prestigiosa scuola degli Annales, ha raccolto le sue ricerche sulla questione nel libro intitolato appunto L’accecamento (L’Aveuglement. Texto edizioni). Un libro attualissimo perché molti dei casi di cui parla non sono ancora conclusi, malgrado i loro effetti negativi siano sempre più palesi. Come accade oggi ai Paesi sottoscrittori degli attuali trattati dell’Unione europea, che secondo Ferro, professore alla Scuola di alti studi in scienze sociali ( Ehess) di Parigi, hanno: «eroso e minato la sovranità degli Stati aderenti», attraverso una gigantesca macchina burocratica cui gli Stati membri hanno gradualmente trasferito i propri poteri. La sovranità degli Stati è oggi esercitata da un numero di funzionari dell’Ue in continua crescita: dai 15.000 del 2015 agli oltre 60.000 del 2019; suddivisi in una quarantina di istituzioni secondo le norme di una stretta rete di oltre 15 patti internazionali.
Marc Ferro racconta come questa vicenda, piuttosto rara nella storia umana, rappresenti un autentico processo di «autocolonizzazione» attraverso il quale gli aderenti all’Unione europea si sono trasformati da Stati sovrani in colonie della stessa, trasferendole gradualmente le proprie competenze e poteri. Il che spiega, per inciso, la decisione di uscirne (che i nostri principali quotidiani continuano a definire «incomprensibile») presa dallo Stato membro con più salda tradizione democratica: la Gran Bretagna.
Nel caso dei Paesi aderenti all’Ue non solo i cittadini dei vari Paesi non sono stati informati di cosa accadesse realmente man mano che gli accordi venivano firmati e le decisione prese, ma neppure i deputati e senatori. L’accordo principale, l’Atto unico comune del 1986, era uno «spesso documento di centinaia di pagine, depositato al posto di ogni ministro all’apertura del Consiglio che doveva approvarlo, senza che nessuno dei ministri avesse potuto leggerlo», confessò poi il ministro Jean Pierre Chevènement, sovranista della sinistra francese. «Io stesso fui ingannato da questa presentazione. Non potevo sospettare che all’interno ci fossero più di 300 direttive che avrebbero completamente modificato le regole dell’economia» . Se questa era la situazione della Francia, quella dei politici italiani, notevolmente sfavoriti nella preparazione rispetto ai francesi usciti dalle grandi scuole amministrative del paese, era ancora peggiore. Anche negli accordi successivi, come quello di Maastricht che varò l’euro e Banca europea, l’auto colonizzazione dell’Europa fu realizzata burocratizzando le decisioni, trasferite dai rappresentanti del popolo a funzionari, sotto la distratta supervisione di politici mossi da interessi personali (a partire dai notevoli stipendi e pensioni di deputato europeo).
Il sistema neocoloniale dell’Ue cui gli Stati europei hanno trasferito i loro poteri sovrani, è poi strettamente integrato con un livello superiore, finanziario: il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale, che operano in accordo con la Banca e Commissione europea per togliere sovranità economica agli Stati in difficoltà, o che non accettano la politica esclusivamente deflazionista e quindi recessiva imposta dalla Commissione. Lo si è visto nel caso della Grecia, costretta dall’Ue e da queste altre istituzioni ad accettare misure restrittive che hanno ulteriormente peggiorato la situazione economica e del lavoro, costringendola a vendere asset strategici come gli aeroporti e i porti, finiti a società a capitale tedesco. In questa tristissima vicenda, con aspetti umani intollerabili come la diffusione fuori misura dell’Aids, dei suicidi giovanili, della fuga massiccia di chi poteva andarsene, si è visto in azione il mondo dei nuovi coloni che Marc Ferro descrive così: «una società coloniale extraterritoriale che al contrario dei coloni di ieri non coltiva la terra ma amministra il patrimonio delle holding e delle nazioni. I suoi membri, sempre tra due voli, da New York a Davos o da Londra a Hong Kong, sono membri dell’Ocde o della Commissione europea, dell’Assemblea di Strasburgo o del Fondo monetario internazionale. Sono strettamente collegati con i 60.000 agenti della Goldman sachs e delle altre banche internazionali. Contano solo per miliardi e centinaia di miliardi. Verso gli Stati con cui trattano hanno lo stesso sguardo stereotipato dei colonialisti di un tempo nei confronti degli indigeni». Solo che mentre quelli costruivano anche strade e porti, questi li comprano e poi ci mettono i pedaggi.
I Paesi europei hanno consegnato spontaneamente la sovranità dei propri territori a tipi così. Potrebbe finire anche male. Lo storico ottantacinquenne Ferro preferisce non nascondersi dietro parole neutre: «Attenti però a non insistere troppo nel non ridurre i grandi squilibri. La violenza sarà più forte che nel passato. Nel 1900 il rosso dei quartieri in rivolta era il simbolo di una bandiera. Qui potrebbe essere quello del nostro sangue».
Come evitarlo? È necessario uscire dalle gabbie ideologiche e astratte e riscoprire il primo legame con la vita e il mondo: la terra natale, la Patria, dove si trovano le energie e le forze della nostra storia e della nostra cultura e carattere. Come diceva il filosofo Benedetto Croce «la difesa della terra natale è un istinto», fratello dell’istinto vitale: per questo è molto più forte degli «ideali» delle ideologie, sempre smentiti dalle prove della storia. La risposta di Ferro non deve sorprendere: anche se fuori dal coro è coerente con la scuola degli Annales, che ritiene lo studio della geografia più indispensabile per capire la storia di quello delle dottrine politiche, la cui breve vita spiega poco di ciò che accadrà. Solo la riscoperta (autentica e non solo cerimoniale) della sacralità del territorio e della Patria può rimediare all’accecamento che ha trasformato gli Stati europei in colonie dell’Ue cui hanno ceduto la propria sovranità, e restituire alle Nazioni le energie per cambiare regole e trattati.
La Patria non è un vecchio arnese, come il progressismo post illuminista ha voluto fare credere. È stato l’amore per la terra natale, ad esempio, che nel Novecento ha sconfitto le potenti e astratte ideologie che avevano costruito i grandi e feroci sistemi totalitari del comunismo e nazismo, generatori di molti degli accecamenti raccontati nel libro. Quando i grandi Moloch ideologici stavano per soffocare le antiche nazioni (in parte già invase) con le loro culture e il loro valori legati alla terra e ai territori, i popoli d’Europa tra patria e ideologia hanno (come sempre) scelto la patria, e combattuto per liberarla. Non è così difficile: come diceva il vecchio filosofo liberale, è un istinto. Quello vitale.
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