La Procura vaglia le chat dei sanitari. Il dem De Pascale corre a difenderli

«Stranieri irregolari», «rimpatrio», «Cpr», «inidoneità», «certificato», «parere negativo», «patologie acute», «patologie croniche». L’elenco di target da ricercare all’interno del materiale digitale sequestrato ai sei medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ferrara, indagati per falso ideologico continuato in concorso, è ampio.
Allo Sco, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato, avrebbero incrociato i dati delle mancate espulsioni da inidoneità sanitaria, che a Ferrara sembrano aver prodotto una percentuale rilevante, con le indicazioni contenute in un appello pubblico firmato anche dalla Società italiana di medicina delle migrazioni (la Simm) che conterrebbe una richiesta al personale sanitario rispetto a «una presa di coscienza sulle condizioni e sui rischi per la salute delle persone migranti sottoposte a detenzione amministrativa nei Cpr». La richiesta ai medici chiamati a valutare l’idoneità degli stranieri da espellere rispetto alla loro permanenza in un centro per il rimpatrio sarebbe, nello specifico, «di eseguire la valutazione […] utilizzando, ad eventuale supporto nel procedere all’attestazione dell’inidoneità», un modulo prestampato che sintetizzerebbe le motivazioni di sanità pubblica, di deontologia medica e medico-legali per la valutazione. Gli investigatori della Squadra mobile, insomma, erano a caccia di chat, email, sms ma anche di documentazione che esorterebbe i medici a dare un parere negativo sull’idoneità degli stranieri al trasferimento nei Cpr, prima dell’espulsione, con vademecum o volantini. La ricerca si è estesa a certificati ritenuti incompleti o addirittura del tutto arbitrari. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, parla di una comunità sanitaria «profondamente scossa».
E rivendica la presunzione di innocenza: «In questo momento, l’unica cosa certa è che ci sono sei medici, innocenti fino a prova contraria, accusati di aver falsificato delle diagnosi e, senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio, già attaccati pubblicamente da una delle massime autorità del Paese». Il riferimento è al leader del Carroccio Matteo Salvini, che aveva subito bollato come «da radiazione e da arresto» le accuse, «se confermate», e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che venerdì aveva parlato di «posizionamento ideologico, di sabotaggio e di ostruzionismo nei confronti delle iniziative del governo». De Pascale allarga anche il campo: «Oggi la normativa italiana e le direttive ministeriali scaricano sui medici delle Asl italiane una responsabilità enorme, quella di stabilire o meno l’idoneità all’invio al Cpr, peraltro in assenza di linee guida sanitarie chiare e condivise a livello nazionale». Anche il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, è intervenuto chiedendo «prudenza e cautela» e denunciando «dichiarazioni improvvide provenienti da alcuni ministri della Repubblica» che «già individuano colpevoli e additano all’opinione pubblica i medici come i responsabili di tutto ciò che non va in tema di rimpatri».
Intanto Alleanza dei Verdi e Sinistra ha presentato un’interrogazione per verificare eventuali ricadute sull’attività del reparto e sul rapporto di supporto sanitario per la verifica preliminare delle condizioni di salute degli stranieri destinati ai Cpr. Lunedì è previsto un flash mob di dieci minuti davanti all’ospedale. I promotori, rispetto alle perquisizioni, parlano di modalità «particolarmente impattanti» e ribadiscono «solidarietà a chi oggi si trova a dover rendere conto» di quelli che definiscono «atti di cura». Falsi, secondo la Procura.






