I pm adesso vogliono vederci chiaro sui servizi non pubblicati da Ranucci

«È certo, perché emerso in plurime intercettazioni, che Lavitola abbia continuato a manipolare la persona offesa».

Le chat tra Lavitola e Ranucci al vaglio dei pm

Questa valutazione degli inquirenti, che La Verità aveva anticipato il 2 settembre, ora sembra incastrarsi con un’informativa dei carabinieri datata 30 luglio 2026. Conterrebbe plurimi scambi di messaggi tra l’oste del Cefalù Valter Lavitola e l’ex conduttore di Report, nonché vittima dell’attentato organizzato dal primo, Sigfrido Ranucci.

Dalle indiscrezioni emerse pare che i due si siano confrontati su alcuni servizi di Report. L’attenzione degli investigatori sarebbe caduta anche su quelli non andati in onda. E l’informativa è finita in Procura, sulla scrivania del pm Edoardo De Santis.

E, così, il faro acceso dagli inquirenti entra all’interno di Report. Proprio mentre il programma d’inchiesta Rai tenta di ripartire. Con la stessa redazione, ma senza Sig. Che parlava con Valterino di politica, di fonti e dei servizi della trasmissione.

Il mistero sui servizi di Report non andati in onda

Quell’informativa del 30 luglio è stata depositata nei giorni scorsi e messa a disposizione dei difensori di Lavitola in vista del Riesame (la cui decisione è attesa per oggi). E non è richiamata nella richiesta di arresto e nell’ordinanza di misure cautelari con cui Lavitola è stato privato della libertà, che indicano quelle del 6, 7, 15, 20 e 22 luglio, oltre a una nota del 27.

Ma ciò che già si legge nei provvedimenti consente di comprendere perché gli approfondimenti successivi abbiano portato i carabinieri fino ai servizi di Report mai trasmessi. O, forse, fermati.

Gli inviati e gli autori storici possono non conoscere tutto ciò che Ranucci si diceva in privato con Lavitola. Sanno però quali servizi siano stati realizzati, quali siano arrivati in scaletta e quali, invece, non abbiano mai raggiunto il pubblico.

E con molta probabilità i discorsi dell’oste del Cefalù con Sig devono essere caduti sui partiti e sui loro esponenti. Forse è per questo che uno dei due avvocati di Lavitola, Sergio Cola, parla di un’informativa che «non ha alcuna rilevanza a livello processuale, ma solo a livello politico».

Una cosa è certa: Ranucci condivideva con l’amico anche i numeri degli ascolti, le difficoltà interne alla Rai, polemiche sui servizi e informazioni relative alle puntate.

Le confidenze sulla Rai e l’inchiesta sul Cantiere Vittoria

Il 29 luglio 2024, per esempio, Ranucci invia a Lavitola i risultati ottenuti da una replica del programma: «Noi ieri in terza replica, partiti dal 2% con olimpiadi e medaglie italiane abbiamo fatto 5,6».

Il gip scrive che le preoccupazioni di Ranucci sulla conduzione di Report venivano «costantemente condivise con l’amico Lavitola». E Ranucci arriva perfino a inoltrare a Lavitola il contenuto di una comunicazione del direttore dell’Approfondimento Rai.

Valterino, insomma, non era tenuto fuori dalle vicende interne del programma. Conosceva in anticipo le tensioni sulla puntata, discuteva con il conduttore delle reazioni della Rai e seguiva con interesse il destino professionale dell’amico.

Ma c’è un episodio ancora più concreto. E riguarda Daniele Autieri, autore dell’inchiesta sul Cantiere navale Vittoria di Adria. Sentito dai carabinieri il 10 luglio 2026, Autieri racconta che fu proprio Ranucci a presentargli Lavitola come possibile fonte, precisando che fu avvisato, però, di prendere «ovviamente con le pinze quello che mi avrebbe detto».

La prudenza c’era. Ma c’era anche l’ingresso nella filiera del programma. Il 12 marzo, circa un mese prima della messa in onda del servizio «Il cantiere dei misteri», Lavitola contatta Autieri. I due si incontrano di persona, perché la fonte sostiene di avere urgenza.

Il tentativo di ingerenza e il rifiuto del giornalista

Lavitola propone una teoria: dietro l’attentato contro Ranucci potrebbero esserci i servizi segreti italiani e israeliani, mossi dagli interessi di alcune società israeliane che, secondo lui, fornivano il Cantiere Vittoria. Invia su Telegram quattro nomi.

Autieri avvia le verifiche. Scrive al cantiere, che inizialmente nega la presenza di quelle forniture. Successivamente l’ex amministratore delegato conferma che una delle società forniva attrezzature radar. A quel punto Lavitola suggerisce una mossa ulteriore: inviare domande direttamente alle aziende israeliane. Una volta partite le richieste di Report, avrebbe potuto controllare se quelle società si fossero «mosse».

Autieri ricostruisce così la proposta: «Lavitola mi ha consigliato di inviare una mail direttamente alle aziende, dicendomi che se l’avessi fatto lui avrebbe poi potuto sapere se queste aziende si fossero «mosse» in qualche modo». Il giornalista si ferma. Giudica il metodo «irrituale» e decide di non seguire la strada indicata dalla fonte. «Non ho proseguito con gli approfondimenti richiesti da Lavitola […] poiché non mi è piaciuto come modo di procedere». Poi aggiunge: «Lavitola non è per me una fonte così affidabile e non mi sono fidato di lui».

Autieri informa Ranucci del rifiuto: «Guarda, lui mi ha chiesto questa cosa ma io gli ho detto di no». L’episodio documenta il punto esatto raggiunto dal faccendiere.

Ranucci lo introduce con un autore di Report, Lavitola offre una pista e prova a suggerire anche una concreta attività giornalistica. Autieri non si fida e chiude il rapporto. La domanda è se sia andata sempre così. E soprattutto se tra i servizi mai trasmessi ce ne siano altri nati, sviluppati o modificati dopo i tête à tête al Cefalù.

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