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L’Ucraina nell’Ue è una iattura

Volodymyr Zelensky è già costato 200 miliardi. E ora scatta il prestito da 90. Ma, per favorire Friedrich Merz, Bruxelles apre a Kiev mentre ci vieta l’uso di soldi nostri per il caro energia.

Il cancelliere Friedrich Merz ha una serie di ottimi motivi per sostenere l’ingresso dell’Ucraina nella Ue. Per Berlino, l’arrivo di Kiev nel perimetro dell’Unione sarebbe manna dal cielo, che consentirebbe alla Germania di risollevare le sorti della sua economia. Favorire l’entrata, anche senza diritto di voto, nel consesso dei 27 Paesi europei significherebbe porre le premesse per conquistarne il mercato e, allo stesso tempo, una volta conclusa la guerra con la Russia, guidare la ricostruzione che, come è noto, verrà sostenuta principalmente da Bruxelles. Insomma, per Merz proporre di accogliere l’Ucraina non è solo un’eccellente idea per rimettere in moto una locomotiva che da tempo arranca, ma anche uno straordinario affare.
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Kallas: «Dopo le minacce di Putin, Usa unici a lasciare Kiev». Ma è falso
Kaja Kallas (Ansa)
Gaffe della estone, che poi ritratta. D’altronde in questi anni le figuracce non si contano.

Si è aggiunta un’altra figuraccia nel curriculum di gaffe imbarazzanti, ormai più lungo dell’esperienza lavorativa, dell’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas.

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La Ue la combina grossa sul tabacco. Si lamentano persino da sinistra
iStock
La Commissione europea prepara una stretta sui prodotti con nicotina equiparando le sigarette elettroniche alle bionde, nonostante abbiano rischi differenti. Il vicepresidente dell’Emilia-Romagna: così filiera in bilico.

Un settore industriale del valore di oltre 200 miliardi di euro, pari all’1,3% del Pil europeo, e che sostiene più di 2 milioni di posti di lavoro lungo tutta la filiera, rischia di essere travolto dalla decisione di Bruxelles dettata più da motivazioni politiche che tecniche.

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Se è anti russo, il riarmo di Merz va bene
Friedrich Merz (Getty Images)
Berlino usa la «minaccia» a Est per tornare potenza militare. Solo dieci anni fa ciò avrebbe generato allarme.

Proviamo a sfogliare il calendario di dieci anni all’indietro e a immaginare come sarebbe stata accolta, nel 2016, in Europa e anche fuori, la dichiarata intenzione, da parte dell’allora cancelliera della Repubblica federale di Germania Angela Merkel, di procedere al riarmo massiccio del suo Paese sì da rendere l’esercito tedesco il più potente fra tutti quelli d’Europa.

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Dopo i cattivi esempi, Draghi ci rifila i buoni consigli
Mario Draghi (Ansa)
Nessuna autocritica per le politiche passate della Ue, da lui stesso promosse, che ci hanno portato a questa situazione catastrofica.

Si sa che la gente - diceva Fabrizio De André - dà buoni consigli quando non può più dare cattivo esempio». Non suoni irrispettoso l’accostamento alla gaudente «Bocca di Rosa», ma parrebbe che questa sia diventata un’abitudine per Mario Draghi.

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