conte socio
Giuseppe Conte (Ansa)

«Mi fu presentato come persona operante in uno studio romano molto importante con rapporti istituzionali di alto livello, in grado di dialogare in maniera fattiva con i vertici di Cassa Depositi e Prestiti». A parlare, durante la seduta della commissione Covid di ieri, è Pietro Peligra che, nel 2020, era consigliere (poi ne diventerà presidente) della società Portobello, che si occupava di vendita al dettaglio di prodotti per la casa, elettronica e abbigliamento.

Sono i primi mesi della pandemia. Nessuno sa bene cosa stia succedendo. Ci sono i primi lockdown e si naviga a vista. Soprattutto gli imprenditori che devono trovare un modo per restare a galla. Anche per poter permettere alle famiglie dei propri dipendenti di portare a casa uno stipendio.

Ognuno si muove come può. Ci si mette alla ricerca di finanziamenti e spesso viene fatto un nome: Luca Di Donna. È lui l’uomo giusto a cui rivolgersi. Del resto, ha lavorato presso lo studio di Guido Alpa insieme al presidente del Consiglio dell’epoca, Giuseppe Conte. Ha buoni contatti, che può far fruttare.

Portobello ottiene 3,5 milioni da Cdp: a Di Donna e alla società 125mila euro per l’intermediazione

E così anche Peligra si rivolge a lui. Sottoscrive con Di Donna e la società Lavori riuniti Srl un accordo che prevede una fetta, pari al 5 per cento (da cui decurtare un 3 per cento da dare direttamente all’ex collega di Conte) nel caso in cui fossero riusciti a far ottenere alla Portobello un finanziamento da Cassa depositi e prestiti. I professionisti ci riescono. Portano a casa 3,5 milioni di euro.

E così Peligra paga dazio a Di Donna e alla Lavori riuniti Srl: 125.000 euro. Denaro, ha raccontato l’imprenditore in commissione Covid, concesso «per la sola attività di introduzione ai vertici di Cassa depositi e prestiti». Una cifra al ribasso («solo» il 3,5 per cento), visto che il finanziamento era arrivato dopo che l’accordo tra le parti era scaduto e soprattutto perché «l’attività professionale prestata era pressoché nulla».

Buonguerrieri attacca e chiama in causa Conte: «Un sistema di affari che faceva leva sul suo nome»

Eppure il giro di soldi c’è stato. Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, commenta: «Questo fatto rappresenta l’ennesima conferma di un sistema di affari creato dall’avvocato Di Donna e che faceva leva sulla spendita del nome di Giuseppe Conte.

Come è possibile che uno studio privato, per di più lo studio ove ha lavorato lo stesso Conte, svolgesse un ruolo di intermediazione con un’istituzione finanziaria controllata dallo Stato? Perché proprio un legale privato, l’avvocato Di Donna, collega all’allora premier Giuseppe Conte, si occupava di introdurre imprese presso Cassa depositi e prestiti, soggetto pubblico, vestendo i panni del procacciatore di affari più che dell’avvocato?

Perché Conte minaccia di querela tutti coloro che riferiscono questi gravi fatti che lo vedono coinvolto, con testimonianze tra l’altro coerenti e coincidenti, e non ha ancora querelato chi ha utilizzato il suo nome per fare affari? Sono domande a cui ci aspettiamo risposte».

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