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Permessi: gli Usa chiudono, l’Ue apre
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Stretta dell’amministrazione Trump sulla green card: ora la si dovrà chiedere nei Paesi d’origine. L’esatto opposto delle ultime direttive provenienti dall’Europa.

L’amministrazione Trump vara una stretta importante sulla concessione della green card, il permesso di residenza permanente che da sempre è l’obiettivo di chi emigra negli Stati Uniti. O anche di chi sogna di andarci, tanto che da decenni imperversano online lotterie più o meno attendibili per ottenerla.

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Troppi stranieri nelle nostre scuole. E l’italiano diventa seconda lingua
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Su indicazione dell’Europa attivate 762 cattedre per insegnare il nostro idioma agli studenti immigrati nelle classi dove gli extracomunitari sono oltre il 20%. In Emilia-Romagna sono più della metà del totale.

Pochi giorni fa, la commissione consiliare dell’Unione Terre d’Argine, l’ente che in Emilia Romagna aggrega i Comuni di Campogalliano, Carpi, Novi di Modena e Soliera, si è riunita per discutere di «Scuola e contesti migratori nei servizi educativi e nel primo ciclo di istruzione».

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Tajani: «Più figli, meno immigrati»
Antonio Tajani al Festival del Lavoro (Ansa)
Il ministro degli Esteri rilancia l’allarme demografico: «La denatalità accresce il bisogno di lavoratori stranieri». Boccia (Pd) delira: «Le nascite non sono la cura».

Proviamo a seguire il ragionamento di Francesco Boccia, il quale è capogruppo del Pd al Senato. E, preparatevi, non sarà una cosa facile. Tutto inizia con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che, intervenendo al Festival del Lavoro, dice una cosa tanto banale quanto logica: «Abbiamo un problema di decrescita nell’ambito demografico e dobbiamo capire se vogliamo fare più figli. E se facciamo più figli poi possiamo anche dire: bene, riduciamo il numero dei migranti regolari che vengono a lavorare nelle nostre imprese, altrimenti noi non abbiamo lavoratori».

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L’emendamento sui rimpatri passa in Senato senza strilli: tre giorni dopo si desta il Colle
Ansa
Scandalo a scoppio ritardato (e sospetto) per un provvedimento simile a quello adottato da un sindaco nero e dem di New York, Eric Adams.

Ma perché l’emendamento della discordia sul riconoscimento agli avvocati di un bonus di 650 euro per ogni straniero che volontariamente decide di lasciare l’Italia è diventato un caso solo domenica? Il calendario dei lavori parlamentari ci racconta ben altro: l’emendamento Lisei, Occhiuto, Pirovano, Gelmini è stato approvato in Aula venerdì 17 aprile, e nessun intervento accenna a quel che pochissimi giorni dopo diventerà quello scempio ai diritti costituzionali di cui si sono riempiti la bocca tra i banchi dell’opposizione.

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Non abbiate paura di dirlo: «Remigrazione!»
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Religiosi musulmani che predicano i matrimoni a 9 anni, africani fuori di testa che assediano interi quartieri, giovani magrebini che spacciano e delinquono persino davanti ai preti: è questo che dovrebbe spaventarci, non la parola che indica la soluzione.

Dite remigrazione, ditelo senza paura. Ditelo forte. Urlatelo in piazza. Re-mi-gra-zio-ne.
Non è una parola oscena, non è l’anticamera del razzismo, non nasconde nessun orrore. Anzi: è l’unica speranza per cancellare l’orrore che stiamo vivendo, l’orrore di una civiltà che sta morendo per colpa di un’accoglienza senza regole e senza freni. Re-mi-gra-zione: perché la parola fa così paura?

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