La frase di Wopke Hoekstra, commissario europeo al clima, è la peggiore condanna mai pronunciata sul sistema industriale dell’Ue: «Dobbiamo abbandonare l’idea che clima ed economia non possano camminare insieme. In realtà possono camminare a braccetto». Come lo fanno? Con aumento generalizzato dell’inflazione, aumento della benzina, nuove tasse. Più che una politica verde è la politica di mettere gli europei e gli italiani per primi, al verde.
Tutto questo si è capito ieri a Bruxelles alla presentazione della riforma del sistema Ets: i certificati per poter emettere Co2. Neppure Frans Timmermans, che ha inventato la follia del Green deal era arrivato a un tale livello di ipocrisia. L’Ue non arretra di un millimetro sulla follia delle emissioni zero entro il 2050 e al 90% entro il 2040. Unica concessione: un rallentamento del percorso dopo il 2031.È straordinario che Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione e già ministro dell’Ambiente spagnola, socialista fino al midollo, abbia detto: «La competitività dell’Europa si baserà sull’energia pulita, non sui combustibili fossili importati». Peccato che Bloomberg abbia spiegato che senza mix energetico non si va da nessuna parte e che la Spagna è in testa alle importazioni di gas da Vladimir Putin. L’ulteriore presa in giro è che il piano, sostiene la Commissione, è pensato per favorire le imprese che potrebbero delocalizzare. Per farlo, gli Ets dal 2027 incideranno sui combustibili fossili: dal prossimo anno ci sarà un supplemento verde su benzina e gasolio attorno ai 20 centesimi al litro. Sempre pensando ai cittadini, gli Ets vengono estesi sia ai voli privati che a quelli commerciali con tratta entro i 5.000 chilometri dal centro dell’Europa; i ticket rincareranno minimo di 45 euro. Così come aumenterà la tassa per lo smaltimento dei rifiuti perché si colpiscono gli inceneritori e cresceranno i prezzi di tutto perché il regime degli Ets sarà applicato anche al trasporto marittimo.
Sul piano degli altri provvedimenti c’è l’unica concessione fatta alle imprese: il fattore lineare di riduzione passerà dal 4,4% attuale al 3,7% tra il 2031 e il 2035 e all’1,7% dal 2036 con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2039. Fino al 2040 le aziende potranno avvalersi anche di crediti internazionali fino a un massimo del 2% facendo ricco Elon Musk, che guadagna più con i certificati anti-inquinamento che con le Tesla. La Commissione stabilisce che gli introiti dalla cessione dei certificati (sono stati 270 miliardi incassati dal 2013) devono andare al 50% alle imprese per decarbonizzare più in fretta. Neppure una parola sul mercato «borsistico» degli Ets che continuano a essere trattati senza un tetto di prezzo. Viene promessa entro il 2030 l’istituzione di una banca verde dotata di 100 miliardi. Ma si starà a vedere. Per chi è in regime Cbam, cioè importa prodotti ad alta impronta carbonica, la riduzione delle quote gratuite sarà rallentata e la loro eliminazione completa rinviata al 2038.
A Bruxelles sembra una festa, ma è il funerale dell’industria. Ursula von der Leyen ha commentato: «L’obiettivo è fare dell’Europa il primo continente al mondo alimentato dall’elettricità riducendo di 260 miliardi di euro l’anno la spesa per i combustibili fossili entro il 2040». L’Italia, che era alla testa di altri dieci Paesi per chiedere una moratoria sugli Ets, è stata sconfitta ed è il Paese – la seconda manifattura europea, il quarto esportatore al mondo e avendo il 50% di elettricità prodotta da gas -più penalizzato. Il ministro per l’Energia Gilberto Pichetto Fratin ha commentato: «Accogliamo la scelta di rafforzare gli strumenti a sostegno degli investimenti nella decarbonizzazione industriale. Permangono aspetti di cruciale importanza che dovranno essere affrontati nel corso del negoziato». Più duro il ministro per il Made in Italy Adolfo Urso: «Le proposte che la Commissione ci ha sottoposto sono ancora insufficienti, troppo timide. Ci confronteremo col sistema industriale, per capire come le misure debbano essere per essere davvero efficaci nel sostenere l’impresa, e con gli altri Stati membri; si è aperto il cantiere delle riforme anche per lo strumento degli Ets. Quello che ci è stato presentato è francamente troppo poco». Giusto tre giorni fa alla sua assemblea Federceramica ha detto: «Se continuano con gli Ets le piastrelle le faranno solo i cinesi». Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, rivendicando che il suo gruppo non ha licenziato nessuno è stato ultimativo: «L’Europa ha fatto di tutto per distruggere la chimica e ci dice in faccia di andare via dall’Europa». Il direttore generale di Business Europe – l’unione delle Confindustrie – Markus J.Beyer è diplomatico: «Alcuni aspetti della proposta destano già preoccupazione». Durissimo il presidente di Confimi Industria, Paolo Agnelli: «Arriverà il momento per noi italiani di fare un bilancio di quanto ci ha giovato essere in Europa: continua, senza cognizione di causa, senza ritegno e senza coscienza, la politica anti-industriale europea. La Cina ci ringrazierà». Insoddisfatte compagnie aeree e di navigazione e l’Ue è seppellita da una valanga di critiche. Il vicepresidente di Confindustria, Antonio Gozzi, nota che se si è riusciti a far ammettere che alcuni dei pilastri dell’Ets sono frutto di un approccio ideologico «le modifiche proposte restano del tutto insufficienti, ispirate a una logica quasi omeopatica e scollegate da una riflessione per evitare di continuare a erodere la capacità industriale europee».
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