Narra la leggenda che il merito sia da attribuire al re longobardo Astolfo che era solito andare a caccia nei boschi da queste parti. In un giorno imprecisato dell’anno 752, smarrì il suo fedele falcone e fece un voto: se lo avesse ritrovato, avrebbe fondato un nuovo villaggio e una chiesa dedicata alla Madonna. Quando, dopo lunghe ricerche, vide il volatile appollaiato sul ramo di un carpine decise di fondare Carpi, dal nome dell’albero, e di costruire la pieve di Santa Maria in Castello, detta «La Sagra».
L’antica leggenda viene perpetuata nello stemma cittadino e la chiesetta romanica si può ancora ammirare, anche se «dimezzata» qualche secolo dopo per colpa di Alberto III Pio, ultimo signore carpigiano. Vissuto tra il 1475 e il 1531, il principe decise di trasformare il piccolo borgo di famiglia in una delle più interessanti corti rinascimentali della Pianura padana cambiando per sempre l’aspetto urbanistico della città. Per attuare i suoi propositi, sacrificò parte dell’antica chiesa tagliandola a metà, trasformò l’imponente castello fortificato in un elegante palazzo capovolgendo l’esposizione della facciata e creando l’attuale piazza dei Martiri, la terza d’Italia con i suoi 16.000 metri quadrati.
Tutto a Carpi ruota ancora intorno a questa enorme piazza e girando per le bancarelle del mercato bisettimanale, vagando sotto il Portico lungo o tra i vicoli dai nomi strani (come quello detto «della polmonite», così chiamato perché ventoso), si ha l’impressione di vivere in un luogo armonioso e felice, che conserva intatta la sua forte identità.
L’imponente Palazzo dei Pio, trasformato e ampliato dai successori duchi d’Este, oggi ospita in una inusuale concentrazione di sovrapposizioni architettoniche le tre collezioni del Museo del palazzo, del Museo della città e del Museo al deportato. A destra e a sinistra si succedono la cattedrale dell’Assunta, il Portico del mercato del grano, l’ex sinagoga, il Portico lungo, il Teatro comunale e la sede civica di Palazzo Scacchetti. E proprio Palazzo dei Pio ospita, fino al 10 gennaio 2027, la curiosa mostra «Non di solo pane. Cucina, tavola e cibo nel Rinascimento». Un viaggio nella «più antica delle arti» tra ceramiche, utensili e postazioni interattive. A condurre i visitatori alla scoperta del mondo rinascimentale del cibo sono tre guide d’eccezione, personaggi ricreati con l’intelligenza artificiale: i cuochi Bartolomeo Scappi, Cristoforo da Messisbugo e Bartolomeo Sacchi detto Platina che, insieme al maestro Martino da Como, furono i cuochi più importanti dell’epoca, così celebri da essere ricordati nei secoli per i loro trattati gastronomici e l’influenza che ebbero sull’evoluzione della cucina europea.
Merita di sicuro una visita anche il Museo della città per capire la storia di Carpi e del suo territorio attraverso il patrimonio artistico e artigianale raccolto per mostrare l’attività e l’ingegno locali a partire dalla fine dell’Ottocento. Come l’invenzione della scagliola (tecnica inventata nel XVII secolo da Guido Fassi per imitare i marmi preziosi) o l’antica arte del truciolo basata sull’intreccio di sottili strisce di pioppo o salice per la creazione di cappelli, fino alla produzione legata al tessile negli anni Sessanta e Settanta. L’adiacente Museo al deportato razziale, inaugurato nel 1973, rappresenta un unicum. Il percorso si snoda lungo 13 sale caratterizzate da un’architettura essenziale dove luci ed elementi grafici creano un’atmosfera di forte impatto emotivo, mentre nel Cortile delle steli, su 16 monoliti in cemento armato alti sei metri sono stati incisi i nomi di alcuni lager nazisti. Pochi passi e si arriva all’ingresso del magnifico Teatro comunale, inaugurato nel 1861 grazie alla Società dei palchettisti, che ospita importanti appuntamenti musicali, come il concerto di Goran Bregović in cartellone il prossimo 30 giugno.
L’ultima bella sorpresa aspetta i turisti nel sottotetto di Palazzo Scacchetti, sede del municipio, che ospita l’Acetaia comunale curata dai volontari della Consorteria dell’aceto balsamico tradizionale di Spilamberto, un vero tesoro simbolo di un sapere tramandato da generazioni. E prima di tornare a casa, da non dimenticare una sosta golosa a caseifici storici come l’Oratorio di San Giorgio o cantine sociali come quella di Santa Croce per fare incetta di altre due specialità locali: il Parmigiano reggiano Dop e il Lambrusco Doc. Info: www.visitcarpi.it.



