Non si placano le polemiche dopo il caso «patentino antifascista», chiesto agli editori dalla fiera Più libri più liberi, sulla presa di posizione del premier Giorgia Meloni che domenica ha parlato di censura sottolineando che «per la sinistra si è liberi di dire quel che loro permettono di dire». Gli organizzatori della manifestazione, che vede riuniti i rappresentanti della piccola e media editoria, avevano subito chiarito che non si tratta di «censura ma di chiarezza sui principi costituzionali e democratici», sottolineando però la necessità di «un ulteriore attento approfondimento».
Non si placano le polemiche dopo il caso «patentino antifascista», chiesto agli editori dalla fiera Più libri più liberi, sulla presa di posizione del premier Giorgia Meloni che domenica ha parlato di censura sottolineando che «per la sinistra si è liberi di dire quel che loro permettono di dire». Gli organizzatori della manifestazione, che vede riuniti i rappresentanti della piccola e media editoria, avevano subito chiarito che non si tratta di «censura ma di chiarezza sui principi costituzionali e democratici», sottolineando però la necessità di «un ulteriore attento approfondimento».
«Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini». Così ieri il ministro della giustizia Carlo Nordio è entrato a gamba tesa nel dibattito citando direttamente Mussolini ed evidenziando la contraddizione delle richieste degli organizzatori della Fiera con il testo «colonna» della giustizia italiana. «È proprio un paradosso che si pretendano attestazioni di antifascismo da chi non vuole cambiare un codice firmato da Mussolini», ha aggiunto il Guardasigilli.
Immediate le reazioni a sinistra che da ieri utilizza un nuovo refrain: «Fdi insegue Vannacci». Angelo Bonelli, deputato Avs, non ha perso l’occasione: «Le dichiarazioni del ministro Nordio sono vergognose. Vorrei ricordargli che è vero che Mussolini ha apposto la firma, nel 1931, al Codice penale, ma quel documento è stato modificato dalla Repubblica italiana, dalla lotta antifascista e dalle sentenze della Corte Costituzionale. Stanno strizzando l’occhio ai neofascisti di Vannacci». Gli ha fatto eco il senatore Pd Dario Parrini: «Nella corsa di Fdi a inseguire a destra Vannacci la derapata più grossolana e ridicola la fa il ministro Nordio, campione vero di dichiarazioni assurde. Nordio dice che è sbagliato chiedere per la partecipazione a fiere editoriali una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti della Costituzione perché il Codice penale ancora vigente in Italia porta la firma di Mussolini, affermazione è sconcertante e ridicola».
Così Sandro Ruotolo, responsabile informazione e cultura del Pd: «Ma dov’è lo scandalo? La fiera ha semplicemente chiesto agli editori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai principi antifascisti sanciti dalla Costituzione italiana. Non un test ideologico, non una discriminazione politica, ma il richiamo ai valori fondativi della Repubblica democratica nata dalla Resistenza».
«Il Garante della Costituzione antifascista è il presidente della Repubblica, non il presidente di esposizione libraria» ha dichiarato la leghista ed ex magistrato Simonetta Matone. «Non servono firme su pezzi di carta, senza valore, per avere il diritto di partecipare ad una fiera dichiarandosi democratici e antifascisti. L’iniziativa di Roma degli editori indipendenti, invece di garantire democrazia rischia di alimentare le già troppe e odiose divisioni tra gli italian».
«Non è censura, si chiama rispetto della Costituzione e delle leggi. A mio avviso si tratta di una tempesta in un bicchiere d’acqua, enfatizzata da Meloni che ha lanciato una specie di fatwa all’Associazione italiana editori», ha detto il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo. «Sarebbe stato più ragionevole operare in un altro modo: se fossero stati presentati volumi che avessero contemplato l’apologia del fascismo o l’istigazione all’odio, in quel caso si sarebbe dovuta fermare l’esposizione del libro motivando le ragioni. Questo sarebbe stato più logico e più equilibrato, a mio avviso».







