L’attacco a mezzo social di Clementina Forleo nei confronti di Sigfrido Ranucci raccontato ieri dalla Verità potrebbe finire in tribunale.
Il conduttore di Report ha infatti fatto sapere, attraverso fonti vicine a lui, di aver dato mandato ai suoi legali per procedere nei confronti della Forleo dopo il post pubblicato dalla toga domenica 16 agosto su Facebook.
Il magistrato ha commentato così l’annuncio della querela nei suoi confronti: «Il mio post, come chiarito nei relativi commenti è stato una mera riflessione ad una notizia apparsa sul Il Foglio a firma di Carmelo Caruso e poi ripresa da Salvo Sottile nella sua pagina Facebook. Non mi risulta essere stata mai smentita dall’interessato. In uno Stato di diritto ognuno risponde delle sue condotte, ivi incluse le sue querele». Nel post pubblicato domenica 16 agosto su Facebook Forleo, consigliera della Corte d’appello di Roma, si era chiesta: «Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti costi mantenere il timone di Report (trasmissione del servizio pubblico) con la minaccia di spifferare le chat con “tutti”? E chi sono i “tutti” di cui parla?».
Secondo la Forleo, «in un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni».
In realtà, le parole attribuite a Ranucci sulle sue chat non sono di prima mano, cosa che le rende tutte da verificare.
Sul Foglio del 15 agosto Carmelo Caruso ha infatti scritto: «Come Flaubert anche Ranucci crede che “Report sono io”, Madame Ranuccy, e che “se mi tolgono la conduzione, allora ci divertiamo”, “nel mio telefono ho le chat di tutti”. La polizza di Ranucci è l’archivio, il suo telefono, il mestolo dell’Italia rancida. Sta dicendo ai suoi colleghi Rai che dirigenti, ministri, agenti spioni e pesciaroli hanno messaggiato con lui e che “se volesse”, insomma…, “io ho le chat di tutti”».
Insomma, risulta difficile immaginare che un retroscena di palazzo, oltretutto apocrifo, possa portare a conseguenze giudiziarie nei confronti di Ranucci.
Ma la notizia che il conduttore di Report intende procedere contro la Forleo evidenzia come, sempre di più, quel particolare feeling che nell’immaginario collettivo legava il giornalista e la magistratura, stia svanendo.
E come era facile prevedere, da parte del centrodestra questa circostanza viene fatta notare. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami ha infatti commentato così: «È surreale che Sigfrido Ranucci invece di chiarire le molte zone d’ombra del suo comportamento quereli il magistrato Clementina Forleo che, in virtù della sua esperienza, segnala una serie di anomalie che riguardano il caso Ranucci – Lavitola. Cosa farà ora l’Associazione nazionale magistrati, difenderà un magistrato dall’attacco arrogante di Ranucci o tripudierà all’amico del cuore del pregiudicato Lavitola un’altra standing ovation?», facendo un chiaro riferimento all’invito a Ranucci all’assemblea generale dell’Anm del 25 ottobre 2025 e all’accoglienza che le toghe gli avevano riservato.
Sulla stessa linea anche il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan: «Perché Sigfrido Ranucci non querela Valter Lavitola che ha detto che “se la bomba l’ho messa io, allora l’ha messa Ranucci”, ma il magistrato Clementina Forleo che chiede rigore e trasparenza nelle indagini? L’Associazione nazionale magistrati è dalla parte dei magistrati o da quella degli amici di pregiudicati che querelano i magistrati?». Alle toghe la prossima mossa.
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