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Sinistra presa con le mani nel sacco
Beppe Sala (Getty Images)
L’ex aspirante leader rosso, che conta 150 cantieri «abusivi», spieghi perché ha venduto in fretta e furia il Meazza. Come può fare spallucce davanti a famiglie rimaste senza casa e a soldi investiti in progetti immobiliari bloccati?

La sinistra ha un’autentica passione per il mattone. Che si tratti delle case dell’Inps, affittate a prezzi di favore a compagni e compagne (D’Alema, Veltroni, Nilde Jotti, l’ex moglie di Occhetto, la figlia di Luciano Lama, eccetera) o di grandi operazioni urbanistiche, quando ci sono di mezzo gli immobili i progressisti hanno sempre le mani in pasta e ogni tanto rischiano pure di sporcarsele. Il caso Milano è d’esempio. La giunta di Beppe Sala si trascina stancamente da anni, inseguita dalle inchieste giudiziarie che hanno portato agli arresti di architetti, manager, funzionari comunali e pure di un assessore.

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Conte si mangerà la Schlein. Ve lo dice uno che sa come intrallazza Giuseppi
Giuseppe Conte (Imagoeconomica)
Ho sperimentato da vicino il cinismo dell’ex premier: cambia pelle a seconda delle convenienze. Se il campo largo farà le primarie di coalizione, la spunterà lui.

Fantapolitica? Quando c’è di mezzo Giuseppe Conte è meglio non porre limiti ai giochi di potere, pertanto se fossi nella Schlein comincerei a prendere le misure all’uomo cambiando schema di gioco. Perché una cosa è certa: Giuseppi non guarda in faccia a nessuno e non è nato per perdere.

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Un semplice poliziotto diventa fascismo
Ilaria Salis con Angelo Bonelli (Ansa)
Ilaria Salis straparla di «regime» soltanto perché è scattato un automatismo da trattato internazionale. Dopo la fuga dall’Ungheria, vuole altra immunità speciale.

C’erano una volta i rivoluzionari che sfidavano i regimi a viso aperto, pronti a pagarne le conseguenze. Oggi, nell’era del progressismo da salotto e dei seggi blindati a Strasburgo, ci dobbiamo accontentare di Ilaria Salis. L’ultima performance della nostra eurodeputata preferita è un capolavoro di vittimismo: un banale controllo di polizia in un hotel di Roma trasformato, nel giro di un post sui social, nell’avvento del Terzo Reich nella Capitale.

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Roma viene invasa da chi dice sempre no (e dà il benservito a Schlein e Conte)
Ansa
Decine di migliaia di manifestanti hanno sfilato contro Donald Trump, Israele e il governo. Un dissenso senza bandiere di Pd e M5s.

Una manifestazione di popolo, riuscitissima e pacifica anche nei contenuti e nei messaggi lanciati (salvo i soliti quattro idioti in cerca di visibilità con le foto di Giorgia Meloni, Carlo Nordio e Ignazio La Russa a testa in giù accanto a una ghigliottina di cartone, tra l’altro fuori dal corteo), ma con un significato politico che smonta completamente la teoria che i voti andati al No sulla riforma della giustizia possano essere ricondotti al cosiddetto campo largo.

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Investitori scettici sul campo largo
Elly Schlein (Ansa)
La vittoria del No preoccupa all’estero per il rischio che la sinistra torni al governo e freni lo sviluppo. Anche per questo l’esecutivo deve dare presto segnali di vita.

Sia come docente di economia sia come attore nel settore degli investimenti finanziari/industriali ho relazioni continue con investitori e valutatori esteri che osservano l’Italia sul piano del rischio/opportunità/affidabilità.

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