Il piano case green stanga solo i privati. L’Italia fa bene a fregarsene dell’Ue
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L’Italia non ha ancora presentato il proprio Piano nazionale di ristrutturazione edilizia (Pni) degli edifici, per l’attuazione della direttiva europea Epbd nota come direttiva case green con scadenza lo scorso 29 maggio, e per questo ritardo la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione.

Il peso privato della Direttiva sulle case green

Forse dovremmo dire per fortuna, che il nostro Paese non ha rispettato le scadenze previste dalla normativa comunitaria, perché il salasso per i proprietari di immobili sarebbe rovinoso. Infatti, secondo un’analisi del Joint research centre (Jrc), il centro di ricerca della Commissione europea che ha esaminato i primi 16 piani predisposti dagli Stati membri, per poter applicare la direttiva, la componente privata arriva a rappresentare oltre il 70% degli investimenti necessari.

Il contributo pubblico previsto coprirà tra il 20% e il 30% dei costi necessari per gli interventi di efficientamento energetico, mentre ben due terzi degli investimenti dovranno essere sostenuti dai proprietari di casa o attraverso capitali privati. Senza questo apporto la riqualificazione degli edifici immobiliari non sarà possibile, perciò la sostenibilità economica della transizione è una chimera, davvero terrificante per il privato cittadino che deve provvedere di tasca propria alla riqualificazione della sua casa.

Il progetto dell’Unione europea

Certo, gli Stati potranno attivare strumenti finanziari per l’accesso al credito agevolato, ma sta di fatto che il raggiungimento degli obiettivi europei, ovvero la decarbonizzazione del patrimonio edilizio entro il 2050, pesa in larga parte sul capitale privato dei proprietari. Per averne un’idea, basta dare un’occhiata ai Pni presentati tra dicembre 2025 e maggio 2026 da Belgio (Regione Vallonia), Bulgaria, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Croazia, Cipro, Lituania, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Romania, Slovenia, Finlandia, Svezia.

L’analisi del Joint research centre evidenzia che in Spagna, dove tra il 2026 e il 2050 le esigenze di investimento per gli interventi di riqualificazione energetica sono stimate in 235,307 milioni di euro (pari a una spesa di circa 98 euro al metro quadrato della superficie edificabile prevista), i finanziamenti pubblici rappresentano solo il 28% del totale.

La bozza del Piano nazionale di riqualificazione edilizia (Nbrp) della Bulgaria indica un fabbisogno di investimenti per gli edifici residenziali pari a 11 miliardi di euro fino al 2035, con un costo di 142 euro al metro quadrato. Per gli anni successivi, non c’è stima e nemmeno sono quantificate le fonti di finanziamento.

Stime e investimenti sulle case green

La Danimarca fa un conteggio che include anche gli edifici non residenziali e stima in 13,2 miliardi di euro il fabbisogno totale di investimenti tra il 2026 e il 2050 (35 euro al metro quadrato). I finanziamenti pubblici sono imponenti, variano dal 60% nel 2030 al 90% nel 2050 e la quota maggiore proviene da fondi locali (circa il 60% del totale), mentre i fondi nazionali rappresentano il 35% e i fondi regionali il restante 5%. Non è previsto alcun contributo da parte dei fondi Ue.

Tra il 2026 e il 2030, i Paesi Bassi prevedono che dovranno essere spesi 3 miliardi di euro l’anno per gli edifici residenziali. Si prevede che i fondi nazionali forniranno la quota maggiore di finanziamenti pubblici, circa l’85%, seguiti dai fondi locali con il 14% e da fondi regionali con l’1%. Tra il 2031 e il 2050, per ora si prevede solo il finanziamento privato.

Cosa succede negli altri stati dell’Ue

In Slovenia, il fabbisogno totale di investimenti per il periodo 2026-2030 è stimato in 4,25 miliardi di euro. Nello stesso periodo, le fonti di finanziamento individuate ammontano a 3,10 miliardi di euro, con un conseguente deficit di 1,15 miliardi di euro, il che indica la necessità di un incremento dei fondi per allinearli al fabbisogno. Le fonti disponibili sono costituite da fondi pubblici, ad esempio sovvenzioni (27%), e da fondi privati (73%).

La Lituania prevede un finanziamento pubblico tra il 14 e il 30%. Molte bozze dei piani, come quello presentato dalla Francia, non chiariscono come sarà fatta la ripartizione delle spese ma appare evidente che per molti Stati Ue il sostegno pubblico è destinato a coprire solo una quota limitata degli investimenti.

Eppure, una delle aree della direttiva Casa Green dovrebbe essere il supporto agli Stati membri e ai cittadini nella transizione con strumenti finanziari e tecnici adeguati. Non si può pretendere che venga ridotto il consumo energetico del patrimonio edilizio esistente e che se ne azzerino le emissioni entro il 2050, senza adeguati sostegni ai proprietari di immobili. Senza contare la digitalizzazione, pure imposta nei protocolli edilizi. Secondo l’Istat, nel periodo 2021-2023 il patrimonio abitativo italiano aveva superato i 35,6 milioni di unità. Possiamo solo immaginare, la complessità e i costi per attuare la sostenibilità green.

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