ranucci reintegro
Sigfrido Ranucci (Ansa)

Sono le 16.44 del 28 agosto quando Paolo Corsini, direttore approfondimento Rai, annuncia a Sigfrido Ranucci la sua rimozione da Report. L’oggetto della mail contiene una sola parola: «Comunicazione». Lì, c’è già tutto. Del resto, da tempo si vocifera di un avvicendamento alla conduzione del programma d’inchiesta di Rai3.

La «comunicazione» va dritta al punto: «Indipendentemente dagli sviluppi che dovessero registrarsi appare oramai evidente che l’attività della redazione risulta gravamente compromessa dalle continue pressioni a cui è sottoposta proprio alla vigilia di una stagione».

La Rai rimuove Ranucci: «Sono venute meno fiducia e credibilità»

Corsini insiste sulla «credibilità» e «l’autorevolezza» che il giornalismo d’inchiesta deve avere. E che Ranucci pare non avere più. «Proprio per tale ragione, la credibilità e l’autorevolezza di chi è chiamato a svolgere giornalismo d’inchiesta, non possono essere posti in dubbio da percezioni di opacità, commistione e interferenze atte ad incrinare la serenità produttiva e il necessario carattere d’indipendenza e imparzialità del programma Report.

Oggi tali presupposti vengono oggettivamente a mancare». Si annuncia così la riorganizzazione editoriale del programma, al fine di «preservare integre non solo la reputazione aziendale, ma anche la credibilità di un format di punta della Rai, qual è Report». Infine la precisazione: «Tale determinazione è assunta esclusivamente per esigenze organizzative, editoriali e di tutela del servizio pubblico».

La replica dell’avvocato: «Nessun fatto specifico contestato»

Il giorno dopo, l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, risponde alla Rai. Contesta fin da subito le affermazioni di Corsini. Si definiscono «insussistenti, in fatto e in diritto, le ragioni giustificatrici addotte alla rimozione di Ranucci dalla conduzione e dalla responsabilità autorale della trasmissione Report.

In particolare si sottolinea come nella comunicazione fornita dalla Rai non venga «indicato alcun fatto specifrico, concretamente accertato e al medesimo imputabile, idoneo a fondare tali valutazioni».

Gli 11 punti dell’avvocato di Ranucci contro la Rai

Vengono quindi elencati 11 punti da chiarire, come i fatti e le circostanze documentate in cui la redazione di Report sarebbe stata messa sotto pressione; i momenti fa cui sarebbero derivate le «percezioni di opacità»; le possibili «“commistioni” che avrebbero incrinato “la serenità produttiva e il necessario carattere di indipendenza e imparzialità del programma Report; e i fatti riguardanti presunte interferenze.

La Rai risponde qualche giorno dopo, il 2 settembre. Si sottolinea che tutto ciò che l’azienda desiderava comunicare è contenuto nella «comunicazione» del 28 agosto. E che «non v’è dunque necessità di chiarimenti ulteriori né di supporto documentale, atteso che la decisione assunta si sostanzia nel legittimo esercizio del potere datoriale, organizzativo e direttivo, a cui Ranucci è soggetto quale giornalista con contratto di lavoro subordinato».

Le affermazioni di De Vita, giudicate «pretestuose e prive di giuridico fondamento», vengono rispedite al mittente.

Il ricorso di Ranucci contro la Rai arriva in tribunale

Ma la partita, ovviamente, non si è chiusa qui. Perché ieri, l’avvocato di Ranucci ha presentato ricorso al tribunale ordinario di Roma per chiedere il reintegro del suo assistito «nell’incarico di autore e conduttore del programma Report».

Il legale, dopo aver ripercorso i successi del programma e di Ranucci, parla del clima d’odio, soprattutto politico, che si sarebbe creato attorno al suo assistito. Cita le frasi di Matteo Salvini, Ignazio La Russa, Giovanbattista Fazzolari e il già citato Corsini per dimostrare che quella della Rai è stata una scelta politica, che nulla avrebbe a che fare con le colpe, vere o presunte, di Ranucci.

Ranucci chiede al giudice il reintegro prima del 27 settembre

Poi, come già fatto precedentemente durante le comunicazioni con la Rai, De Vita sottolinea come nella mail in cui si annunciava la rimozione del suo assistito non sia presente «alcun fatto specifico, concretamente accertato e al medesimo imputabile».

Ritiene che il suo assistito sia stato in qualche modo demansionato e chiede un intervento urgente del giudice. Prima del 27 settembre, data in cui Ranucci dovrebbe comunicare alla Rai se accettare o meno le tre proposte che gli erano state sottoposte (vicedirettore «ad personam» alla redazione speciali e podcast del Tg3; vicedirettore «ad personam» con delega alla redazione approfondimenti e inchieste a RaiNews 24; corrispondente al Cairo).

Una risposta urgente sarebbe sollecitata anche dal fatto che Ranucci avrebbe «patologie cardiovascolari, particolarmente delicate e sensibili a situazioni stressanti».

Dalla mail di Corsini al caso Lavitola: il nodo della credibilità

Ora sarà un giudice, una categoria che non gli è certo ostile, a dover decidere. Fonti Rai, interpellate dalla Verità in merito alla mancata comunicazione di ragioni oggettive a Ranucci rimarcano che «l’azienda non deve dare più spiegazioni di quante ne abbia date» all’ex conduttore di Report: «Sono venute meno fiducia e credibilità».

Per quanto riguarda la fiducia è facile pensare alla mail di Corsini inoltrata da Ranucci a Valter Lavitola. Mentre, per quanto riguarda la credibilità, basta ricordare un fatto: il più grande (ipse dixit) giornalista d’inchiesta italiano si sarebbe fatto abbindolare dall’ex direttore dell’Avanti e avrebbe continuato a mantenere buoni rapporti con lui anche dopo aver scoperto che era stato proprio Valterino a mettergli una bomba.

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