Potrebbe sembrare uno scherzo di cattivo gusto e invece è proprio la realtà: mentre i bimbi negli asili nido comunali di Bologna – sprovvisti di impianti di raffrescamento – accusano malori per il troppo caldo, il sindaco della città, Matteo Lepore, il presidente della Regione, Michele De Pascale e addirittura l’assessore regionale alla Scuola Isabella Conti, si occupano del pur rilevante problema dell’afa nelle celle dei detenuti della Dozza, con tanto di mesta sfilata in delegazione e dell’immancabile attacco al «governo cattivo che non fa nulla per i poveri carcerati».
Bologna, il Pd si occupa del caldo in carcere
A segnalare (involontariamente?) l’originale scelta di priorità politica è la prima pagina del Corriere di Bologna che, nella giornata di ieri, apriva con due titoli giustapposti e – proprio per questo – stranianti: «Dozza, condizioni inaccettabili.
De Pascale e Lepore visitano il carcere: Caldo e sovraffollamento, serve un tavolo con Nordio». E subito sotto «Asili nido al caldo, un pediatra denuncia: mio figlio è stato male».
Con buona pace dei diritti dei detenuti alla migliore climatizzazione possibile e considerato che i nidi comunali non solo sono a gestione diretta del municipio a cui appartengono, ma funzionano grazie alle politiche e ai fondi ad essi indirizzati proprio dalla Regione di riferimento, è evidente che per il rampantissimo Pd emiliano romagnolo, chi sconta la propria pena dietro le sbarre fa molta più vetrina di qualche centinaio di bambini messi ad arrostire nelle scuole per otto ore al giorno.
Asili nido al caldo, la protesta dei genitori
E questo nonostante il fatto che dai genitori bolognesi – arrabbiatissimi – sia arrivata la minaccia concreta di uno sciopero delle rette. Ma andiamo con ordine.
Già dalle prime ondate di calore di questa lunga estate calda la situazione degli asili nido comunali a Bologna si è dimostrata particolarmente grave: le famiglie hanno cominciato a segnalare disagi e malesseri soprattutto per i più piccoli, costretti a rimanere all’interno di aule con temperature elevatissime e nessun impianto di condizionamento.
Alla voce dei genitori si è unita, via via, quella degli educatori e, poi ancora, quella dei sindacati di base e, infine, quella della politica locale che con numerosi interventi da parte dei gruppi consiliari di Lega e Fdi, ha tentato di far valere i diritti dei più piccini. Eppure per settimane nessuno ha risposto.
A fine luglio la protesta di mamme e papà ha preso una forma concreta e – nonostante le promesse di imminenti investimenti per l’acquisto di pinguini e climatizzatori, arrivati dall’assessore alla Scuola del Comune di Bologna, Daniele Ara – sulla scrivania del sindaco Lepore è arrivata una bella diffida formale con la dichiarata intenzione da parte delle famiglie di sospendere il pagamento delle rette e di dare battaglia a suon di iniziative pubbliche di protesta.
«È una scelta politica»: la protesta contro il caldo nei nidi
«Aprire scuole e nidi senza aver garantito condizioni adeguate di sicurezza e vivibilità non è una fatalità: è una scelta politica e amministrativa», hanno denunciato i genitori ed è «ancora più grave che l’amministrazione non risponda alla richiesta più importante: quali interventi sono programmati e con quali tempi?
In che modo il rischio da stress termico è stato valutato nel Documento di valutazione dei rischi? Quali misure verranno adottate per garantire la salute e la sicurezza dei bambini nelle giornate di caldo intenso a settembre 2026?».
Ebbene, finalmente, Comune e Regione si sono mossi, insieme e in modo evidente, proprio come si conviene agli enti locali quando un tema diventa un’emergenza. Peccato solo che l’indirizzo scelto non sia stato esattamente quello «auspicato».
Lepore, De Pascale e Conti visitano la Dozza
Due giorni fa, seguiti dalla stampa locale, il sindaco, il presidente della Regione e l’assessore regionale alla Scuola, si sono, infatti, recati in visita alla Casa Circondariale di Bologna e ne sono usciti dichiarando che – oltre a quelle relative al reinserimento in società – le emergenze maggiori riguardano «il sovraffollamento» e «il caldo» e che per risolvere il problema «servono investimenti veri» e «risposte concrete, non di propaganda».
Insomma, esattamente quello che genitori e operatori scolastici, sostengono da tempo per i nidi comunali sottolineando come a fronte di «classi sovraffollate» e «temperature elevatissime», manca «un piano per affrontare il caldo estremo», mentre «Comune e Regione continuano a «scaricare le proprie responsabilità senza offrire una risposta strutturale».
Comunque si sa, quando in politica una cosa nasce male, spesso anche l’imponderabile ci mette del suo.
Tre agenti aggrediti dopo la passerella dei dem
Dopo poche ore dall’apparizione degli amministratori Pd, nel carcere di Bologna è avvenuta l’ennesima aggressione ai danni del personale di sorveglianza: un detenuto ristretto nel reparto infermeria ha aggredito tre agenti della polizia penitenziaria con una spranga di ferro e ha colpito con una tale violenza da mandarli al pronto soccorso.
Il paradosso delle responsabilità tra Comune e Regione
«Siamo al paradosso politico: mentre De Pascale, Lepore e l’assessore regionale Conti, si esibiscono in passerelle mediatiche, tre agenti vengono mandati all’ospedale.
È grottesco sentire De Pascale pontificare sui fallimenti altrui o Lepore pretendere tavoli ministeriali», ha fatto notare Marta Evangelisti, capogruppo Fdi in Regione Emilia Romagna, «quando la gestione della sanità penitenziaria, l’organizzazione delle infermerie e la tutela dei locali di cura del carcere dipendono in maniera diretta dal servizio sanitario regionale».
Esattamente come, mutatis mutandis, gli asili nido gestiti dal Comune.
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