translattazione
(iStock)

Solo pochi anni fa quando nel dibattito pubblico si parlava di «cultura woke», si assisteva a un’alzata di scudi, accompagnata dalla categorica e indiscutibile affermazione che la cultura woke non esiste ed è una invenzione del mondo conservatore cattolico. Ma, come la saggezza popolare insegna, le bugie hanno le gambe corte.

Al punto che oggi la cultura woke è al centro del dibattito culturale e politico e nessuno osa più negarne l’esistenza. «Woke» è termine inglese, che significa «sveglio, vigile, attento», ma viene utilizzato per connotare un pacchetto di istanze sociali che rientrano nella categoria dei cosiddetti «diritti civili», dal diritto all’identità fluida al diritto al suicidio assistito, al diritto al figlio con utero in affitto e compravendita di gameti.

La «translattazione» e il nuovo diritto all’allattamento transgender

Proprio in questi giorni questa nefasta cultura – che sarebbe più corretto chiama ideologia, considerando che cultura significa «educare la mente a conoscere la natura» (Cicerone) – si è arricchita di una nuova perla: il diritto all’allattamento al seno per le persone transgender.

Una coalizione sanitaria dello Stato del Maine (Usa) dedicata alla promozione dell’allattamento al seno, al fine di contrastare «ingiuste discriminazioni fra uomini e donne», propone di aiutare le persone transgender e le famiglie «Two Spirit», assicurando loro la «translattazione», procedura con cui si induce la produzione di latte negli uomini che si identificano come donne.

La procedura era già stata proposta nel 2018 sulla rivista Transgender Health, riportando il caso di un soggetto maschio che, identificandosi come femmina, venne trattato farmacologicamente (domperidone, estradiolo e progesterone) e – utilizzando un tiralatte – riuscì a raccogliere latte dal proprio seno, con cui ha nutrito per sei settimane il proprio bimbo adottato.

Ora, la medesima procedura viene proposta a persone transgender, che hanno fatto transizione sessuale da maschio a femmina, e anche a chi ha fatto transizione da femmina a maschio, assicurando che «l’allattamento al seno è attualmente considerato sicuro durante l’assunzione di testosterone».

Con la seguente chiosa finale: «Indurre la lattazione può richiedere tempo ed energie, ma ne vale la pena». Ci si potrebbe fermare qui, perché ogni commento è davvero superfluo, ma si può correre il rischio di banalizzare l’evento considerandolo una semplice «bischerata».

Purtroppo le cose non stanno così: anche la «translattazione» non è altro che il frutto di un albero malato, di una cultura velenosa e avvelenata che ha estromesso Dio dalla storia dell’uomo.

Se l’uomo diventa creatore, non esiste più alcun limite

Se Dio non c’è, se la legge naturale non esiste, se l’uomo-creatura diventa l’uomo-creatore tutto diventa possibile e non esiste più limite, né naturale né razionale. Conseguenza? Se il senso della vita è l’appagamento di ogni desiderio, letto come piena ed unica realizzazione della felicità cui ognuno ha diritto, tutto si deve adattare e piegare alla volontà individuale.

«Vietato vietare», slogan della rivoluzione studentesca anni 60/70, non è mai stato così concreto ed attuale come ai nostri giorni. Perfino di fronte alla morte – come sta accadendo nel dibattito in corso sul fine vita – non potendola eliminare, si vuole possederla, manipolarla, sottometterla alla propria volontà: nasce un nuovo «diritto civile», il diritto di suicidio assistito o eutanasia.

Dalla cultura woke all’uomo-creatore: il rifiuto della legge naturale

Perdendo il senso della vita, come un tragico domino, cadono tutte le altre tessere: malattia, dolore, sofferenza, fallimento, abbandono, solitudine, ogni evento che sembra correre contro la felicità del momento, diviene insopportabile e l’uomo-creatore ha un’unica via d’uscita: la morte scelta, voluta, programmata. Ultimo atto di una volontà prometeica, che nasconde il vuoto di un’esistenza senza Dio.

Da non perdere

Le Regioni si aiutano a far morire i malati
Pensiero unico

Le Regioni si aiutano a far morire i malati

La sanità di Eugenio Giani darà alla Campania un dispositivo, creato dal Cnr e già usato nel capoluogo toscano, per consentire a una paziente con la Sla di praticare il suicidio assistito. È la realizzazione del «federalismo» sul fine vita. Alla faccia dei freni messi dalla Consulta.