Oltre nove ore, quasi dieci. L’audizione di Natalia Potenza, che si è presentata ieri mattina negli uffici della Procura di Roma accompagnata da sua sorella Andrea e portandosi dietro un grosso faldone raccoglidocumenti nero, non deve essere stata una chiacchierata di cortesia. Ad ascoltare l’ex compagna di Valter Lavitola c’erano il pm titolare dell’indagine sull’attentato a Sigfrido Ranucci, Edoardo De Santis, i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e di Frascati.
Dal Cefalù all’Africa: le carte della ex compagna e i rapporti con Ranucci
La donna italo-argentina ha portato con sé gli elementi che ritiene utili per ricostruire alcuni passaggi delicati, soprattutto fiscali, rispetto alla gestione del Cefalù bistrò (dal quale l’altro giorno ha estromesso ufficialmente Valterino, eliminando i suoi uomini dal board), ma anche contatti e circostanze che sarebbero utili alle indagini. Attività finanziarie dell’ex compagno e il suo rapporto con Sigfrido Ranucci compresi.
La Potenza non si è presentata dal pm soltanto con i ricordi. Si è portata dietro carte che evidentemente considera abbastanza importanti. Per quasi dieci anni è stata accanto a Lavitola.
Adesso è la persona che prova a ricostruire davanti agli inquirenti quel mondo visto dall’interno. Non soltanto ciò che ricorda, dunque, ma quello che sostiene di poter documentare. E dal Cefalù ha avuto un osservatorio privilegiato su incontri e frequentazioni.
È proprio lei ad aver raccontato pubblicamente che Ranucci «veniva a cena spesso da noi al bistrò» e che «con Valter aveva un rapporto costante». Tanto costante che Natalia aveva preferito sfilarsi, raccontando che con i due si annoiava perché non si sentiva coinvolta nei loro discorsi.
Quindi a un certo punto avrebbe smesso di sedersi con loro. Forse avrebbe fatto meglio a resistere qualche cena in più. Perché quelle conversazioni che allora trovava noiose oggi sembrano interessare parecchio gli investigatori.
La bomba contro Ranucci e i nuovi filoni: «Della bomba non so nulla», ma le accuse restano da verificare
Lei, però, ha premesso: «Della bomba non so nulla». Avrebbe appreso dell’attentato solo il giorno seguente. Due giorni fa la Procura guidata da Francesco Lo Voi ha incassato la decisione del tribunale del Riesame, che ha respinto le istanze delle difese e lasciato Lavitola in carcere, confermando anche l’aggravante del metodo mafioso.
Davanti agli stessi giudici, lunedì scorso, l’ex editore de L’Avanti! aveva reso dichiarazioni spontanee sul suo legame con Ranucci. Confermando che tra loro «c’era un grande rapporto di amicizia». Un’amicizia dalla quale Lavitola ha ammesso di aspettarsi anche qualcosa: sperava «che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me».
Ed è proprio sul confine tra amicizia, interessi e affari che adesso si inserisce il racconto della sua ex compagna. Potenza ha rotto con Lavitola e ufficialmente si è presentata a Piazzale Clodio per «difendere» la sua «rispettabilità» e «per dimostrare ai pm» la sua «estraneità a tutti gli impicci di Valter».
Zimbabwe, Camerun e carbon credit: il mistero dei soldi finiti nelle attività africane
Sugli «impicci», però, sostiene di sapere parecchio. Nel memoriale che ha preparato affermerebbe che Ranucci non sarebbe «esente da colpe» e che ci sarebbero elementi per ipotizzare un suo coinvolgimento sul fronte africano, dove Valterino sembra aver spostato da un po’ i suoi interessi economici. Che risalirebbero almeno al 2022 e avrebbero avuto come epicentro lo Zimbabwe, dove l’ex editore si era mosso inizialmente anche nel settore dei safari e dei terreni agricoli, per poi puntare soprattutto sul business dei carbon credit.
Con al centro la Future Awaits Zimbabwe e il rapporto con il socio locale Benjamin Chimutengo. Gli interessi si sarebbero allargati anche al Camerun. E lì si trova ora Gomes Clesio Tavares per occuparsi proprio di questo affare.
Chimutengo ha inoltre raccontato un flusso di circa 20.000 euro al mese destinato alle attività africane, per complessivi circa 270.000 euro. Ieri, al Tg1, ha dichiarato: «Ho iniziato a dubitare del giro di denaro che dall’Italia dovevo smistare.
Ricevevo i soldi, li mandavo in Camerun e non avevo idea di cosa succedesse là. Come posso essere certo che Gomes non abbia usato i soldi che gli ho spedito per pagare gli esecutori dell’attentato?». Circostanze raccontate dall’ex socio, che non le ha risparmiate neppure a Ranucci, che rilasciò un’intervista a un giornale dello Zimbabwe: «Ha abusato della sua posizione per aiutare Lavitola», afferma ora Chimutengo.
La Potenza, prima di chiedere al suo legale, l’avvocato Giuseppe Cavallaro, di avanzare una richiesta per un incontro al pm aveva parlato anche dell’utilizzo di Report come «strumento» in faccende private dell’ex compagno.
Accuse tutte da verificare. Ma avrebbe indicato anche quello che considera un riscontro documentale: una mail che, secondo la sua ricostruzione, dimostrerebbe il coinvolgimento di Sigfrido in una trattativa riguardante il Cefalù.
Insomma, se per Lavitola l’amicizia con Ranucci avrebbe potuto regalargli un «riscatto sociale», la sua ex sembra sostenere invece che attorno a quell’amicizia ci sia molto altro da raccontare. E per verbalizzare tutto ciò che sostiene di sapere sugli «impicci di Valter» non è bastata una mattinata. Tant’è che già si ipotizzano nuovi filoni d’indagine.
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