Errare è umano, perseverare è diabolico. Dovrebbero scrivere questo a Francoforte, all’entrata della sede della Banca centrale europea, lì dove si decidono le sorti dei nostri portafogli.
Come Lagarde ha alzato i tassi di interesse
È proprio in quella sede che si è stabilito, ancora una volta, di alzare dello 0,25% i tassi di interesse, replicando la stessa variazione già decisa a giugno. Di conseguenza, a partire dal 16 settembre 2026, le tre principali tipologie di tasso aumenteranno rispettivamente al 2,50% (sui depositi), al 2,65% (sui rifinanziamenti principali) e al 2,90% (sui rifinanziamenti marginali).
Questo significa che per le banche sarà più caro chiedere prestiti alla Bce, il che di solito si traduce in un aumento dei tassi di interesse anche per i mutui e i prestiti a cittadini e imprese. Il tutto mentre il credito alle famiglie italiane era tornato a crescere. E non è finita, perché alcuni membri del Consiglio direttivo si aspettano di alzare ulteriormente i tassi già il mese prossimo.
Per l’area euro, ha spiegato la Bce al termine della riunione del board, «le prospettive restano molto incerte, con rischi orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica. Riguardo allo choc energetico, i nuovi scenari formulati dai nostri esperti illustrano l’ampia gamma di esiti per l’evoluzione della crescita e dell’inflazione in base a diverse ipotesi sull’intensità e sulla durata dello choc, nonché sugli effetti indiretti e di secondo impatto».
Le conseguenze dell’aumento dei tassi
l pretesto ufficiale è quello dei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, come dichiarato dalla stessa presidente Christine Lagarde. «I rischi per le prospettive di crescita sono al ribasso. Nuove interruzioni delle forniture energetiche potrebbero far salire i prezzi ulteriormente e più a lungo di quanto attualmente previsto».
Per l’inflazione, invece, «i rischi sono al rialzo»: i prezzi del gas «potrebbero aumentare ulteriormente in caso di nuove interruzioni o di un inverno insolitamente freddo con bassi livelli di stoccaggio».
Poi assicura (o minaccia): «La politica monetaria resterà guidata dai dati, con decisioni di volta in volta a ogni riunione. Semplicemente non possiamo anticipare quale sarà esattamente la prossima mossa, ma la Bce è pronta ad agire in qualsiasi direzione sia necessaria».
Il destino di Lagarde post Bce
Decisioni, le sue, che evidentemente possono esser prese a cuor leggero, dal momento che diventa sempre più probabile il suo abbandono anticipato per diventare presidente del World Economic Forum a Davos. Lei stessa non ha smentito davanti ai giornalisti: «Quando ci saranno notizie da riportare che mi riguardano personalmente, sarete i primi a saperlo dopo i miei nipoti. Non c’è niente di cui dare notizia».
Intanto, però, ha pensato bene di pubblicare una sua autobiografia (che, garantisce, promuoverà esclusivamente durante i fine settimana o in occasione dei giorni di ferie). Anche se, in qualche modo, utilizza proprio una delle conferenze stampa più seguite al mondo per promuoverlo raccontando che tratterà di «come una bambina venuta dal nulla possa diventare qualcuno senza essere necessariamente nata nella famiglia giusta, avere abbastanza denaro o frequentare le scuole giuste».
Intanto, mentre Lagarde pensa al suo futuro, in Europa c’è chi vi guarda con forte preoccupazione. Accade in Italia, perché il rialzo dei tassi preoccupa naturalmente famiglie e imprese.
Per Confartigianato, il costo del credito, già salito al 3,86%, e il calo del 4,3% dei prestiti alle piccole imprese rischiano di frenare ulteriormente gli investimenti, con quelli in macchinari già scesi del 2,3% nel secondo trimestre. Confcommercio definisce la stretta «difficile ma necessaria» e chiede alle banche di non pregiudicare l’accesso al credito delle Pmi. Secondo il Codacons, invece, la rata di un mutuo variabile da 125-150.000 euro potrebbe aumentare di 15-25 euro al mese: «Si profila un autunno nero per le famiglie italiane».
La reazione della politica italiana
Dura la politica. Giovanni Crosetto (eurodeputato Fdi-Ecr) considera la mossa «un pesante e dannoso errore». Perché «l’inflazione a cui stiamo assistendo è strettamente legata alla crisi in Medio Oriente e, in particolare, alle tensioni nello Stretto di Hormuz. Pensare di poter contrastare uno choc che nasce dal lato dell’offerta attraverso un ulteriore aumento dei tassi di interesse rappresenta una decisione di politica monetaria che, nelle condizioni attuali, diventa imperdonabile».
Anche Forza Italia condanna la decisione della Bce: «In una fase di forte incertezza internazionale, dobbiamo evitare che la stretta monetaria finisca per danneggiare ulteriormente la crescita europea», ha sottolineato l’eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone. Ma è Maurizio Gasparri a fare una sintesi: «La Bce alza i tassi, la Commissione europea attacca la casa, ma le istituzioni europee, che noi vorremmo salde e impegnate a difendere i propri popoli, hanno capito che andando avanti in questo modo non potranno che suscitare proteste e contestazioni? L’Europa serve, ma deve cambiare strada».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >