La Albanese riappare a «Bella ciao», festival finanziato con soldi pubblici
Francesca Albanese (Ansa)

Non è dato sapere se ci sarà il minuto di raccoglimento per Report né se sia prevista la causa laica di beatificazione in vita di Sigfrido Ranucci martire della libertà d’informazione, ma al Dig Festival le cose le fanno in grande. Si sono da sette anni autoproclamati il «più importante festival del giornalismo investigativo» con lo slogan «I wanna be your watchdog» (voglio essere il tuo cane da guardia); verrebbe voglia di rispondere: grazie come se avessimo accettato.

Anche perché tutto questo investigare lo fanno a spese del contribuente – 880.000 euro in sette anni ricevuti da Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena come sostiene Pietro Vignali, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, – con però scarse ricadute. Per dirne una: guest star di questa edizione che si tiene a Modena dal 24 al 28 settembre sarà Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che non si vedeva in giro da un po’, forse perché l’Onu ha preso le distanze da alcune sue affermazioni. Ieri su X, rispondendo a un post della Verità, la Albanese ha tenuto a «rassicurare» di essere «ancora impegnata a documentare i crimini dell’apartheid israeliano e dei suoi complici», preannunciando pure un’inchiesta «sul ruolo dei media nel genocidio. Voi non ci sarete; non perché senza colpe, ma perché irrilevanti» (ma non tanto irrilevanti da ignorarci, evidentemente).

Quelli di Dig, di fatto una Ong di quelle che piacciono alla Albanese, presieduta da Alberto Nerazzini la adorano. L’acronimo significa: «documentari, inchieste, giornalismi» e loro vogliono essere «un riferimento al coraggioso lavoro di approfondimento e svelamento della verità portato avanti dai reporter e dai giornalisti investigativi di tutto il mondo». E allora visto che stiamo a Modena sarebbe interessante che dedicassero un documentario (ne presentano a bizzeffe) a ciò che accadde il 16 maggio sotto la Ghirlandina. Di Salim El Koudri – italomarocchino di 31 anni – che con la sua auto si è lanciato sulla folla ammazzando Monica Esposito e ferendo altre 8 persone e che si è dato alla fuga accoltellando chi tentava di bloccarlo, non si è saputo più nulla. Sta in carcere con l’accusa di strage: tutti si sono affrettati a dire che non è terrorismo, ma la gip Donatella Pianezzi ha sentenziato che «non ha agito in preda al disturbo psichico: Salim El Koudri voleva colpire quante più persone possibile». Verrebbe da chiedere alla Albanese e a quelli di Dig: «spiegateci questa». Ma come insegnano i latini: de minimis non curat paretor.

Così scorrendo il programma si incontrano ospiti tutti ben orientati: arriva Roberto Scarpinato, parlamentare 5 stelle ex pm, una parte della banda Report con Giorgio Mottola recordman d’incassi che ha dato del fesso a Ranucci, il difensore degli accusatori Marco Travaglio. C’è anche Gian Gaetano Bellavia, il censore dei conti a contratto con Report, hanno invitato pure Maurizio Bini del Niguarda per parlare di disforia di genere. Elly Schlein non deve averli avvertiti che il woke è tramontato. Per l’edizione di quest’anno hanno scelto – pensa te la creatività- il titolo Bella Ciao spiegando: «Il nostro è un canto partigiano: una chiamata alla resistenza». E scusate se è poco, perciò per questo «left-pride» servono molti soldi. Spiega Pietro Vignali: «Dal 2020 al 2026 la Regione ha assegnato a Dig 326.000 euro; dal Comune di Modena risultano contributi per 555.000 euro. Nel 2026 si arriva a 150.000 euro: 50.000 dalla Regione e 100.000 dal Comune. Non intendiamo invocare censure, ma un rendiconto preciso sì. Abbiamo presentato un’interrogazione in Regione e vogliamo vedere tutte le fatture per sapere se ci sono state doppie contribuzioni e vogliamo sapere se è stato certificato il rispetto delle norme ambientali». Gli animatori di Dig sono tutti mobilitati per l’ambiente e ammettono: «I finanziamenti arrivano quasi esclusivamente da soggetti pubblici». Sapere dove sono finiti sarebbe giornalismo d’inchiesta. 

Da non perdere

A volere le primarie è rimasto solo il M5s
Sinistra a pezzi

A volere le primarie è rimasto solo il M5s

Dopo l’uscita di Speranza, che ha chiesto di annullarle, Delrio rincara la dose: «Non sono un concorso di bellezza». Il presidente dem Bonaccini: «Decideremo in futuro, ma in tutte le democrazie del mondo il capo del governo lo indica il partito che vince».

Asili roventi, ma Lepore pensa alle carceri
Sinistra a pezzi

Asili roventi, ma Lepore pensa alle carceri

Passerella del sindaco di Bologna e del governatore De Pascale nel penitenziario: «Servono investimenti contro il calore» Giusto occuparsi pure dei detenuti, ma nel frattempo i bambini accusano malori al nido, dimenticati dall’amministrazione