«Il Pd che manifesta con i No Tav? Mi addolora, ma non mi stupisce. Non è questa la cultura della legalità di cui il Paese ha bisogno. Ormai l’opposizione si consuma in una lotta personale fra Conte e Schlein, lontani anni luce dai problemi del Paese».
Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia (Forza Italia), affronta il tema sicurezza con la moderazione e il pragmatismo che gli è proprio, ma aggiunge che «è tempo di scegliere da che parte stare, e noi saremo sempre con le forze dell’ordine». E sull’immigrazione: «Il piano italiano di hub all’estero può essere, come riconosciuto, un modello per l’Europa. Nessuno prenda posizioni ideologiche. Questo governo ha colmato gli organici della giustizia e avremo finalmente processi ancora più brevi».
Libero l’aggressore dei due poliziotti a Roma. «Così si indebolisce la credibilità dello Stato», ha detto il premier Giorgia Meloni. Le scarcerazioni «facili» sono un problema dovuto alla magistratura o a regole da rivedere?
«Questo governo ha licenziato una serie di provvedimenti a tutela della sicurezza in senso ampio, sia pensando ai cittadini, sia in particolare alla sicurezza di coloro che operano nell’interesse pubblico. Non si tratta di misure estemporanee, ma di terapie basate sulla ragionevole prevedibilità degli eventi. E sanzioni, alla bisogna, efficaci».
Nordio ha mandato gli ispettori a Torino dopo la scarcerazione del bengalese che avrebbe molestato una tredicenne.
«È evidente che, così letto l’episodio, la scarcerazione appare quantomeno inopportuna. Ma per quanto riguarda le scarcerazioni cosiddette “lampo”, va chiarito che si tratta di problemi individuali e specifici: bisogna fare luce, leggere le carte, e per questo il Ministero ha disposto accertamenti, senza generalizzare. È giusto comunque mantenere la massima attenzione, ai fini della prevenzione».
Di quale prevenzione parla?
«La prevenzione è un concetto fondamentale che si snoda su diversi quadranti. Assunzioni: abbiamo il merito di un grande piano per le forze dell’ordine, come abbiamo offerto strumenti normativi importanti per le indagini, da ultimo uno schema di regole sul riconoscimento biometrico. Ma prevenzione vuol dire anche responsabilizzazione».
Cioè?
«Se non insegniamo alle giovani generazioni il valore della cultura e, conseguentemente, della legalità, ogni soluzione politica arriverà sempre in ritardo».
Intanto il Pd parteciperà alla manifestazione No Tav del 3 ottobre. Lo considera un atteggiamento responsabile?
«È una scelta che mi addolora, ma non mi stupisce. La bandiera dell’opposizione non è certo quella della coerenza. Bisogna scegliere: o con chi protesta, pronto alla violenza, o con la polizia. Manifestare antagonismo alle forze dell’ordine non fa bene al Paese. Ma, è evidente, per i nostri contraddittori oggi vengono prima le aspirazioni personali e poi l’interesse pubblico. Una conflittualità iper dannosa».
La giustizia passa anche per processi rapidi?
«Certo. E, in questa consapevolezza, il ministero ha innanzitutto attuato un imponente piano di assunzioni. Abbiamo da ultimo stabilizzato 10.000 funzionari dell’Ufficio per il processo, oltre ad aver assunto migliaia e migliaia di amministrativi e oltre 2.000 magistrati. Praticamente abbiamo riempito gli organici. E non è finita».
Quali conseguenze concrete prevede?
«Oggi, depositato un ricorso in Cassazione penale, l’udienza viene fissata a due mesi. Ricordo che, fino a non molto tempo fa, ci voleva un anno e passa. Abbiamo abbattuto i tempi del 38 per cento nel penale e di circa il 50 nel civile. Si può fare di più? Certo, soprattutto sul versante della giustizia tributaria e civile. Ma ci stiamo lavorando. Sono convinto che questi grandi risultati saranno percepiti dal cittadino in modo concreto, perché tutelare i diritti nel processo significa alimentare la fiducia nello Stato».
Dopo la bocciatura del referendum, teme che il prossimo rinnovo del Csm sancirà il ritorno del peggior correntismo tra le toghe?
«Il correntismo non si è mai fermato, anzi. Ne vedremo delle belle. Comunque il referendum è stato un grande esercizio di democrazia: sia chiaro, la vittoria del No non ha cancellato la Costituzione e i suoi principi, quali la personalità della responsabilità penale, il diritto di difesa, il giusto processo, la fase rieducativa della pena. Vanno mantenuti e attuati con rinnovato vigore».
L’Anm durante la campagna referendaria portava in processione Sigfrido Ranucci, mentre oggi è rimasta sostanzialmente in silenzio di fronte all’inchiesta Lavitola. Stupito?
«Come diceva Napoleone: lo stesso popolo che ti porta in trionfo è quello che ti porterà al patibolo. È chiaro che dobbiamo attendere gli sviluppi di questa inchiesta e certamente quel trionfo tributato a Ranucci da parte dell’Anm doveva essere più cauto e meditato. Come ha detto il presidente Mattarella, i magistrati dovrebbero sempre tenere a mente i loro doveri di moderazione, misura, discrezione. Tutte caratteristiche peculiari di chi esercita la giurisdizione. Questa è la linea da seguire per certa magistratura che, qualche volta – soprattutto prima, durante e dopo il referendum – non ha rispettato questa indicazione di sobrietà».
Teme che i magistrati possano ancora ostacolare il progetto del governo di realizzare hub di smistamento dei migranti all’estero?
«I provvedimenti si possono impugnare. Va evitato però l’atteggiamento ideologico. Credo che questo sia un rischio che dobbiamo tutti quanti esorcizzare. È necessario rinverdire la semplicità dell’articolo 101 della Costituzione: il Parlamento scrive le leggi, i magistrati le applicano, senza nessuna pretesa di interferenza dell’uno nei confronti dell’altro».
Quindi gli hub si faranno?
«La migliore consacrazione del metodo hub — chiamiamolo così — ci viene dall’Europa, che ha considerato la proposta del governo italiano come un modello. Questa è la migliore dimostrazione della correttezza della scelta che è stata assunta. Poi è chiaro che le difficoltà operative sono normali: a regime funzioneranno. La gestione dell’immigrazione sarà più che ragionevole, come già attesta la drastica riduzione degli sbarchi, merito di questo Governo».
Dopo il colpo di scena al Senato sulle preferenze, siamo sicuri che la legge elettorale non verrà decapitata alla Camera dai franchi tiratori?
«Non c’è niente di più imprevedibile del voto segreto, e per questo si chiama così. Però, se dovessi riferire il “mood” che c’è in maggioranza, mi sembra che problemi non ce ne saranno. Non vedo segnali di allarme. Noi di Forza Italia rappresentiamo un partito leale, corretto, perché liberale nel senso migliore del termine: pacta sunt servanda, e quindi nel momento in cui c’è un’intesa, noi la rispettiamo».
Non la spaventa l’ascesa di Vannacci? Si potrà collaborare con lui?
«La questione è semplice: Vannacci vota contro la maggioranza, e votando contro la maggioranza si mette automaticamente fuori da ogni possibilità di dialogo. È una scelta sua. È evidente poi che ci sono alcuni suoi postulati del suo programma che sono completamente antitetici rispetto a Forza Italia; non c’è, conseguentemente nessuna possibilità di dialogo. Immagini quanta voglia abbiamo di inviare i nostri ragazzi alle scuole militarizzate…».
Insomma, se Vannacci non rinuncia ai suoi cavalli di battaglia, cioè non si modera, nessun confronto?
«Non so se si possa “moderare”, ma chi dice che non c’è il femminicidio, che non ci deve essere l’aborto, sventolando fantascientifici mutui tricolori deve rinunciare, seccamente. Tutte le idee hanno diritto di esistere in democrazia, ma questa merce è invendibile, irrealizzabile, imbarazzante».
No a Vannacci, a costo di spaccare la coalizione?
«Queste sono scelte che prenderanno i leader, nella consapevolezza che il centrodestra è una creatura con idee diverse, ma che alla fine trova sempre una soluzione unitaria. Sono convinto che anche alle prossime elezioni questa “diversità unita” possa essere l’arma vincente. Senza contare il nostro record di longevità, perché la stabilità è valore non solo democratico, ma anche economico».
E Forza Italia?
«Dinanzi all’estrema destra e all’estrema sinistra, noi siamo “l’estremo centro”. La gente vuole serietà e moderazione, non credo che gli estremismi possano rappresentare il futuro. In altri Paesi ci sono fenomeni inquietanti, ma l’Italia non è un Paese di estremisti. In questo Paese si chiede soprattutto competenza e chiarezza di idee. Quella chiarezza che manca alle opposizioni».
Quale strada prenderà il suo partito?
«Noi siamo un partito cristiano, liberale, atlantista, europeista, garantista. Una maggiore apertura verso le classi disagiate, un dialogo con chi è più in difficoltà, sarebbe utile. E poi il pianeta-carcere, tema che andrebbe affrontato senza esitazioni e con attenzione ai profili della rieducazione, non escludendo la liberazione anticipata speciale e meritata. Potrebbe essere una specie di ritorno al futuro, a quelli che sono stati importanti punti di riferimento amati da Silvio Berlusconi. È ciò che la sinistra, ormai di puro potere, non fa più da anni».
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