L’Ue infierisce: super multa contro gli aiuti alla Sardegna
Il turismo muore, ma dobbiamo pagare 7,5 milioni per i soldi agli hotel dell’isola.

Nel giorno che sancisce l’incapacità della Banca centrale europea di far fronte in maniera convincente all’emergenza scatenata dall’epidemia di coronavirus, oltre al danno per l’Italia arriva puntuale anche la beffa. Con un tempismo che ha dell’incredibile, la Corte di giustizia europea ha condannato ieri il nostro Paese a versare al bilancio dell’Unione una somma pari a 7,5 milioni di euro. Motivo: non aver recuperato aiuti illegittimamente concessi al comparto alberghiero in Sardegna.

La vicenda risale al 2008, quando la Commissione stabilisce che alcuni contributi (per un totale di 13,5 milioni di euro) concessi dal governo italiano in favore di imprese del settore nell’isola risultano «incompatibili con il mercato comune», intimandoci di conseguenza la necessità di recuperare tali somme. Nel 2012, a seguito di un ricorso presentato da Bruxelles, la Corte di giustizia dichiara che Roma non ha adottato tutti i provvedimenti necessari per la restituzione degli aiuti. Negli anni successivi l’Italia non si conforma alla sentenza, ragion per cui nel 2018 la Commissione presenta un secondo ricorso, con il quale richiede alla Corte di condannare il nostro Paese al pagamento di una somma forfettaria più una penalità. E così arriviamo alla decisione odierna, con la quale i togati ci notificano il «multone» da 7,5 milioni di euro, più una penalità di 80.000 euro per ogni giorno di ritardo (con decorrenza da ieri fino alla data di completa esecuzione della sentenza del 2012).

Una mazzata che piomba sulla nostra testa proprio nel momento in cui ci ritroviamo più vulnerabili. Più che una questione di cifre – l’importo della sanzione equivale allo 0,025% di una normale legge di bilancio – si tratta di una batosta per il morale. Per colpa del coronavirus, infatti, la stagione turistica è già morta e sepolta con mesi di anticipo. Non solo in Sardegna, regione già di per sé svantaggiata dall’handicap dell’insularità, ma in tutto il resto d’Italia. Vedersi imporre una sanzione del genere in questi giorni, a danno di uno dei settori che con tutta probabilità pagheranno uno dei conti più salati a seguito dell’epidemia, fa saltare i nervi.

Ma la vicenda della multa per gli aiuti di Stato non deve stupire. D’altronde, ormai dovremmo esserci abituati: Bruxelles non guarda in faccia nessuno, specie nel momento del bisogno. Ne abbiamo avuto la prova in questi giorni drammatici, quando a seguito dell’accorata richiesta di aiuto l’Italia si è vista voltare le spalle dai «partner» europei. L’ambasciatore italiano in Europa, Maurizio Massari, martedì ha pubblicato su Politico.eu un durissimo editoriale nel quale spiega che, alla richiesta da parte del nostro Paese di attivare il meccanismo europeo di Protezione civile per il rifornimento di dispositivi medici di protezione individuale, «purtroppo nessun membro dell’Ue ha risposto alla chiamata della Commissione».

Negli scorsi giorni, Berlino e Parigi hanno notificato a Bruxelles di aver sospeso le esportazioni di mascherine. Come riporta Startmag.it, già all’inizio di marzo la controllata italiana del gruppo 3M (multinazionale americana del settore) ha informato i propri clienti italiani circa le restrizioni all’esportazione dei dispositivi di protezione (non solo mascherine, anche camici e occhiali di protezione) decise dal governo tedesco. Un colpo basso, inferto nel bel mezzo di un’epidemia che ci sta letteralmente mettendo in ginocchio. E che dimostra ancora una volta come man mano che passa il tempo l’Ue, più che a una casa comune, assomiglia a una pietosa accozzaglia di egoismi.

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