Per il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, la messa in onda nel 2000 su Rai News della cassetta dell’ultima intervista a Paolo Borsellino, realizzata da due giornalisti francesi di Canal+ il 21 maggio 1992, due mesi prima della strage di via D’Amelio, ha rappresentato una svolta per la carriera. E il primo scontro con il centrodestra.
Per questo, due giorni fa, il conduttore ha ricordato l’episodio collegandolo alle polemiche delle ultime settimane: «Io è dal 2000 che faccio i conti con queste cose, quando ritrovai la cassetta di Borsellino e chiesero il mio licenziamento», ha detto Ranucci. Ma all’epoca «c’era un signore in Rai, che si chiamava Zaccaria, che mi ha difeso. E poi le inchieste sono finite con un’archiviazione».
Ma la storia della cassetta dell’intervista a Borsellino, una sintesi di circa 12 minuti (rispetto agli oltre 50 del girato completo) che Ranucci aveva ricevuto da una delle figlie del magistrato ucciso dalla mafia e che per anni è stato un caposaldo della propaganda antiberlusconiana, è segnata da una serie di incongruenze sui contenuti.
Le differenze tra la versione di Rai News e quella dell’Espresso
Che, nella versione mandata in onda da Rai News, erano significativamente diversi dalla trascrizione pubblicata nel 1994 su L’Espresso, al punto di spingere, nel 2008, un giudice della Corte d’Appello di Milano, Edoardo Veronelli, a scrivere: «È obiettivamente vero, nei suoi elementi essenziali, il fatto che l’intervista mandata in onda da Rai News è frutto di una alterazione».
Va detto che la sentenza non smentisce l’affermazione sulle archiviazioni di tutte le querele contro di lui fatta da Ranucci, che in questa vicenda era dall’altra parte della barricata, avendo sporto lui querela contro Paolo Guzzanti per una serie di articoli pubblicati dal Giornale. E va anche detto che la sentenza esclude anche che «i giornalisti di Rai News» abbiano «rimaneggiato l’intervista», quindi la loro buona fede non è in discussione.
Ma le differenze tra la versione pubblicata in forma di testo dall’Espresso e la cassetta trasmessa da Rai News erano talmente macroscopiche da rendere comprensibile la rabbia degli esponenti di centrodestra dopo la messa in onda.
La domanda dei giornalisti francesi su Mangano
In particolare, la sentenza si sofferma su un argomento, ripreso dagli articoli di Guzzanti, che i giornalisti francesi avevano introdotto con una domanda (che riportiamo integralmente) su Vittorio Mangano, negli anni Settanta stalliere nella villa di Silvio Berlusconi: «Perché se ricordo bene c’è nella San Valentino un’intercettazione tra lui e Marcello Dell’Utri, in cui si parla di cavalli (dal rapporto Criminalpol: “Mangano parla con tale dott. Dell’Utri e dopo averlo salutato cordialmente gli chiede di Tony Tarantino. L’interlocutore risponde affermativamente… il Mangano riferisce allora a Dell’Utri che ha un affare da proporgli e che ha anche il ‘cavallo’ che fa per lui. Dell’Utri risponde che per il cavallo occorrono ‘piccioli’ e lui non ne ha.
Mangano gli dice di farseli dare dal suo amico ‘Silvio’. Dell’Utri risponde che quello lì non ‘surra’, [non c’entra, ndr])”».
Nella versione cartacea Borsellino risponde così: «Sì, comunque non è la prima volta che viene utilizzata, probabilmente non si tratta della stessa intercettazione. Se mi consente di consultare. No, questa intercettazione è tra Mangano e uno della famiglia degli Inzerillo…».
Mangano e Dell’Utri, cosa cambia tra le due versioni
Nella cassetta, invece, a questa domanda viene associata la risposta: «Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo».
Scrive Veronelli nella sentenza: «In sostanza, dalle modifiche descritte, risulta che sarebbe stato Dell’Utri, anziché un componente della famiglia Inzerillo, l’interlocutore di una telefonata con Mangano nella quale, attraverso un linguaggio criptato, si faceva riferimento alla droga».
Per il giudice, «la modifica non può essere definita di poco conto, dal memento che si attribuisce a Dell’Utri di essere stato interlocutore di Mangano in una telefonata, avente ad oggetto stupefacenti, in realtà intervenuta con un soggetto diverso».
La sentenza del 2008 e le parole di Borsellino su Berlusconi
Ma nell’intervista mandata in onda da Rainews c’è un elemento ancora più delicato, che riguarda direttamente Berlusconi. «Ma c’è un’inchiesta ancora aperta?», chiedono i cronisti francesi a Borsellino insistendo sull’argomento del controverso stalliere condannato per mafia.
«So che c’è un’inchiesta ancora aperta», risponde il magistrato. «Su Mangano e Berlusconi? A Palermo?», chiedono ancora, forse speranzosi di avere in mano uno scoop clamoroso i giornalisti di Canal+.
Borsellino però li gela: «Su Mangano credo proprio di sì, o comunque ci sono delle indagini istruttorie che riguardano rapporti di polizia concernenti anche Mangano».
Nella versione contenuta nella sintesi finita in mano a Ranucci la riposta però era diventata un lapidario «sì».
Insomma, difficile stupirsi del fatto che, non sapendo che la cassetta fosse stata mandata in onda senza tagli, in centrodestra fosse furioso.
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