fede sinistra immigrati
(Getty Images)

Abbiamo già avuto modo di mostrare in varie occasioni come il Paradosso di Popper sia un argomento elaborato dal pensatore austriaco per dimostrare, correttamente, che il pensiero politico di Platone sia in realtà totalitario, ma non possiamo negare che nel corso degli anni si sia imposta una vulgata pop-filosofica, alimentata dall’idealtipo della «prof antifa», in base alla quale i «buoni» – cioè come sempre loro – sono autorizzati a usare metodi fascisti contro chiunque essi chiamino «fascista».

In molti sul Paradosso della tolleranza ci campano, proprio nel senso che il loro ruolo professionale è strettamente legato ai vari momenti di individuazione, stigmatizzazione, punizione e rieducazione di tutto ciò che rientri nella loro percezione individuale di pericolo ideologico. Ma la prova definitiva che il povero Karl Popper sia da decenni strumentalizzato e usato come vero e proprio dispositivo punitivo contro il nemico politico sta emergendo ogni qualvolta un’intolleranza dichiarata e rivendicata dagli immigrati sia non solo tollerata, ma difesa come arricchimento.

Si tratta di una contraddizione talmente forte da porsi sul confine ultimo della schizofrenia e per la quale non si può che elaborare un’inevitabile spiegazione: la Sinistra atea e materialista, postilluminista e weberiana, accetta l’etica religiosa e oscurantista degli immigrati in quanto incidente, in quanto fase.

Marx, Weber e l’illusione della Sinistra di poter assimilare il pensiero religioso

Secondo la visione del mondo che la Sinistra mutua sia da Karl Marx che da Max Weber, giacché l’ateismo è l’esito dialettico progressivo al quale ci conduce la Ragione, e giacché non esistono «potenze misteriose incalcolabili», allora ogni cosa può essere letta, compresa e dominata mediante il pensiero calcolante.

In questo orizzonte ideologico un credente è un bambino o un (buon) selvaggio o uno sprovveduto o un povero, uno che si comporta in maniera violenta e intollerante perché non è stato ancora educato dal sistema dell’ateismo materialista occidentale ma che, una volta cooptato in esso, non potrà che riconoscere la superiorità della ragione calcolante, uniformarsi alla società consumistica e smettere così di accoltellare le persone per strada.

Come temevamo, però, questa cosa non sta accadendo, perché è il pensiero forte a colonizzare quello debole, sono i valori trascendenti a conferire senso alla vita e non i consumi, e l’idea di conquista e colonizzazione avrà sempre la meglio su chi si sente in dovere di subire la colonizzazione altrui per espiare le colpe del passato commesse da altri.

E così il principio secondo il quale «bisogna essere intolleranti con gli intolleranti per preservare la società tollerante» cessa di valere nel momento in cui l’intollerante non viene più considerato un nemico politico ma, al contrario, materia prima necessaria al funzionamento della società.

Ed è proprio quando le contraddizioni arrivano a inficiare il dispositivo di potere che i veri pesi emergono e la vera sostanza si mostra, tanto da far abbandonare gli aspetti performativi, definiti in questo caso come «woke 1», per preservare quelli essenziali e irrinunciabili, cioè quelli riguardanti l’inquadramento ideologico e politico dell’immigrazionismo.

Dalla comunità bengalese al velo islamico: quando l’identità non si lascia decostruire

Quando a Venezia la comunità bengalese coglie il vero spirito soreliano dello sciopero e smaschera la deriva socialdemocratica nella quale i sindacati sono caduti da tempo, espone in maniera palese lo contraddizione alla radice dell’immigrazionismo giacché ricorre al mezzo marxista per eccellenza non per chiedere un ribaltamento proletario dei rapporti di forza, una «redistribuzione del plusvalore», il rispetto delle quote gender o la presenza di bagni gender-neutral, ma per chiedere la costruzione di un luogo di culto la cui assenza viene percepita come la vera priorità esistenziale, addirittura antecedente il «salario minimo».

E così la sinistra che ha insegnato per decenni che ogni identità è un costrutto sociale scopre, troppo tardi, un’identità che non si lascia decostruire perché non proviene da un pensiero debole.

New York e Birmingham: il doppio standard della tolleranza verso i simboli religiosi

Allo stesso modo Kathy Hochul, governatore dello Stato di New York proveniente da una storia politica di femminismo, tiene un discorso contro l’odiato «patriarcato bianco» e pochi minuti dopo va a un convegno politico con la comunità islamica indossando il velo, riconoscendo così, tra un’irrisione al Cristianesimo e una legge sull’aborto fino al settimo mese, che esiste un sacro che non si può offendere senza costi.

A Birmingham la bandiera inglese diventa «rischio per la sicurezza» nello stesso spazio in cui la preghiera islamica inaugura il consiglio comunale mostrando così che nel nichilismo instaurato il valore, la convinzione, l’etica e la politica sono tutte semplici variabili del potere così come ogni norma o «nuovo diritto».

La vendetta di Popper: quando l’alleanza con gli immigrati mette in crisi l’ateismo della Sinistra

Ma ci stiamo avvicinando al redde rationem: giacché tra chi fa finta e chi ci crede davvero la posta in gioco è sempre la stessa – e cioè il dominio -, quanti atei materialisti saranno disposti a sacrificare il proprio ateismo per saldare la propria alleanza con i credenti immigrati?

Quando vedremo le esponenti politiche di sinistra non solo indossare un velo a un convegno ma vivere in maniera «appropriata» secondo i principi di chi ritiene ciò irrinunciabile e che domani coerentemente lo chiederà? Sarà forse proprio questa la vendetta di Popper.

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