«L’Emilia-Romagna toglie gli abbonamenti gratis agli studenti per darli ai richiedenti asilo». La sintesi del comunicato di Anna Cisint, europarlamentare della Lega, e di Tommaso Fiazza, capogruppo del Carroccio in Regione, è brutale. Ma mette il dito in una piaga. La storia è questa. Con delibera del 27 luglio scorso, la giunta di Michele De Pascale applica la deliberazione dell’Assemblea legislativa, datata 7 luglio, con la quale è stato introdotto l’obbligo, per gli alunni delle superiori, provenienti da famiglie a basso reddito, di versare una tariffa forfettaria di 15 euro per usufruire dei trasporti pubblici.
I dati della sostenibilità eocnomica
Fino a ora, nell’ambito del programma di agevolazioni denominato «Salta su!», il servizio era stato gratuito per tutti gli studenti iscritti a scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, anche situate al di fuori dei confini regionali, qualora l’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) familiare dei ragazzi fosse pari o inferiore ai 30.000 euro annui. Intendiamoci: non saranno quei 15 euro a mandarli in rovina. Ma ciò che conta è il principio. Il gesto. Viene ridotto un aiuto che, secondo la stessa Regione, per le famiglie in difficoltà si era tradotto in un risparmio medio tra i 300 e i 600 euro a figlio, nel periodo 2024-2025, a fronte di uno stanziamento di 25,5 milioni di risorse regionali.
L’asimmetria di trattamento rispetto agli stranieri, denunciata dai leghisti, riguarda il Comune di Bologna. Governato dal Pd, proprio come la Regione. La città metropolitana del sindaco Matteo Lepore, infatti, si è subito adeguata alle nuove disposizioni regionali, pensate, ha scritto Repubblica, «per far sì che gli abbonamenti arrivino a persone che ne fanno realmente uso». Evidentemente, la sinistra emiliana ritiene che qualcuno richieda l’abbonamento gratis per poi lasciarlo marcire in un cassetto e, perciò, pretende che i beneficiari paghino un obolo.
Un viaggio esclusivamente di esperienza
Il punto è che nel capoluogo, dove, da marzo 2025, i biglietti dei bus sono aumentati di 80 centesimi, proprio nei giorni in cui la Regione varava il blitz sugli alunni indigenti, si discuteva di erogare 40.000 euro per regalare ai richiedenti asilo, ospitati nei Centri d’accoglienza straordinaria (Cas), i «city pass», con i quali avrebbero potuto raggiungere, senza spendere un centesimo, le sedi dei corsi di lingua italiana e di formazione. È un progetto che Fdi, accusato dal primo cittadino di diffondere fake news, ha provato a bloccare lanciando una raccolta firme. In realtà, già da quando a Palazzo d’Accursio c’era un altro dem, Virginio Merola, i migranti viaggiavano con l’incentivo. Dal 2019, erano stati resi disponibili abbonamenti gratuiti per trasporti integrati, urbani ed extraurbani.
Insomma, Bologna ha sempre avuto un occhio di riguardo per gli stranieri. Anche impiegando finanziamenti aggiuntivi, con i quali azzerare le tariffe già calmierate dai vari provvedimenti regionali, che avevano riservato sconti speciali ai richiedenti asilo, purché inseriti in percorsi d’integrazione. Tuttavia, l’amministrazione del fortino rosso non ha esitato nemmeno un giorno ad applicare la gabella sugli studenti poveri – italiani e, forse, soprattutto non italiani. Ecco perché Matteo Di Benedetto, esponente della Lega in Consiglio comunale, invita «immediatamente il sindaco Lepore a prendere le risorse che destina all’autobus gratuito per i richiedenti asilo e a usarle per dare l’autobus gratuito agli studenti che rischiano di perdere la gratuità a causa delle scelte della Regione».
Come gli autobus sono
Rimane un mistero: perché mai la Regione di De Pascale ha avvertito l’esigenza di un contributo dagli alunni nati in famiglie disagiate? Cosa ci deve fare con quei 15 euro a testa?
Sono le stesse domande che si è posto il consigliere regionale Francesco Sassone, di Fdi. Il quale ha depositato un’interrogazione alla giunta per sapere «per quali ragioni, a partire dall’anno scolastico 2026-2027, sia stata eliminata la completa la gratuità» degli abbonamenti; «quale soggetto», tra la Regione, le aziende del trasporto, il gestore della piattaforma di richiesta o altri, «incasserà materialmente le somme versate dalle famiglie»; «quale sia l’ammontare complessivo delle entrate previste attraverso il pagamento della quota»; e se essa debba rappresentare «un’entrata aggiuntiva rispetto ai finanziamenti regionali già riconosciuti alle aziende di trasporto oppure se comporti una corrispondente riduzione dei trasferimenti pubblici». Sassone non ha ancora ricevuto una risposta.
La deliberazione dell’Assemblea regionale di luglio era zeppa di riferimenti agli oneri imposti dalla transizione ecologica, all’elettrificazione, ai danni derivanti dagli eventi climatici estremi, alla scarsità del Fondo nazionale trasporti e persino alla guerra in Ucraina.
Sarà mica che il Pd, in Emilia-Romagna, batte cassa con gli studenti poveri in nome dell’ecologia?
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