Il nerd che ha creato l’applicazione Immuni gestisce una sigla d’aiuto ai «terroristi»
Ansa

C’è un esperto di tecnologie informatiche che ha lavorato su Immuni, green pass, cloud e infrastrutture strategiche della Pubblica amministrazione attraversando i governi Gentiloni, Conte e Draghi, e che oggi è alla commissione europea sull’identità digitale ma, nel 2018, quando era già nel team di Palazzo Chigi, fondò l’organizzazione di volontariato AI, che Autistici Inventati, una specie di condominio digitale dell’antagonismo, identifica come soggetto giuridico dei propri servizi: server e strumenti per comunicare restando anonimi.

È il 13 aprile 2018. Nello studio di un notaio di San Giuliano Terme si presentano con Paolo De Rosa altre sei persone. Lui entra nel primo consiglio direttivo e viene nominato segretario. Accetta la carica. E a quella data De Rosa era già un tecnico dello Stato. Fin qui l’importante scoperta di Sara Sonnessa per il quotidiano Torino cronaca. Poi, nascosto poche pagine più avanti nell’atto costitutivo, cominciano a saltare fuori dettagli non trascurabili. La nuova associazione non parte con la cassa vuota. Riceve 50.000 euro dal patrimonio di una precedente organizzazione appena sciolta: la «Investici», costituita nel 2001. Il notaio aggiunge tre parole nel nuovo atto: la vecchia Investici aveva «oggetto analogo» a quello di AI Odv. La continuità patrimoniale (e non solo) è scritta nell’atto. La nuova Odv, destinataria delle donazioni legate al collettivo hacker Autistici Inventati, dichiara di operare «a livello internazionale» e di fornire gratuitamente servizi «informativi, formativi, e tecnologici» destinati, tra l’altro, a salvaguardare libertà d’espressione, comunicazione, sicurezza e riservatezza delle comunicazioni in Rete. Tra gli obiettivi c’è quello di rendere visibili su Internet scopi, finalità e azioni «senza alcuna forma di censura, limitazione o controllo», purché non siano in contrasto con gli scopi associativi. Infine, l’Odv dichiara di assumere antifascismo e antirazzismo come criteri nelle proprie collaborazioni. Potrebbe sembrare la storia di una delle tante associazioni nate attorno alla cultura digitale. Ma non lo è. Perché nei propri termini di servizio Autistici Inventati identifica l’associazione come soggetto del rapporto con gli utenti dei servizi.

E il 26 agosto scorso Autistici Inventati è finita nella black list Dipartimento di Stato Usa. L’Ofac, l’ufficio del Tesoro statunitense che amministra le sanzioni, ha inserito l’hub, il sito autistici.org e un contatto riconducibile all’associazione, tra i soggetti sanzionati in base «all’Executive Order 13224», lo strumento impiegato da Washington contro persone ed entità accusate di sostenere il terrorismo. La misura comporta il congelamento degli eventuali beni sottoposti alla giurisdizione americana e vieta, in linea generale, ai cittadini e agli operatori statunitensi di intrattenere rapporti economici con il collettivo. Washington ritiene che Autistici Inventati fornisca infrastrutture digitali, strumenti e servizi a realtà violente dell’estrema sinistra, compresa un’organizzazione terroristica straniera (indicazione respinta sul sito Web poi oscurato). L’infrastruttura comprende posta elettronica protetta, hosting, mailing list, chat, videoconferenze, sistemi per l’anonimato e la piattaforma Noblogs. Secondo i dati ripresi dalle autorità americane, avrebbe gestito circa 16.000 caselle di posta, 1.500 siti, 5.500 liste di distribuzione e 10.000 blog. Una struttura tecnologica, sostengono le autorità Usa, impiegata da reti estremiste per comunicare, reclutare sostenitori, diffondere propaganda, condividere indicazioni operative e rivendicare azioni violente. Il Dipartimento del Tesoro sostiene inoltre che gli utenti vengano selezionati sulla base dell’affinità politica. In questo quadro emerge il rapporto con la componente più radicale della galassia pro Pal. Nella documentazione americana viene citato un portale militante che avrebbe utilizzato i servizi del collettivo per rilanciare dichiarazioni e appelli attribuiti ad «Hamas, Hezbollah, jihad islamica palestinese e Fronte popolare per la liberazione della Palestina», oltre che ai «Guardiani della rivoluzione iraniani». Un ecosistema digitale attraverso il quale determinati contenuti sarebbero stati pubblicati, conservati e amplificati. Ospitare una pagina non equivale automaticamente a condividere le azioni di chi la utilizza. Le autorità statunitensi ritengono però che, in alcuni casi, l’infrastruttura potrebbe avere oltrepassato il confine. Attorno si muove infatti una costellazione molto eterogenea di siti che dedicano spazio alla Palestina.

Tra questi compare Il Rovescio, portale antagonista che pubblica cronache di mobilitazioni in diverse città italiane e materiali come «Laboratorio Palestina» o «la creazione dell’esercito digitale a Gaza». Anche Radio Blackout, emittente torinese legata storicamente all’ambiente antagonista e No Tav, segue regolarmente Gaza, la Cisgiordania, le campagne di solidarietà e le iniziative delle flottiglie. La dimensione supera i confini italiani. La Haine, portale radicale in lingua spagnola. Tra i materiali disponibili figurano comunicati che presentano la lotta palestinese in una prospettiva internazionalista. Nella stessa area tematica si collocano siti appartenenti a reti europee come Beyond Europe e al gruppo tedesco Kommunistischer Aufbau. Quest’ultimo ha diffuso un ampio documento sulla «questione nazionale in Palestina e Israele», interpretata attraverso una prospettiva marxista-leninista e antisionista.

La sequenza, però, diventa singolare se la si accoppia con la biografia professionale di De Rosa. Dopo l’ingresso nel Team digitale di Palazzo Chigi, De Rosa diventa «chief technology officer» del Dipartimento per la trasformazione digitale. Durante l’emergenza Covid lavora sul contact tracing digitale e sulla famosa Immuni. Successivamente si occupa del Digital Covid certificate, il sistema europeo del green pass.

Poi arriva il cloud. Il 7 settembre 2021 il governo presenta la «Strategia cloud Italia». E lui, De Rosa, è al tavolo con Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, con Franco Gabrielli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla sicurezza, nonché ex 007, e con Roberto Baldoni, direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. La discussione verte su dove mettere i dati della Repubblica. Poi, per la Commissione europea, si occupa del nuovo quadro dell’identità digitale. Nel frattempo Autistici Inventati diventa l’hub digitale dell’antagonismo internazionale. Fratelli d’Italia annuncia interrogazioni a Bruxelles e alla Camera. Carlo Fidanza chiede se il ruolo attribuito a De Rosa in AI Odv sia compatibile con le «mansioni delicate» sull’identità digitale europea. Augusta Montaruli parla di «un fatto inquietante» e vuole chiarire come si concilino i rapporti con gli incarichi ricoperti nei vari governi: «Vogliamo chiarezza e trasparenza massima». Francesco Torselli chiede «cosa sapesse» Bruxelles: «Non lanciamo sentenze nei confronti di nessuno: pretendiamo fatti, verifiche e risposte». Washington ha acceso i riflettori sui server. E ora resta da capire quando, e se, De Rosa abbia spento il suo collegamento con l’associazione.

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