ranucci rai report
Giampaolo rossi, ad Rai (Imagoeconomica)

La storia si è ripetuta. Anche se, questa volta, l’esito sarà differente. Nel 2022, il comitato etico della Rai ha dovuto affrontare un altro caso Ranucci. Tutto era partito da una lettera anonima in cui si parlava di presunti abusi compiuti dal direttore di Report e di un servizio, quello sul San Donato di cui abbiamo parlato sulla Verità, realizzato in modo non obiettivo solamente per portare avanti una tesi: che la sanità privata aveva fatto poco o nulla durante il Covid.

Solita trafila: attivazione del comitato etico e audit. Sigfrido Ranucci «scagionato» da ogni accusa e rapporto del comitato etico segretato. Anche per il nuovo capitolo relativo al conduttore di Report si è fatto lo stesso: attivazione del comitato etico, audit e rapporto segretato. Proprio come la volta precedente. Un punto, quello del dossier inaccessibile, che val la pena evidenziare visto che, da più parti, ci si chiede come mai la Rai non lo faccia trapelare in alcun modo. E la risposta è semplice: perché non è la prassi. Non lo era nel 2022 quando l’ad era Carlo Fuortes e non lo è nemmeno ora che l’ad è Giampaolo Rossi.

Nessun complotto. Nulla da nascondere, dunque. Anche perché le motivazioni dietro la rimozione di Ranucci da Report sono sotto la luce del sole. E, a differenza di quanto affermano i consiglieri di vigilanza del Movimento 5 Stelle, non si tratta solamente dell’amicizia tra Sigfrido e Valter Lavitola.

Ranucci, le mail riservate inviate a Lavitola

Questa c’entra solamente nella misura in cui il conduttore di Report inoltrava al suo «amico fraterno» mail aziendali riservate, come quella del direttore approfondimento Rai, Paolo Corsini. Un’azione che contrasta con qualsiasi regolamento aziendale e che è ancora più grave se la si legge alla luce del fatto che, pur di tutelare Sigfrido, Valterino era disposto a tutto. Anche a piazzare delle bombe, come si è visto.

Ma non solo. Perché, ogni giorno che passa, Ranucci pare voler alzare il tiro contro la Rai. Alla presentazione del suo libro, Diario di un trapezzista, ha sfidato per l’ennesima volta l’azienda, dicendo: «Io ho la coscienza apposto, non so se ce l’hanno gli altri», in riferimento alla dirigenza Rai. L’ultima di una lunga serie di uscite che hanno creato parecchia irritazione a viale Mazzini. Ma non solo.

Le altre contestazioni: da Boccia alle inchieste di Report

Tra i fatti che vengono contestati a Ranucci c’è ’ingresso di Valterino e di Maria Rosaria Boccia in redazione (cosa incompatibile con il codice etico dell’azienda che prevede la solidarietà tra colleghi (in questo caso nei confronti di Gennaro Sangiuliano e Federica Corsini, per altro linciati, complice la Bocciadallo stesso Report); l’aver utilizzato Lavitola, figura dai contorni più che opachi, per realizzare inchieste per Report e la possibile influenza di quest’ultimo sulle puntate del programma d’inchiesta.

Le accuse alla Rai e il rapporto sempre più teso con l’azienda

Quindi Lavitola c’entra. Ma non come amico. E nemmeno come «amico fraterno». C’entra nella misura in cui ha in qualche modo influenzato il conduttore di Report (del resto, la tesi costruita a sinistra per difendere Ranucci è che Valterino lo abbia in qualche modo circuito). E, soprattutto, le continue critiche e accuse (prive di fondamento) mosse da Sigfrido all’azienda. Una cosa inaccettabile in qualsiasi posto di lavoro. Così come è inaccettabile l’invio di materiale sensibile all’esterno dell’azienda. Tutte cose alla luce del sole. Per chi, però, le vuole vedere.

Da non perdere

Tutte le «indicazioni» di Ranucci a Lavitola
Inchieste

Tutte le «indicazioni» di Ranucci a Lavitola

Il conduttore di «Report» ha consegnato al faccendiere informazioni su come raggiungere casa sua e le abitudini della scorta. Un assist involontario agli attentatori, che così hanno potuto considerare le tempistiche necessarie per piazzare l’ordigno.

Depistaggi Covid, spunta il complice inglese
Inchieste

Depistaggi Covid, spunta il complice inglese

Lo zoologo Daszak, coinvolto negli esperimenti sui coronavirus a Wuhan, inviava regali all’uomo di Fauci per i suoi «lavori dietro le quinte» tesi a insabbiare le prove sull’origine della pandemia. E questi rispondeva: «In caso di indizi schiaccianti, li cancelliamo».

Ranucci e l’intervista storpiata a Borsellino
Inchieste

Ranucci e l’intervista storpiata a Borsellino

Quando lavorava a Rainews, il giornalista mandò in onda pesanti dichiarazioni del magistrato contro Berlusconi e Dell’Utri Una sentenza ha poi rilevato che le parole riportate nella cassetta, ricevuta dalla figlia della toga, erano frutto di alterazioni