La Nina, la Pinta e la Santa Maria – nomi di fantasia – sono salpate ieri sera dal porto di Brindisi e già la banchina di partenza fa sorgere dubbi sulla sobrietà e serietà dell’impresa. La gente di mare, si sa, talvolta ci dà dentro con l’alcol. Ve la ricordate la canzone dei pirati? «Quindici uomini sulla bara del morto e una pinta di rum». L’ha inventata Robert Louis Stevenson e sta dentro il racconto de l’Isola del tesoro.
Che in questa storia c’entra. Deve essere andata così altrimenti non si capisce perché la Global Sumud Flotilla vada a portare caravelle agli sconosciuti dalla parte di là dell’Adriatico per fermare, letterale, il «genocidio dei fenicotteri». Ora se a qualche palestinese a Gaza gli girano c’è da capirlo: paragonare un combattente – per non dire terrorista che fa brutto – musulmano a un uccello rosa vale una fatwa. Sono 70 miglia di sfida al ridicolo, tanta è la distanza tra le coste pugliesi e quelle albanesi. Con una buona barca a vela, se vai al lasco e sai navigare, in una decina di ore è fatta. La domanda è: bastano per dichiararsi e sentirsi eroi? Evidentemente sì: l’impresa è stata annunciata ieri con tanto di contrita e impegnata conferenza stampa. In prima fila c’erano: l’assessora alle Culture – si noti il plurale: una finezza perfettamente woke – del Comune di Bari Paola Romano, Antonela Dedja attivista di Mesdhe e regista della diaspora albanese, il «flottilante» – si potrebbe dire di professione visto che c’è sempre – Tony La Piccirella e Bobo Aprile (Cobas Brindisi) mentre un altro politico, il consigliere comunale bolognese Detjon Begaj, nato a Valona in Albania, è a bordo di una delle tre barche. Che vanno a inventarsi Gaza sulla sponda Est dell’Adriatico.
Sta succedendo che Edi Rama, il premier socialista albanese che ai rivoluzionari da diporto sta sulle scatole perché si mette d’accordo con Giorgia Meloni per i centri per il rimpatrio e flirta con capitalisti americani di emanazione trumpiana, ha dato il via libera a un insediamento turistico extralusso nella laguna di Narta (è area protetta) e sull’isola di Sazan (quella del tesoro per la Flotilla). Si tratta di un investimento da 4 miliardi, 10.000 posti di lavoro a regime e un incremento dell’1% del Pil. Ma per fermarlo la Flotilla porta caravelle agli sconosciuti. Da maggio scorso in Albania ci sono continue proteste animate da ambientalisti, antagonisti che hanno deciso che lì dove nidificano i fenicotteri non si deve muovere foglia. La vicinanza con la Puglia si percepisce a pelle: per fare la Termoli-Lesina, una ferrovia indispensabile, non sono bastati trent’anni perché non si debbono disturbare i fratini che nidificano in un casello abbandonato. Il progetto del mega resort con tanto di appartamenti è di Jared Kushner (genero di Donald Trump) e tanto basta perché sia sorto il grido: «Naviganti di tutto il mondo unitevi». Alla conferenza stampa di ieri lo ha spiegato Paola Romano che ha inalberato prima di issare la randa lo slogan: «Le popolazioni locali contro progetti di espansione neocoloniale che minacciano non solo il Mediterraneo, ma anche il territorio regionale». Lei però non è salpata causa precedenti impegni. Che non deve avere Tony La Piccirella. Ha tenuto a informare prima d’imbarcarsi che «c’è una vicinanza storica e geografica tra la Puglia e l’Albania. Quello che sta accadendo è molto simile, con le dinamiche di sottrazione dei territori e delle coste e con il diritto al Sud che si sgretola più facilmente». Ecco il carpiato con triplo avvitamento per giustificare la crociera come atto rivoluzionario: «È una dinamica molto simile a Gaza. Tutti gli interessi che qui sgretolano i diritti lì diventano violenza e genocidi. A questo si risponde con l’amore per la propria terra». L’assessora Romano incoraggia: «Vogliamo esprimere la nostra vicinanza al popolo albanese che è sceso in piazza. L’amministrazione di Bari negli anni ha avuto sempre un importante legame con il popolo albanese. Alcuni giorni fa abbiamo celebrato l’arrivo della Vlora nel 1991. Ora, come allora, vogliamo essere vicini, convinti che la loro battaglia è una battaglia giusta per il rispetto di quel patrimonio culturale dell’intero Adriatico». La Vlora era quella nave che trasportò 20.000 albanesi in fuga; l’allora governo Andreotti – si era nel ’91 – li rinchiuse prima nello stadio di Bari e poi li rispedì dall’altra parte. Fece scuola perché nel 1997 Romano Prodi decretò il blocco navale nel canale di Otranto – quello che hanno solcato le tre caravelle – colando a picco la motovedetta albanese Katër i Radësche che si scontrò con la corvetta Sibilla della nostra Marina Militare con un bilancio di 81 morti. Ministro dell’Interno era Giorgio Napolitano (comunista poi Pd) che fin da quando faceva il tifo per i carri armati sovietici che schiacciavano la gente a Budapest non c’è mai andato troppo per il sottile. Ma quelli erano i tempi in cui – per dirla con Eugenio Scalfari – la sera si andava in via Veneto e d’estate a Capalbio. Ora la sinistra va in crociera militante! Però le sfugge che proprio in Puglia dove navigava il «comunista» Massimo D’Alema a bordo del suo Ikarus (16 metri fuori tutto!) da 15 anni la Lega Navale organizza la regata Brindisi-Valona proprio per ricordare le vittime albanesi del ’91 e del ’97. La rotta è la stessa delle tre caravelle che sono salpate ieri sera alle 22. Per fermare il genocidio dei fenicotteri! Ma devono esserci rimasti male perché i pescatori della laguna di Vijosa-Narta siccome questi uccelli sono migratori li chiamano «i fenicotteri ebrei» per la loro diaspora!
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