Ora basta. I sabotaggi alle linee ferroviarie vanno interrotti immediatamente, con la stessa forza con cui furono sconfitte negli anni Settanta le Brigate rosse. Non di meno, perché il pericolo delle bombe e dei sabotaggi alle centraline elettriche e agli scambi delle linee ferroviarie hanno in sé un potenziale letale nei confronti dei passeggeri. Non pensiate che io stia esagerando per motivi di totale dissenso con quei gruppi, antagonisti o anarchici non importa, che li compiono ormai da troppo tempo e che, per fortuna, fino a oggi non hanno avuto conseguenze letali.
Strani questi difensori del popolo che, agendo in questo modo criminale, alla fine, in caso di una tragedia, coinvolgerebbero il popolo stesso. Non so, ma nella loro mente lucida e malata (le due caratteristiche possono coesistere), reputano un successo bloccare il traffico ferroviario e, in particolare, le linee ad Alta velocità. Nelle loro menti queste linee ferroviarie dell’Alta velocità rappresentano una forma e un’espressione di un capitalismo malato da abbattere e, forse, anche di uno Stato che ha imboccato, secondo loro, una strada repressiva e totalitaria.
A parte l’idiozia sottostante a questa analisi, e sulla quale comunque occorre riflettere perché va diffondendosi come abbiamo visto in altri periodi della nostra storia nazionale, questi difensori del popolo non considerano che, in un giorno come ieri, su quei treni non salgono solo rappresentanti del capitalismo avanzato, presunti seguaci di ideologie totalitarie, fanatici, secondo loro, del fascismo (capite il livello di follia?), ma salgono persone appartenenti a tutti i ceti sociali che, lavorando al Nord, duramente, per tutta la settimana, si affidano alle ferrovie per raggiungere i propri cari e per guadagnare un tempo di affetto e calore ultra meritato insieme a loro. Perché questi signori non sono andati ieri a vedere nelle stazioni chi aspettava i treni? Perché non si sono mischiati a quel popolo che dovrà rinunciare a una fondamentale pausa di riposo in famiglia, con i propri cari, con i propri amici ed amiche, con coloro che stanno a cuore tanto da desiderarne l’incontro, spesso agognato, nel fine settimana? Perché questi difensori del popolo ogni tanto non vanno in mezzo al popolo? Fanno esattamente quello che sosteneva una santa del nostro tempo, Madre Teresa di Calcutta quando affermava che tutti parlano dei poveri, ma in pochi parlano con i poveri. Questi vanno oltre: non solo non parlano con i poveri ma fanno azioni che alla fine vanno contro i poveri perché un ricco se non può prendere il treno noleggia un’auto e raggiunge, legittimamente, in modo anche più comodo, la località che desidera. Il povero no. Se rimane a piedi se ne devi tornare nel suo monolocale al Nord e non raggiungere i propri cari che sono, in molti casi, la maggiore ricchezza di cui dispongono.
Bei difensori del popolo! Complimenti a questa feccia dell’umanità che mostra una preoccupante, squallida, feroce volontà di perseguire i propri ideali malati. Non dimostrano di avere neanche lontanamente in testa un’etica della responsabilità che guarda agli effetti delle proprie azioni considerando, soprattutto, i soggetti che ne subiranno le peggiori conseguenze.
Se prima o poi facessero deragliare un treno, magari un regionale, magari colmo fino allo stremo di pendolari, a chi farebbero male? Al governo che detestano, all’imperialismo internazionale o, piuttosto, a della gente che si fa il mazzo per portare a casa l’indispensabile e a volte, purtroppo, anche meno dell’indispensabile. Ma che razza di gente è questa? Va detto con chiarezza, senza infingimenti e senza indugio, che sono dei criminali che pensano solo a sé stessi, malati di narcisismo ed egocentrismo, nascosti dietro una ideologia contorta, contraddittoria, illogica, violenta e con prezzo della convivenza civile.
Lo ripeto: ora basta. Si deve fare tutto quello che è possibile, soprattutto attraverso i nostri servizi di intelligence che sono i migliori in Europa, nonché le nostre forze dell’ordine, per individuare e assicurare alle patrie galere questi soggetti. Se non si tagliano le radici ora crescerà un albero velenoso e noi, in questo Paese, gli alberi velenosi ne abbiamo conosciuti anche troppi. Qui, in questo caso, non è consentito alcun distinguo, non è consentita alcuna spiegazione di tipo sociologico o giustificazionista, è solo permessa una condanna unanime e fortemente repressiva.
Più si traccheggia e più quei semi si trasformeranno in fiori e frutti velenosi, tanto velenosi da uccidere esseri umani, persone che non hanno alcuna colpa se non di essere cittadini normali che portano con sé un patrimonio di diritti non conciliabili con questi soggetti liberi ed in circolazione nelle nostre città.
Condanna unanime o meno, nutriamo speranza nei nostri servizi di sicurezza e nelle forze dell’ordine e nelle loro capacità dimostrate, provate, consolidate di stanare le parti marce della nostra società perché essa possa vivere nella tranquillità alla quale ha diritto.



