Laureato in filosofia a Oxford, Nathan Cofnas ha lavorato a Cambridge dal 2022 al 2025. Poi è diventato ricercatore alla Ghent University in Belgio. Il suo ateneo, qualche giorno fa, lo ha sospeso per tre mesi dall’insegnamento una misura punitiva che suscita parecchie perplessità, dato che Cofnas non si è macchiato di particolari delitti.
La sua colpa è di essere stato il primo studioso a occuparsi in modo critico di Jason Arday, noto fino a qualche tempo come il primo insegnante nero di Cambridge.
Come noto, attorno a Arday è esploso uno scandalo globale quando si è scoperto che aveva abbellito il suo curriculum e che si era attributo pubblicazioni inesistenti. I vertici di Cambridge si sono trovati in enorme imbarazzo: pur di adeguarsi alle politiche Dei (Diversity, equity and inclusion) hanno aperto le porte a un professore senza valutarne attentamente i meriti. Il sospetto è che Arday sia stato assunto in virtù del colore della sua pelle.
Quando il caso è esploso se ne sono occupati i media di tutto il mondo, purtroppo Arday non ha retto allo stress e si è tolto la vita. A quel punto, Nathan Cofnas è diventato uno dei maggiori bersagli del fronte progressista.
Invece di prendersela con chi, obnubilato dalla ideologia woke, aveva assunto Arday senza le dovute verifiche, i sostenitori dell’inclusione hanno sparato a zero su Cofnas e sui media conservatori, accusandoli di razzismo.
Il risultato è che questa assurda storia si è conclusa con la sospensione di un professore colpevole soltanto di esprimere idee politicamente scorrette. Abbiamo contattato Cofnas nei giorni scorsi, abbiamo atteso che i suoi legali gli consentissero di esprimersi e ci siamo fatti raccontare la sua versione della vicenda.
Perché l’università l’ha sospesa?
«L’università nutriva riserve sulle mie opinioni fin da quando sono stato assunto. Le reazioni negative nei miei confronti, scaturite dopo il suicidio di Arday, hanno fornito loro il pretesto per agire».
Sulle prime ha scritto di temere il licenziamento. Pensa ancora che potrebbero cacciarla?
«La lettera ricevuta in merito alla mia sospensione conteneva accuse articolate e dettagliate contro di me. Nessuna di esse era fondata, ma era evidente che i miei oppositori ideologici fossero fortemente determinati a sbarazzarsi di me. Tuttavia, grazie alla mediazione dell’ambasciatore statunitense Bill White, ho raggiunto con l’amministrazione universitaria un’intesa reciproca accettabile per entrambe le parti»
Quando ha iniziato a interessarsi al cosiddetto «caso Arday»?
«Sono stato contattato da un membro del corpo docente di Cambridge il 13 giugno. Secondo lui, il fatto che Arday fosse un impostore e un plagiario era un segreto di Pulcinella a Cambridge già da un anno».
Cosa l’ha colpita maggiormente di questa vicenda?
«Sono rimasto scioccato nello scoprire che uno dei principali sostenitori di Arday fosse l’eminente ricercatore di Cambridge esperto di autismo, Simon Baron-Cohen. Baron-Cohen sembra addirittura negare che Arday abbia commesso plagio».
Ritiene che Arday sia stato vittima di razzismo, come sostenuto da alcuni dopo la sua morte?
«Arday ha ottenuto una cattedra a Cambridge e numerosi altri privilegi proprio in virtù della sua appartenenza razziale. Non metto in dubbio che vi siano state persone razziste che hanno espresso commenti razzisti su di lui, ma la sua razza ha rappresentato, in primo luogo, un vantaggio».
Pensa che Arday abbia fatto bene a dimettersi? E perché?
«Non volevo che Arday perdesse il lavoro. Volevo che rimanesse professore e volto delle politiche Dei. Alla fine, è stato costretto a dimettersi perché era diventato troppo imbarazzante per Cambridge».
Secondo lei, Arday meritava di diventare professore a Cambridge?
«Arday non aveva i requisiti per essere professore in nessuna università. Tuttavia, ci sono molti professori a Cambridge e altrove che non sono veri studiosi. Arday ne era solo un esempio estremo».
Prima di venire sospeso ha subito ritorsioni o attacchi dopo quello che ha scritto sul caso Arday?
«C’è stata una violenta reazione contro di me dopo il suicidio di Arday. Sono stato sommerso da messaggi d’odio, incluse minacce di morte, e diffamato in decine di articoli di giornale. Durante una veglia per Arday a Trafalgar Square, a cui hanno partecipato 30.000 persone, diversi oratori – tra cui un politico di spicco – mi hanno indicato esplicitamente come un razzista che aveva attaccato Arday perché nero. Sebbene i media britannici abbiano pubblicato 249 articoli su Arday in un arco di 22 giorni, il sindacato dei giornalisti del Regno Unito (National Union of Journalists) ha rilasciato una “Dichiarazione sulla morte di Jason Arday” in cui venivo criticato io (e soltanto io). Essendo un outsider con opinioni impopolari, è facile demonizzarmi e farmi diventare un capro espiatorio».
Pensa che le critiche rivolte ad Arday siano state troppo dure?
«Arday era un personaggio pubblico di rilievo. Deve esserci concesso di criticare persone del genere. È anche vero che gran parte della copertura mediatica su Arday – in particolare dopo le sue dimissioni – aveva scarso valore informativo legittimo. Questo aspetto potrebbe essere oggetto di una valutazione di natura morale (non legale)».
Secondo lei esiste un problema legato alla cultura «woke» a Cambridge e, più in generale, nelle università europee?
«Il wokismo è la religione delle élite occidentali. Invece di avere fede nel cristianesimo, coloro che guidano le nostre istituzioni credono che tutti i gruppi umani siano, in media, intrinsecamente uguali. Di conseguenza (concludono), qualsiasi disparità tra i gruppi deve essere il risultato di un’ingiustizia – nello specifico, perpetrata da bianchi e/o uomini – che va corretta. Finché le élite crederanno nella falsa premessa empirica del wokismo – ovvero che sia una legge di natura quella per cui tutti i gruppi possiedono la medesima distribuzione innata di tratti socialmente rilevanti – le università occidentali rimarranno in balia del wokismo».
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