Il 29 settembre 2025, a bordo di un’Audi Q5, l’ex pm Mario Venditti parla con una donna, non sapendo di essere intercettato. Quello che dice è agli atti della Procura di Pavia.
«Stiamo preparando la guerra… Io temo che mi arrestino addirittura».
Lo sfogo dura diversi minuti. Venditti ragiona ad alta voce sulla sua posizione nell’inchiesta, quella che i magistrati chiamano «filiera dell’archiviazione»: il meccanismo con cui, secondo l’accusa, la posizione di Andrea Sempio nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi sarebbe stata fatta sparire dal registro degli indagati. Venditti ricostruisce la catena di responsabilità, contando le persone potenzialmente implicate: lui stesso, che ha firmato la richiesta di archiviazione insieme alla collega titolare del procedimento e al procuratore, il Gip che ha emesso il decreto, la dottoressa Barbaini della Procura generale di Milano. Una decina di persone in totale, stando ai suoi calcoli.
«Mettiamo il corruttore, la richiesta di archiviazione è firmata da me, dalla collega e dal procuratore, e siamo tre… Il Gip e siamo cinque… Poi c’è la Barbaini che mi spingeva a chiedere l’archiviazione… Insomma, una decina di persone. Tra queste dieci persone chi viene perseguito? Direi perseguitato… Solo io».
Nella stessa conversazione, intercettata nell’abitacolo della vettura nell’ambito del procedimento trasmesso per competenza dalla Procura di Brescia a quella di Pavia, Venditti aggiunge un dettaglio piuttosto rilevante: la dottoressa Barbaini, all’epoca sostituto procuratore generale di Milano, «era la mia consulente, quella che mi spingeva a chiedere l’archiviazione». Un’affermazione che, secondo gli inquirenti, allarga ulteriormente il perimetro della vicenda.
La lite in casa Sempio: contanti, verbali e contraddizioni
Il 7 novembre 2025, nella casa di Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari, scatta un’altra intercettazione ambientale. I due coniugi, genitori di Andrea, stanno rileggendo insieme il verbale che il marito ha reso alla Guardia di Finanza. Si tratta di una discussione che degenera in una rissa verbale.
Il punto è uno solo: i pagamenti in contanti agli avvocati. La Finanza, durante l’interrogatorio di Giuseppe, aveva chiesto se il pagamento fosse stato richiesto o concordato in quella forma. La risposta era stata no. Ma Daniela Ferrari non ci crede.
«Ti ha telefonato Soldani a te… Ti ha detto “Soldani vuole duemila euro”, io ti ho detto “facciamo l’assegno” e tu mi hai detto “no, li vuole in contanti”… E allora vuol dire che la richiesta di avere soldi in contanti te l’hanno fatta… E tu alla Finanza gli hai detto di no!»
Il marito, in difficoltà, non nega i fatti, ma tenta comunque di sfumarli. Le registrazioni mostrano che i due si trovano a dover fare i conti con una versione resa agli inquirenti che la moglie ritiene contraddittoria rispetto a quanto accaduto. Giuseppe Sempio, a un certo punto, chiude la discussione con una battuta: «Se mi interrogano, dico quello là e bon… Il figlio non si incasina di sicuro, dipende tutto dal Dna».
Il carabiniere che voleva vedere Sempio «fuori dalla caserma»
Il terzo nodo riguarda direttamente Andrea Sempio. Lo stesso 7 novembre 2025, in una conversazione telefonica intercettata, racconta ai genitori di una telefonata che lo aveva insospettito.
Un numero sconosciuto lo aveva chiamato tre volte. Quando aveva richiamato, dall’altra parte vi era il luogotenente Silvio Sapone, carabiniere che aveva avuto un ruolo nei contatti con la difesa Sempio nel 2017. Sapone voleva parlargli del caso Garlasco. Ma non in caserma, e neppure con una convocazione ufficiale.
«Vedo questo numero che mi ha chiamato tre volte e decido di chiamarlo… Mi voleva parlare del caso Garlasco. E io gli dico: “Eh ma è un interrogatorio? Devo venire in caserma?”. “No no, parliamo così… Ci vediamo da qualche parte”. Lì ho detto ok, ma di questo qua non mi fido e l’ho passato all’avvocato».
La circostanza, secondo gli inquirenti, è di estrema rilevanza. Sapone, che aveva gli uffici presso la Procura, avrebbe cercato di incontrare l’indagato del caso Garlasco fuori da qualsiasi contesto ufficiale, senza delega da parte della Procura. Sul punto sono citate le dichiarazioni rese dalla dottoressa Giulia Pezzino, magistrato che nel 2017, insieme al collega Venditti, chiese e ottenne l’archiviazione dell’indagine su Andrea Sempio. Quest’ultimo, nell’intercettazione, ragiona anche sulle possibili implicazioni: dice di ritenere che le intercettazioni tra lui e Sapone siano già in mano agli inquirenti e che, se così fosse, la cosa sarebbe «alla luce del sole». Poi passa il numero al suo avvocato e, da quel momento, non sa più nulla di Sapone.
Tre frammenti di conversazione, tre scenari distinti. Ma tutti ruotano attorno alla stessa sfera: un’inchiesta che, a partire dalle parole di chi ne è coinvolto (direttamente o indirettamente), rivela la complessità di qualcosa che va ben oltre la vicenda di un singolo imputato o della povera vittima.
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