Scatta l’operazione tappabuchi. Le «pulizie di primavera» di Giorgia Meloni hanno lasciato tre posti liberi. Due in via Arenula e uno in via di Villa Ada.
Partiamo dal ministero della Giustizia, dove il «Delma», ovvero Andrea Delmastro Delle Vedove non era solo un semplice sottosegretario, ma quasi un ministro ombra. In Fratelli d’Italia facevano tutti affidamento su di lui, soprattutto per il fatto di possedere la potente delega al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Nell’immediato le deleghe di Delmastro saranno redistribuite tra i due vice del ministro Carlo Nordio: il Dap al leghista Andrea Ostellari, che segue già le carceri, e il Dipartimento per l’innovazione al forzista Paolo Sisto. Ma la casella di Delmastro è troppo delicata per rimanere vuota a lungo. In pole position c’è Sara Kelany, 47 anni, avvocato, deputata di Fdi, responsabile del dipartimento immigrazione e sicurezza del partito, vicinissima al sottosegretario di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari e al premier. Appare anche il nome di Annalisa Imparato, magistrato campano e frontwoman della propaganda del Sì. Viene a galla pure il presidente della commissione Giustizia alla Camera, Ciro Maschio, o la collega di Montecitorio, Carolina Varchi.
Poi c’è da occupare la sedia della «zarina», Giusi Bartolozzi, la potentissima capo di gabinetto di Nordio. Al Guardasigilli serviva un braccio destro operativo, fidato come lo era lei, e ieri sera ha fatto la scelta più lineare, un tecnico che era già in cima alla lista, ovvero l’attuale capo dell’ufficio legislativo del ministero, Antonio Mura, 72 anni di Sassari, magistrato in pensione, molto apprezzato dall’altro sottosegretario di Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano.
Infine, la poltrona più sensibile, anche perché occupa un posto nel Consiglio dei ministri. C’è da rimpiazzare la «Santa», Daniela Santanchè, che si è rifugiata nella sua villa in Versilia. L’incarico del ministro del Turismo è quello su cui prestare maggiore attenzione. Per ora Meloni tiene per sé le deleghe della «pitonessa». E ieri l’interim è stato ufficializzato dopo un colloquio telefonico tra il premier e il capo dello Stato, che ha firmato il decreto. Nell’occasione la Meloni ha ringraziato Santanchè: «In questi anni ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano». Ora il sostituto più probabile è il meloniano di ferro Gianluca Caramanna. Classe 1975, nato a Flörsheim am Main, in Germania, economista del turismo e manager di lunga esperienza nel comparto alberghiero, tra cui il gruppo Hotel Domus, deputato Fdi e già consigliere di Santanchè (nonché responsabile Turismo del partito). Conosce la macchina, gli ingranaggi e anche le ruggini del ministero, ha un filo diretto con il premier e con la sorella, Arianna Meloni. Resta in lista, ma molto più distaccato, anche perché non è sicuro che accetterebbe, Giovanni Malagò, ex presidente del Coni e ora della Fondazione Milano-Cortina. Tra gli «esterni» spunta anche il nome di Sandro Pappalardo, nominato poco più di un anno fa presidente di Ita Airways. Rimane nel totonomi anche Luca Zaia, ex presidente del Veneto. Tuttavia, assegnare alla Lega la guida di un dicastero fino a questo momento appartenuto a Fdi, rischierebbe di scompaginare gli equilibri all’interno della maggioranza e innescare tensioni, soprattutto con Forza Italia.
Piuttosto, se si volesse davvero dare un segnale di continuità, in via della Scrofa pensano a Lucio Malan, capogruppo di Fdi al Senato oppure ad alcune figure del Mezzogiorno come il senatore Fdi siciliano Salvo Sallemi o l’imprenditore napoletano, esperto del settore turistico, Costanzo Jannotti Pecci. Questi ultimi al fine di riallacciare il rapporto con le Regioni del Sud Italia, dove il No alla riforma della giustizia ha prevalso in misura schiacciante. Tra le donne, si affacciano Marina Lalli, presidente di Federturismo, Alessandra Priante, presidente dell’Agenzia nazionale del turismo e anche Elena Nembrini, direttore generale sempre dell’Enit.
L’ufficializzazione dei nomi potrebbe arrivare anche oggi in occasione del Consiglio dei ministri o al massimo la prossima settimana. Il valzer post referendum è appena iniziato.



Casablanca, Marocco. Vista frontale della moschea di Hassan II e del minareto più alto del mondo (iStock)
Sakura in Giappone (iStock)
L'Avana, Cuba skyline del centro (iStock)
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