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Il saluto romano indigna, la spranga rossa no

Il saluto romano indigna, la spranga rossa no
Un frame del video che mostra l'assalto ai ragazzi di Gioventù nazionale
Quattro ragazzi di Gioventù nazionale sono stati assaliti da un gruppo di Antifa, ma la sinistra politica per lo più tace. O punta il dito contro le braccia tese di Acca Larentia. Chiedono sempre alla Meloni di rispondere della «matrice»: adesso riconoscano la loro.

Stavolta non si può nemmeno dire che bisogna attendere chissà quale indagine o inchiesta giornalistica: il video diffuso dai militanti di Gioventù nazionale è piuttosto chiaro. Si vedono i cosiddetti Antifa avanzare in gruppo, una decina, verso quattro ragazzi di destra, e poi via con le legnate. Hanno le spranghe, mollano calci e pugni, casomai le armi non bastassero. Tutto si è svolto a Roma, nel parcheggio di un supermercato. I militanti meloniani stavano attaccando manifesti nel giorno della commemorazione di Acca Larentia, e sono stati assaltati da un commando nella migliore tradizione della violenza politica da anni di piombo. Vedremo poi se la Digos fermerà qualcuno per l’aggressione.

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Mercosur, trattori in mezza Europa. Macron voterà «No». L’Italia che fa?
Getty Images
Ursula von der Leyen spinge per chiudere l’accordo con gli Stati dell’America Latina, ma la Francia e il gruppo Visegrad minacciano il veto. Oggi a Bruxelles il vertice dei 27 tecnici. Lollobrigida: sì solo con la clausola di reciprocità.

È un venerdì di passione per Ursula von der Leyen e la domanda che circola a Bruxelles è: il Mercosur val bene l’Europa? La spaccatura rischia di essere insanabile visto che Emmanuel Macron - pressato anche dai trattori che ieri hanno assediato Parigi - ha annunciato: «La Francia voterà no». Dall’Eliseo viene una velata quanto dura critica all’Italia rea di aver tradito la causa. Dopo aver ottenuto un aumento di 45 miliardi degli stanziamenti Pac futuri Giorgia Meloni ha molto ammorbidito la posizione italiana, peraltro indispensabile per cerare il blocco di minoranza capace di stoppare l’accordo.

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Jaki rinviato a giudizio per l’eredità
John Elkann (Imagoeconomica)
Pronta l’imputazione coatta a carico del capo di Stellantis. Si procede per violazioni fiscali. E ora rischia di saltare il vecchio accordo con la Procura sulla messa in prova.

I legali di John Elkann ostentano sicurezza parlando di un «atto dovuto» dopo che nel dicembre scorso il gip Antonio Borretta aveva ordinato alla Procura di Torino (che aveva chiesto l’archiviazione) l’imputazione coatta e ricordano di aver già presentato ricorso in Cassazione. Ma la notizia che la Procura di Torino ha preparato la richiesta di rinvio a giudizio per Elkann e per il commercialista Gianluca Ferrero, nell’ambito dell’inchiesta che ruota intorno all’eredità di Gianni Agnelli (originata dalle rivendicazioni della figlia Margherita), rischia di creare un cortocircuito che potrebbe far saltare l’accordo raggiunto lo scorso settembre tra la Procura ed Elkann, che anche in virtù del versamento di 183 milioni di euro all’Erario, prevedeva il via libera alla messa in prova del nipote dell’Avvocato. L’11 febbraio, infatti, si terrà l’udienza dedicata alla proposta di messa alla prova per Elkann, sulla quale il tribunale potrebbe trovarsi a decidere dopo che il presidente di Stellantis avrà ricevuto la, a questo punto inevitabile, richiesta di rinvio a giudizio.

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Blocco del traffico davanti alla Stazione Centrale: decine di trattori in piazza Duca d’Aosta per dire no all’accordo Ue-Mercosur. Gli agricoltori denunciano concorrenza sleale e chiedono tutele per il settore.

«Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei» e «che non converrebbe a nessuno». «L’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l’amministrazione Trump, con i suoi metodi molto assertivi, stia ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia per i suoi interessi e per la sua sicurezza. È un’area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive di attori stranieri». Così il premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno.

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