Proposta totalitaria dell’Ue: arriva la «Bolkestein» degli appalti
Il vicepresidente della Commissione europea Stéphane Séjourné (Ansa)

Chissà se i «compagni» della Cgil hanno letto lunedì scorso su Repubblica l’intemerata di Paolo Gentiloni, piddino europeista a ogni costo, che per fare argine all’onda nera di Afd scriveva: «L’ascesa dell’estremismo nazionalista va combattuta a viso aperto, rilanciando l’obiettivo di quella sovranità europea condivisa evocata dal presidente Sergio Mattarella».

Pare di no, visto che ieri sul sito della Cgil Alessandro Genovesi, responsabile appalti del sindacato di Corso d’Italia guidato da Maurizio Landini, faceva un appello diretto a Giorgia Meloni con queste parole: «Il governo italiano chieda formalmente il ritiro della proposta di Regolamento sugli appalti pubblici elaborata dalla Commissione europea che se approvata diventerebbe immediatamente esecutiva superando gli attuali codici nazionali degli appalti, compreso quello italiano».

Cazzuola! Verrebbe da esclamare: la Cgil si scopre sovranista e antieuropeista.

Cosa c’è dietro all’assurda proposta dell’Ue sugli appalti

È che quando ti toccano la tasca anche Ursula von der Leyen diventa nemica del popolo. Va detto che a Bruxelles ci hanno messo molto del loro. Si sono accorti che i bulgari, come i croati approdati all’euro, hanno scoperto di aver fatto un pessimo affare perché si sono impoveriti dalla sera alla mattina; si sono accorti che, dopo il no degli islandesi, bisogna sveltire le norme; ma hanno anche capito che, dopo la batosta presa grazie ad Alice Weidel, bisogna rimettere dei soldi nelle tasche delle imprese tedesche e far lavorare gli immigrati perché pesano troppo sul welfare.

Ecco il colpo di genio: mettiamo mano agli appalti pubblici, dividiamo tra ricchi e peones e facciamo un po’ di protezionismo. Da una parte ci sono le imprese grosse, quelle che partecipano alle gare oltre i 5,4 milioni per i cantieri e i 216.000 euro per i servizi, dall’altra ci sono i manovali che s’aggiudicano lavoretti fino a 150.000 euro per cui non si fa la gara europea.

Il ragionamento filibustiere dell’Ue

Per vendere questo Schengen del cemento armato, la Commissione fa sapere che, a fronte di un settore che vale il 15% del Pil dell’Ue (2.900 miliardi), sono attesi risparmi per 80 milioni per il pubblico e 570 milioni per le ditte. Hai detto nulla!

In cambio, però, tutti lavorano ovunque e soprattutto negli appalti sotto soglia (150.000 euro) diventa complicata la revisione prezzi (per cui se paghi di meno i muratori perché sei dell’Europa dell’Est ti porti a casa il lavoro), mentre viene avvantaggiato il massimo ribasso nelle aste. In cambio, inoltre, di una norma di salvaguardia per le imprese europee (e l’odioso sovranismo?), della digitalizzazione e della semplificazione nelle procedure. Così semplificate che i contratti di lavoro di muratori e manovali non valgono nulla perché non c’è l’obbligo di attenersi, come avviene in Italia, al contratto di lavoro più vantaggioso.

La tutela farlocca del «Made in Europe»

Con la finta protezione del made in Europa si consente a operatori stranieri di colonizzare il mercato acquisendo la titolarità dell’impresa general contractor e lasciando quasi del tutto intonsa la pratica del subappalto. È un gran pasticcio e la Cgil se n’è accorta. Solo che chi di Europa ferisce talvolta di Europa perisce.

È così evidente che questo codice degli appalti agevoli le multinazionali che, come ha denunciato ieri Coldiretti, nel settore degli alimenti vengono incentivati appalti per prodotti iperprocessati tagliando fuori le imprese che lavorano con corretti indici nutrizionali e mandando a mare le cautele sempre sbandierate per evitare l’obesità dei bambini e l’incremento di malattie non trasmissibili (come diabete e patologie cardiovascolari). Ma questa è l’Europa.

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