdi Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera: «I servizi di Report sono quasi tutti a senso unico – io stesso sono stato aggredito in modo scorretto – ma nessuno vuole mettere in discussione la trasmissione. Il Parlamento ha, comunque, il dovere di monitorare come vengano spesi i contributi del canone degli italiani».
«Non siamo stati noi a rendere una questione politica l’attentato, ma Elly Schlein e il M5s, che hanno subito puntato il dito contro il governo Meloni e non hanno chiesto scusa», ha concluso Mollicone.
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