Oltre alle chat, pure le automobili: l’Unione europea punta al controllo totale
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Con Chat control 1.0 in vigore fino ad aprile 2028, le piattaforme di comunicazione online sono autorizzate a effettuare senza mandato la scansione dei messaggi degli utenti. L’azione di pressione sul Parlamento europeo esercitata dal Ppe è stata di una gravità inaudita e saremo noi cittadini a pagarne le conseguenze. Prolungare nel tempo una misura temporanea, nata per segnalare e rimuovere volontariamente materiale di abuso sessuale su minori, automatizzando il controllo delle comunicazioni private, è una grave violazione delle norme ePrivacy.

Il provvedimento, inoltre, va contro l’articolo 15 della nostra Costituzione che definisce «inviolabili» la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione. «La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge».

Per questione di riservatezza furono negati i messaggi tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il ceo di Pfizer, Albert Bourla, durante le trattative sui vaccini Covid, invece i nostri messaggi sono alla mercé delle grandi aziende tecnologiche, che tutto trasformano in marketing.

Giovedì, la proroga del discusso regolamento non è stata respinta dal Parlamento europeo perché i contrari non hanno raggiunto la maggioranza assoluta, così a breve ci sarà la pubblicazione della norma sulla «Gazzetta ufficiale» della Ue. Sia pure su base volontaria, si tratterà di una sistematica violazione della privacy delle conversazioni private con lo scopo (dichiarato) di individuare materiale di abuso sessuale sui minori. In realtà si tratta di una scansione di massa indiscriminata, che il Parlamento aveva respinto due volte a marzo, alla scadenza della deroga temporanea alle direttive ePrivacy autorizzata nel luglio 2021. Il provvedimento consentiva in maniera provvisoria – ma non imponeva legalmente – l’impiego di algoritmi di scansione e identificazione di materiale illecito.

Alla scadenza della deroga gli eurodeputati avevano detto no alla proroga, ma il loro rifiuto è stato scandalosamente calpestato su iniziativa della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola (Ppe), che in nome del suo gruppo e di diversi Paesi Ue ha imposto una procedura d’urgenza riproponendo la terza votazione in plenaria perché senza Chat control ci sarebbe una «lacuna giuridica».

La nuova votazione forzata (nell’ultimo giorno di seduta prima della pausa estiva) richiedeva la maggioranza assoluta (50% + 1) per il rifiuto effettivo, quindi, malgrado 314 eurodeputati avessero detto no alla proroga e solo 276 fossero a favore (17 gli astenuti), il regolamento è stato ripristinato. Per fortuna, almeno con degli emendamenti.

Nel testo inviato dal Consiglio europeo sono stati esclusi i controlli per le comunicazioni crittografate «end-to-end», come quelle di WhatsApp e Signal, e adesso il Consiglio europeo, ovvero i governi degli Stati membri, avranno tre mesi per accettare gli emendamenti oppure aprire una fase di conciliazione con il Parlamento. «Ora bisogna capire se il Consiglio, che finora è stato insensibile alla richiesta dell’Italia di garantire temporaneamente almeno la crittografia “end-to-end”, accetterà la posizione del Parlamento», dichiara Carlo Fidanza, eurodeputato e capodelegazione di Fratelli d’Italia, vicepresidente esecutivo del Partito dei conservatori e dei riformisti europei (Ecr). Aggiunge: «Il fatto che il Ppe, che pure ha mal digerito il nostro emendamento approvato, abbia auspicato un’adozione rapida in Consiglio lascia ben sperare che si orientino ad accettare». Fidanza auspica «che si vada avanti rapidamente per avere un quadro giuridico stabile per proteggere i minori, salvaguardando integralmente la privacy dei cittadini europei».

Se il Consiglio non accettasse il testo emendato, si rimarrebbe senza normativa temporanea e occorrerà accelerare il negoziato sul regolamento permanente, il cosiddetto Chat Control 2.0. Adesso, però, le grandi piattaforme tecnologiche come Meta, Google e Microsoft hanno di nuovo il potere di scansionare i messaggi privati, senza mandato o sospetto preventivo.

E preoccupa che a favore della proroga, assieme al Pd, abbiano votato diversi eurodeputati di Forza Italia, che a livello europeo fanno parte della famiglia del Ppe ma nel nostro Paese sono parte della maggioranza. Fratelli d’Italia e Lega hanno votato contro mentre, in Europa, un alleato di governo è sulle posizioni dell’opposizione?

La linea che sta adottando Bruxelles esige reazioni immediate. In ballo non c’è solo il controllo dei nostri messaggi, violazione di per sé gravissima, ma pure il controllo da remoto delle automobili su cui ci muoviamo. La Commissione europea intende farlo attraverso i sistemi di monitoraggio della velocità installati a bordo, obbligatori nelle nuove vetture.

L’Intelligent speed assist (Isa), il sistema satellitare di sicurezza che mappa il limite stradale corrente e aziona segnali acustici per avvisare il conducente se supera il limite di velocità, sarebbe solo «uno stadio intermedio. Alla fine, bloccheremo la velocità dell’auto da remoto in modo che superare i limiti sia fisicamente impossibile», ha detto al Daily Mail una fonte interna della Commissione europea.

Nostro malgrado saremo ridotti a terminali passivi, privati della libertà. Sempre con un algoritmo.

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